Alle Docks Cantieri Cucchini di Venezia, dal 9 maggio al 22 novembre 2026, l’installazione ‘Paper Tears’ di Claudia Pagès Rabal intreccia filigrane, acqua e memoria politica.
Alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, la Catalogna si presenta con Catalonia in Venice: Claudia Pagès Rabal, Paper Tears, progetto promosso dall’Institut Ramon Llull. L’installazione, curata da Elise Lammer, sarà visitabile dal 9 maggio al 22 novembre 2026 ai Docks Cantieri Cucchini di San Pietro di Castello, nel sestiere di Venezia.
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Paper Tears è concepita come un dispositivo temporale che intreccia luce, suono, immagine e coreografia. Al centro del progetto c’è un archivio di filigrane quattrocentesche conservato al Museu Molí Paperer de Capellades, in Catalogna: segni visibili solo in controluce, nati nel Medioevo e legati alla produzione della carta e alle trasformazioni politiche e sociali della penisola iberica.
Filigrane, laser e acqua: un archivio di luce
L’Institut Ramon Llull, ente pubblico responsabile della diffusione internazionale della lingua e cultura catalana, seleziona ogni anno tramite una giuria di esperti il progetto che rappresenterà la Catalogna e le Isole Baleari alla Biennale, come Evento Collaterale. Per l’edizione 2026 la scelta è caduta su Paper Tears, che trasforma le filigrane in un racconto visivo e sonoro sulle infrastrutture del potere, dall’età moderna al presente segnato da conflitti geopolitici e crisi migratorie.

Nell’installazione quattro laser proiettano un archivio in evoluzione di filigrane e animazioni realizzate a mano da Claudia Pagès Rabal. Il laser, solitamente associato alla precisione tecnologica, alle armi o allo spettacolo, diventa qui uno strumento per creare un archivio di luce: i piccoli disegni cuciti sui telai della carta vengono restituiti come “graffiti mobili” luminosi che ribaltano il negativo delle filigrane in un positivo tracciato sui muri.
Accanto alle proiezioni, un lungo schermo a LED di circa dieci metri, fissato magneticamente a una struttura metallica, assume la forma di un canale con una cascata frontale che distorce parzialmente l’immagine. Questo dispositivo guida lo sguardo tra diverse prospettive del film, realizzato anche con riprese zenitali tramite drone sulle falde acquifere catalane legate alla produzione della carta, dalle sorgenti ai letti dei fiumi, fino alle infrastrutture idrauliche.
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Voci, coreografie e geografie idriche
La drammaturgia di Paper Tears è strutturata come un valzer in tre atti in loop. Nel primo le filigrane vengono osservate e associate liberamente a date, eventi storici e forme di violenza che le attraversano, collegandole all’oggi. Nel secondo compaiono monologhi e flussi di coscienza che affrontano temi come il diritto al boicottaggio, le politiche necroviolente, l’impatto delle notizie incessanti sui corpi e sul linguaggio. Infine, nel terzo atto lo spazio espositivo si trasforma in una falda acquifera abitabile, in cui il corpo diventa misura e antenna.
A dare unità all’ambiente è una composizione per voce e percussioni, sviluppata con la produttrice musicale nara is neus. Un piccolo coro costruisce un’opera vocale multilivello in cui narrazione, gioco linguistico e ritmo dialogano con le proiezioni laser e con il video. Le percussioni lente e ripetitive mirano a spezzare la linearità del tempo, mentre le vibrazioni profonde dei subwoofer attraversano fisicamente i visitatori.

Il video principale dell’installazione
Il video principale segue il ritmo dei sistemi idrici catalani, tra sorgenti, falde e corsi d’acqua come l’acquedotto medievale del Pont Nou a Sant Pere de Riudebitlles, i Gorgs del Diable lungo la Riera de Carme, le sorgenti carsiche di Les Deus a Sant Quintí de Mediona e la Bassa di Capellades, dove affiora la falda che ha alimentato per secoli mulini e manifatture della carta. L’acqua, in superficie e nel sottosuolo, diventa così struttura topologica e metafora delle correnti storiche e politiche che continuano a modellare il Mediterraneo.
Attorno allo schermo a canale, piattaforme progettate dallo studio di architettura GOIG permettono di osservare l’opera da diversi livelli, sottolineando la dimensione coreografica del percorso del pubblico. L’intero progetto nasce da una rete di collaborazioni che coinvolge, tra gli altri, Tallers Soteras per le strutture metalliche e Hangar, centro di produzione e ricerca artistica di Barcellona, per la realizzazione dell’opera.

Con Paper Tears, Claudia Pagès Rabal porta alla Biennale Arte 2026 una riflessione immersiva su come segni apparentemente marginali, come le filigrane, possano riattivarsi nel presente e rivelare la continuità tra le logiche del potere del passato e quelle contemporanee, in un dialogo costante tra acqua, luce e linguaggio.
Foto: Ufficio Stampa