Al Salone degli Incanti di Trieste si chiude la mostra ‘SCART – Il lato bello e utile del rifiuto’: oltre 30.000 visitatori in due mesi tra abiti, Super Robot e iniziative per scuole e famiglie.
SCART – Il lato bello e utile del rifiuto chiude al Salone degli Incanti di Trieste con un bilancio più che positivo: in due mesi di apertura, la mostra dedicata alla waste art del Gruppo Hera ha registrato oltre 30.000 visitatori, confermandosi un potente strumento di sensibilizzazione sui temi dell’economia circolare.
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La rassegna si è conclusa domenica 3 maggio, dopo settimane in cui il pubblico ha potuto scoprire come lo scarto possa trasformarsi in risorsa creativa, tra moda, arte e design. Promossa da Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Comune di Trieste, Gruppo Hera, AcegasApsAmga e Automobili Lamborghini, la mostra è stata curata da Maurizio Giani, che ha guidato il progetto con uno sguardo attento sia alla qualità estetica sia al messaggio ambientale.
Arte, sostenibilità ed economia circolare
Nel percorso espositivo i visitatori hanno incontrato 28 abiti realizzati interamente con materiali di scarto, insieme a sei Super Robot costruiti con scarti delle linee produttive di Automobili Lamborghini e alle illustrazioni del fumettista Giuseppe Camuncoli. Un allestimento che ha mostrato in modo diretto come il riuso possa diventare linguaggio visivo contemporaneo, capace di parlare a pubblici diversi e trasversali.
Per l’Assessore regionale alla Difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile Fabio Scoccimarro, la mostra ha dimostrato che la difesa dell’ambiente può essere vissuta come un’opportunità di sviluppo e creatività, trasformando lo scarto in eccellenza estetica. Anche l’Amministratore Delegato di AcegasApsAmga Carlo Andriolo ha sottolineato come SCART sia stata un’importante occasione di dialogo con la comunità, affiancando al lavoro quotidiano sui servizi percorsi in grado di generare consapevolezza sull’economia circolare.
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Lo stesso Maurizio Giani, Direttore Marketing di Herambiente e curatore della mostra, ha definito il risultato triestino tra i più significativi nei quasi trent’anni di attività del progetto SCART. Il successo di pubblico conferma la forza di un linguaggio che intreccia riuso, arte, moda e design, rendendo accessibili e coinvolgenti i temi della gestione responsabile delle risorse.
Scuole, laboratori e un mantello da Sanremo
Accanto alla mostra principale, SCART a Trieste si è arricchita di un intenso programma di iniziative collaterali. Tra queste, la masterclass “We Are the Robots” dedicata alla concept art e al disegno dal vivo, condotta dall’illustratore Giacomo Gheduzzi, e il talk “Dialogo tra arte, creatività e sostenibilità” seguito da una visita guidata al percorso espositivo, hanno offerto ulteriori chiavi di lettura sul rapporto tra pratiche artistiche e transizione ecologica.
Nell’ultimo weekend di aprile, dal 24 al 26, il Salone degli Incanti ha ospitato anche le opere degli studenti del Liceo Artistico e del Made in Italy “Enrico e Umberto Nordio” di Trieste. Nate nell’ambito della Paper Week di Comieco, le creazioni delle sezioni di Architettura, Scenografia, Arti Figurative e Design Moda sono entrate a far parte del percorso, portando nuova energia e rafforzando il legame con il territorio. In quei giorni, Giacomo Gheduzzi ha tenuto una masterclass per oltre 60 studenti, offrendo suggerimenti tecnici e spunti artistici.

La forte partecipazione delle scuole, tra visite e contributi creativi, è stata uno degli elementi più significativi di questa edizione, confermando la capacità del progetto di coinvolgere le nuove generazioni. Tra i pezzi più ammirati dal pubblico spicca inoltre il coloratissimo mantello indossato da Fiorello all’apertura della 71ª edizione del Festival di Sanremo, realizzato con scarti industriali dalla costumista Claudia Tortora: un simbolo di come il recupero possa tradursi in alta creatività.
Attivo da quasi trent’anni, SCART si conferma come uno dei progetti più efficaci nel comunicare il valore dell’economia circolare attraverso il linguaggio universale dell’arte. L’esperienza triestina mostra una città pronta ad accogliere questa visione, con una risposta del pubblico che è andata ben oltre le aspettative e che rilancia il ruolo dell’arte come motore di consapevolezza ambientale.
Foto: Ufficio Stampa
