Alla Photo Art Fair di Torino, Tallulah Studio Art presenta ‘Images as Threshold’, progetto che intreccia memoria, intelligenza artificiale e materia con le opere di Phillip Toledano, Keila Guilarte e Donatella Izzo.
Alla Photo Art Fair The Phair, in programma alle OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino dal 22-24 maggio 2026, Tallulah Studio Art presenta il progetto curatoriale Images as Threshold: Constructions, Memory and Materiality. Un percorso che mette al centro l’immagine fotografica come soglia tra memoria, tecnologia e materia, coinvolgendo tre autori internazionali: Phillip Toledano, Keila Guilarte e Donatella Izzo.
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A cura di Patrizia Madau, il progetto è ospitato alla Sala Fucine delle OGR, con preview su invito il 21 maggio 2026 dalle 18.00 alle 21.00 e apertura al pubblico dal 22 al 24 maggio, ogni giorno dalle 12.00 alle 20.00. Tallulah Studio Art sarà presente a The Phair allo stand 28, trasformando lo spazio espositivo in un laboratorio di riflessione sulla natura stessa della fotografia contemporanea.

Phillip Toledano e la memoria artificiale tra AI e fotografia
La sezione dedicata a Phillip Toledano presenta in anteprima italiana il progetto Never Seen the Light, ultimo capitolo della sua ricerca sull’Intelligenza Artificiale. Una serie di stampe in bianco e nero che imitano con precisione i codici della fotografia documentaria anni Quaranta, costruendo un archivio fittizio attribuito a Edward Trevor, figura che richiama il padre dell’artista.
Ogni immagine è generata sinteticamente: non esistono negativi, macchine fotografiche o eventi reali a sostenerla. Toledano mette così in scena una memoria artificiale priva di referente, lavorando sulla tensione tra credibilità visiva e assenza di verità. Il progetto interroga l’erosione dell’autorità della fotografia come prova del passato e spinge il pubblico a riconsiderare i meccanismi di fiducia che attribuiamo alle immagini in un presente dominato da processi algoritmici.

Il ritorno alla materia: Cuba e l’identità nei lavori di Guilarte e Izzo
In dialogo critico con l’uso dell’AI, Keila Guilarte presenta il progetto Mi Tierra, realizzato in bianco e nero analogico. Le sue immagini riportano l’attenzione sulla fisicità del medium: frammenti di corpi, gesti sospesi e scorci urbani di Cuba compongono una narrazione che non si limita alla cronaca, ma si apre all’archetipo. Il ritorno alla propria terra diventa gesto affettivo e critico, spazio di riconciliazione tra appartenenza e distanza.
Attraverso un linguaggio essenziale e un lavoro per sottrazione, Guilarte sospende il tempo e sottrae le immagini alla contingenza del presente. Le quattro opere selezionate per The Phair funzionano come dispositivi di prossimità, in cui la fotografia non è documento ma luogo in cui lo sguardo può abitare nuovamente una terra intesa come costruzione identitaria più che come semplice coordinate geografiche.
Donatella Izzo porta in fiera un estratto delle serie No-portraits e PostEden, proseguendo una ricerca decennale sull’identità femminile e sul dispositivo del ritratto. Le immagini, inizialmente fotografiche, vengono sottoposte a abrasioni, tagli e stratificazioni di polveri, inchiostri, pigmenti e gesso: la superficie fotografica è aggredita e trasformata in un campo instabile, attraversato da cancellazioni e tracce.
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Imperfezione come resistenza culturale
Nei No-portraits il volto non serve più a riconoscere l’altro, ma a percepirne l’inafferrabilità: l’identità è continuamente esposta alla trasformazione e all’impermanenza, lontana da ogni ideale levigato e standardizzato. L’imperfezione diventa così un atto di resistenza culturale, capace di restituire un’immagine profondamente umana, vulnerabile e relazionale, in bilico tra fotografia, pittura e gesto performativo.

Con Images as Threshold, Tallulah Studio Art costruisce a The Phair un itinerario che attraversa memoria, artificiale e analogica, corpo e materia, fino alla negazione del ritratto tradizionale. Tre sguardi diversi che trasformano la fotografia in soglia critica sul presente, chiamando lo spettatore a ripensare il rapporto tra visione, verità e identità nello spazio condiviso della fiera torinese.
Foto: Ufficio Stampa