La galleria Biasutti & Biasutti di Torino dedica una personale a Jonathan Guaitamacchi: trenta opere inedite in bianco e nero raccontano skyline, simboli e memorie urbane del capoluogo piemontese.
Alla Galleria Biasutti & Biasutti di Torino arriva Jonathan Guaitamacchi con la personale Gran Torino, un progetto espositivo che mette al centro il paesaggio urbano del capoluogo piemontese. L’opening il 14 maggio 2026, alle ore 18.00, inaugura una mostra che resterà aperta dal 14 maggio al 27 giugno 2026 negli spazi di via Bonafous 7/L.
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Curata da Francesco Poli, l’esposizione riunisce circa trenta opere inedite, tutte realizzate appositamente per la galleria. Un percorso che restituisce il legame ormai decennale dell’artista con la città, dove Guaitamacchi vive e lavora dopo un lungo tragitto internazionale tra Londra, Milano, Cape Town e Johannesburg.
Skyline, simboli e visioni in bianco e nero
Le opere presentate in Gran Torino compongono un vero e proprio racconto visivo della città. Grandi lavori in bianco e nero sono dedicati allo skyline e ai principali simboli urbani, dalla Mole Antonelliana al Palazzo del Lavoro, fino ad altri luoghi riconoscibili come via Po, il Lingotto e la zona di Barriera. Le vedute urbane e industriali, colte spesso dall’alto, diventano interpretazioni di orizzonti inclinati, frammenti di memoria e suggestioni sospese tra riconoscibilità e astrazione.
Le città di Guaitamacchi appaiono come organismi vivi, attraversati da movimento e stasi, abitati da presenze invisibili. L’infinito susseguirsi di vite che popolano questi paesaggi è evocato da una massa compatta e ripetitiva, dove il dettaglio del singolo si perde a favore di una percezione corale dello spazio metropolitano contemporaneo.

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La ricerca di Guaitamacchi tra metropoli e paesaggi estremi
Nato a Londra nel 1961 e diplomato all’Accademia di Brera a Milano, Guaitamacchi sviluppa la propria ricerca tra Milano, Londra, Cape Town, Johannesburg e Torino, città che hanno influenzato profondamente il suo immaginario. A partire dalla metà degli anni Novanta si concentra sulle vedute urbane e industriali milanesi, in particolare nell’area della Bovisa e della Stazione Centrale, dando forma a un linguaggio riconoscibile fatto di grandi visioni metropolitane in bianco e nero, caratterizzate da rigore compositivo e intensa materia pittorica.
Nel 1997 presenta la mostra Le macchine della luce, che segna la sua affermazione pubblica, vince ex aequo il Premio Suzzara ed espone alla Quadriennale di Roma. Nel 2005 partecipa alla Biennale di Pechino e, negli anni successivi, porta il suo lavoro in oltre cento mostre in Italia e all’estero, in città come Londra, Berlino, New York e Miami, collaborando con istituzioni e aziende. Più di recente amplia lo sguardo ai ghiacciai, con progetti fotografici e pittorici esposti tra Milano, Lugano e la Val di Susa.

Dal campus Bovisa al catalogo di Gran Torino
Nel 2018 il Politecnico di Milano dedica a Guaitamacchi una retrospettiva sul lavoro svolto tra il 1997 e il 2017, curata da Francesca Brambilla, mentre nel 2022 l’artista realizza l’opera permanente EpiGenesi nel campus Bovisa. Il suo lavoro sul paesaggio urbano contemporaneo ha attirato l’attenzione di figure come Alda Merini, Flaminio Gualdoni, Carlo Bertelli, Francesco Poli, Marco Meneguzzo e Luca Beatrice, oltre a numerosi altri critici e curatori italiani.
La personale torinese è accompagnata da un catalogo dedicato, che sarà presentato giovedì 4 giugno alle ore 18.00 presso la galleria. La mostra è visitabile con orario 10.00-12.30 e 15.30-19.00, con chiusura domenica e lunedì. Un’occasione per scoprire il nuovo capitolo della ricerca di Guaitamacchi, in dialogo diretto con la città che oggi lo ospita.
Foto: Ufficio Stampa
