Dal 5 maggio al 28 giugno 2026 Ca’ Tron a Venezia ospita ‘Ocean of Drops’, mostra di Tony Cragg promossa da Fondazione Berengo e Berengo Studio, tra vetro di Murano, legno e pietra.

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Una monumentale scultura in vetro di Murano accoglie i visitatori di Tony Cragg e della mostra Ocean of Drops, allestita a Ca’ Tron a Venezia dal 5 maggio al 28 giugno 2026. Promosso da Fondazione Berengo e Berengo Studio, il progetto dialoga con la 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, proponendo una riflessione radicale sulla materia e sui limiti della percezione.

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Attorno alla grande scultura in vetro che dà il titolo all’esposizione, Ocean of Drops riunisce una selezione di opere recenti di grande formato. Legno, pietra e vetro diventano strumenti per esplorare la relazione tra interiorità ed esteriorità della materia, tra ciò che vediamo in superficie e le strutture invisibili che ne determinano forma e comportamento.

Tony Cragg, Elements, 2026 Glass 57x50x410 cm ph. Michael Richter

La materia come modello di realtà

Per Cragg, la scultura non è mai una semplice trasposizione di forme già esistenti: «Non sono mai stato un artista che ha cercato semplicemente di copiare qualcosa che esiste già e rifarlo in un altro materiale», racconta. Piuttosto, le sue opere nascono da strutture interne, talvolta geometriche, talvolta più libere, che generano esterni dinamici e complessi.

«Quello che questo mi fa capire molto chiaramente è che tutto ciò che vediamo in superficie è il risultato di ciò che c’è dentro di noi. E tutto funziona così», prosegue l’artista, sottolineando come la scultura sia per lui un modo per rendere visibili livelli di realtà normalmente inaccessibili ai nostri sensi. In mostra, le forme rimandano ad atomi, molecole, cellule, particelle: elementi minimi che costruiscono un ponte tra micro e macro, tra struttura e superficie.

In questa prospettiva, Ocean of Drops si configura come un vero e proprio dispositivo critico. La grande opera in vetro, fulcro visivo e concettuale del percorso, evoca la natura profonda dei materiali e suggerisce una riflessione sui processi che ne governano trasformazione e apparenza, sfuggendo a qualsiasi definizione stabile.

Tony Cragg, Lost in Thought, 2026

«Esiste quindi, a un certo livello, il mondo materiale che possiamo percepire: lo vediamo, lo sentiamo. Ma tutti gli strati che stanno sotto non possiamo vederli, non possiamo percepirli direttamente. Per questo abbiamo bisogno di modelli per riuscire a pensare queste cose», afferma Cragg, richiamando l’importanza di equazioni, disegni, modelli plastici per immaginare ciò che non vediamo.

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Tra vetro di Murano, legno e pietra

Accanto alla scultura in vetro realizzata a Murano, il percorso espositivo presenta sculture in legno e pietra in cui Cragg indaga le qualità fisiche e dinamiche dei materiali. Le opere mettono in discussione i meccanismi attraverso cui percepiamo il mondo, evidenziando il ruolo delle strutture cognitive nella costruzione della realtà e invitando a interrogare non solo ciò che vediamo, ma il modo in cui lo vediamo.

Tony Cragg, Leaders, 2025

«All’improvviso diventavano davvero consapevoli del fatto che esiste una realtà enorme oltre quella normalmente percepita», osserva l’artista evocando la meraviglia dei primi sguardi al microscopio, tra cellule, batteri e forme di vita invisibili a occhio nudo. «È questo, in fondo, ciò che mi interessa», aggiunge, collegando direttamente la propria ricerca scultorea alla scoperta di mondi nascosti.

Il rapporto tra natura e intenzione umana emerge con forza soprattutto nelle opere in pietra: «Ogni scultore, in qualsiasi epoca lavori, finisce per diventare consapevole del fascino che nasce dallo sviluppare forme a partire dai volumi», riflette Cragg. «E, non appena inizi a lavorare con la pietra, diventa inevitabile anche il rapporto tra la natura — o i materiali naturali — e le nostre intenzioni».

Fondazione Berengo, il vetro come linguaggio contemporaneo

La mostra si inserisce nel lungo lavoro di Fondazione Berengo e Berengo Studio per introdurre il vetro nel campo dell’arte contemporanea. A partire dalla fine degli anni Ottanta, la visione di Adriano Berengo ha trasformato la fornace in uno spazio di sperimentazione, aprendo il vetro a oltre 400 artisti internazionali e dando vita, tra l’altro, al progetto Glasstress, oggi mostra itinerante.

In questo contesto, Ocean of Drops rappresenta un nuovo capitolo del dialogo tra le secolari tradizioni del vetro veneziano e la scultura contemporanea. La presenza di Tony Cragg, artista premiato con il Turner Prize e il Praemium Imperiale, consolida il ruolo di Venezia come laboratorio aperto sulle trasformazioni della materia e sulle forme, sempre nuove, attraverso cui possiamo pensare il mondo.

Foto: Ufficio Stampa

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