All’Archivio Rachele Bianchi di Milano la personale di Sherine Naifar intreccia pittura materica, scultura e suono in un percorso immersivo sul tema dell’amore come forza originaria, fragile e generativa.
All’Archivio Rachele Bianchi di Milano, dal 15 – 31 maggio 2026, la giovane artista italo-araba Sherine Naifar presenta Amore Genetliaco, una personale che intreccia pittura, scultura e suono all’interno del programma Rete Aperta. Curata da Emma De Gaspari e Giorgio Uberti, la mostra nasce in dialogo con l’eredità di Rachele Bianchi e con la scultura Ricerca (1968), trasformando gli spazi dell’archivio in un ambiente immersivo.
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Il progetto, sostenuto dal Patrocinio del Municipio 1 del Comune di Milano, si apre con un opening giovedì 14 maggio, ore 18.00 – 21.00 e propone un calendario di appuntamenti che rafforzano la dimensione partecipata della ricerca: tra questi, una visita guidata con artista e curatori e un afterparty nel segno del clubbing contemporaneo.

Un amore originario tra memoria, corpo e pittura
Al centro del percorso espositivo c’è il tema di un amore genetliaco, inteso come forza originaria che tiene insieme nascita, generazione e continuità delle forme. La ricerca di Sherine Naifar entra in risonanza con quella di Rachele Bianchi, dove il corpo femminile è memoria incarnata e luogo di trasformazione. La scultura Ricerca, un feto di bronzo avvolto in una spirale di cordone ombelicale, diventa soglia simbolica da cui la mostra prende le mosse, evocando la nascita come passaggio e metamorfosi.
Per Naifar l’amore non è un sentimento pacificato, ma una necessità profonda e continua, capace di attraversare corpo e psiche fino a diventare quasi ingestibile. Nelle sale dell’archivio l’amore si mostra come forma limite: fragile, talvolta dolorosa, eppure generativa, capace di alimentare il gesto creativo e di trasformare l’urgenza emotiva in materia pittorica.
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La mostra riunisce quattro tele di grande intensità materica, che l’artista definisce creature emotive: superfici dense, costruite per stratificazioni di malta e colore, in cui domina il rosso. Questo cromatismo diventa sangue, energia, pressione emotiva, trasformando la pittura in un vero e proprio corpo vivo. Il tema del cerchio, forma fondativa del suo linguaggio, ritorna come vortice e movimento aperto: non chiusura, ma struttura emotiva che riflette la natura circolare delle emozioni.

Installazione sonora e appuntamenti tra archivio e clubbing
In Amore Genetliaco l’arte assume la forma di un atto di salvezza: non soluzione definitiva, ma possibilità di abitare il dolore senza esserne travolti. Le opere diventano tracce di un’indagine interiore, quasi fotografie dei molteplici amori che abitano l’artista, tra desiderio e mancanza, vulnerabilità e resistenza. A questo impianto visivo si aggiunge una installazione sonora ideata con il sound designer Frank Trace, che traduce gesti e materia in paesaggio acustico continuo.
Il suono non accompagna semplicemente il percorso, ma lo attraversa: intreccia rumori reali del processo pittorico ed elementi simbolici legati alla memoria dell’artista, invitando il pubblico a rallentare e a cogliere ciò che non è immediatamente visibile. La mostra diventa così un’esperienza multidisciplinare, in cui vedere, ascoltare e sostare coincidono.
Venerdì 22 maggio 2026 alle 18.30 è prevista una visita guidata in archivio con Sherine Naifar e i curatori, occasione per approfondire il dialogo tra le opere e la figura di Rachele Bianchi. A seguire, dalle 20.00 a mezzanotte, l’energia della mostra si sposta da WOLF Milano (Via Luigi Canonica 13) per un afterparty realizzato con Fluids Diffusion, realtà attiva nella scena underground milanese che concepisce il dancefloor come spazio collettivo di incontro e condivisione.
La mostra è visitabile da martedì a domenica su prenotazione all’indirizzo info@archiviorachelebianchi.it, con ingresso gratuito. Domenica 31 maggio, dalle 18.00 alle 21.00, un evento conclusivo chiuderà il decimo capitolo di Rete Aperta, confermando l’Archivio Rachele Bianchi come Archivio 3.0, luogo in cui memoria e ricerca emergente si alimentano a vicenda.
Foto: Ufficio Stampa