La Galleria Erica Ravenna presenta ‘Materia Madre / Lingua Madre’, collettiva a cura di Benedetta Carpi De Resmini che indaga il rapporto tra natura, materia e linguaggio attraverso le opere di quattro artisti.

Roma accoglie una nuova riflessione sul rapporto tra natura, materia e linguaggio con la mostra Materia Madre / Lingua Madre, collettiva ospitata alla Galleria Erica Ravenna e curata da Benedetta Carpi De Resmini. L’esposizione inaugura il 12 maggio 2026 alle ore 18.00 negli spazi di Via della Reginella 3 e Via di Sant’Ambrogio 26, proseguendo fino al 30 settembre 2026.

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Dopo il recente focus su Vincenzo Agnetti, la galleria continua il suo approfondimento sul paesaggio e sulla natura, trasformando le sale in un paesaggio in divenire. Qui la natura non è sfondo, ma presenza attiva: una forza che muta, resiste e si rigenera, mentre il linguaggio diventa un processo continuo di traduzione e trasformazione.

Materia, lingua e metamorfosi: il progetto curatoriale

Il progetto espositivo riunisce le ricerche di Cyril de Commarque, Laura Pugno, Gaia Scaramella e Lucia Veronesi, intrecciate come sistemi radicali sotterranei tra materia, segno, gesto e simbolo. Le loro pratiche interrogano il confine instabile tra organico e culturale, tra ciò che cresce spontaneamente e ciò che viene costruito, nominato, controllato.

Come sottolinea la curatrice, la materia si fa narrazione, il mito si deposita nelle superfici, il segno germina come un seme. Le opere emergono da processi di metamorfosi continua, in cui il vivente assume forma simbolica e il linguaggio si fa corpo e traccia. In questa prospettiva, umano e non umano entrano in relazione di ascolto reciproco, e anche la lingua è intesa come materia viva, capace di creare nuove alleanze tra essere umano e ambiente.

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La lingua madre evocata dal titolo non coincide con un’identità chiusa, ma con una lingua originaria e preverbale, condivisa, che precede la parola codificata e appartiene al corpo, al respiro, alla relazione. Una lingua comune radicata nella nostra materia madre, che la mostra prova a rendere visibile attraverso forme, parole e immagini in continua trasformazione.

Laura Pugno, Prove D’Identità – Photo Carola Alemandi – © Laura Pugno

Quattro sguardi sulla natura tra sabbia, legno, ricami e ceramica

Il percorso si apre con opere su carta e una scultura lignea di Cyril de Commarque, in cui dati ambientali, tracce naturali e visioni pre-umane si traducono in forme essenziali. Il legno, materiale mai neutro, porta con sé la memoria dei territori di provenienza, mentre le forme bulbose e antropomorfe attraversate da radici e germinazioni evocano ecosistemi originari e nuove possibilità di vita nell’epoca dell’Antropocene.

Le opere di Laura Pugno della serie Persuasioni, realizzate con la sabbia come materiale pittorico, sono legate alle piante costiere e al fragile equilibrio tra permanenza e dispersione. La sabbia, elemento necessario alla vita delle specie rappresentate, sfugge al controllo e mette in luce la precarietà di ogni tentativo umano di dominio sulla natura, con un riferimento alla costa veneta e a Bibione, territorio segnato dall’antropizzazione turistica e dai ripascimenti continui.

L. Veronesi, La desinenza estinta

Il prosieguo del percorso

Il percorso continua con Lucia Veronesi e il lavoro The plants you kill are doing quite well, in cui l’artista restituisce visibilità a specie credute estinte e riemerse sotto nuove tassonomie. Attraverso monotipi e ricami, il linguaggio scientifico si trasforma in lessico poetico, dando vita a un nuovo vocabolario vegetale. La sua ricerca affronta ciò che scompare — forme, specie, parole, memorie — e costruisce una grammatica fragile in cui l’estinzione è anche perdita simbolica e culturale.

La mostra si chiude con le opere di Gaia Scaramella, per la quale la materia occupa un ruolo centrale. Superfici, oggetti e immagini vengono trasformati in processi che creano cortocircuiti tra ironia, vulnerabilità e critica sociale. Nella serie Matribus, piccole figure antropomorfe emergono da elementi ceramici lucidi e seriali, sospese tra nascita e caduta: una micro-comunità di esseri fragili in bilico tra protezione e limite, nido e dispositivo.

Gaia Scaramella, Officine emotive (exhibition view), Inclinazione naturale, 2021–2022 – Courtesy of the artist and STUDIO STEFANIA MISCETTI – Photo by Giorgio Benni

A completare il progetto, un catalogo accompagna la mostra con un testo critico di Benedetta Carpi De Resmini e poesie di Valerio Magrelli, estendendo su carta il dialogo tra materia, natura e linguaggio che anima le sale della galleria romana.

Foto: Ufficio Stampa

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