A Palazzo Widmann Rezzonico, Michelangelo Pistoletto presenta ‘Color and Light’ per la 61ª Biennale d’Arte di Venezia: un dialogo specchiante con quattro tele perdute di Luca Giordano, tra memoria, tempo e partecipazione del pubblico.
Con “Color and Light”, Michelangelo Pistoletto torna a confrontarsi con il rapporto tra arte e vita in occasione della 61ª Biennale d’Arte di Venezia. La mostra, ospitata a Palazzo Widmann Rezzonico e promossa da GALLERIA CONTINUA in collaborazione con Francesco Costa, è visitabile su appuntamento dal 9 maggio al 15 luglio negli spazi di Palazzo Widmann 5403, Cannaregio.
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Il progetto nasce da un ciclo di quattro dipinti seicenteschi di Luca Giordano, un tempo collocati nel grande portego del palazzo e oggi dispersi. Due grandi composizioni orizzontali, Sant’Andrea morto levato di Croce e Archimede ucciso dai soldati, affiancate da due tele verticali con figure femminili, costituivano un insieme unitario concepito in stretta relazione con l’architettura e la devozione.

Dal ciclo perduto alla “ricomposizione emozionale”
Pistoletto parte proprio da queste opere scomparse, che definisce un momento importante della storia del palazzo, quasi fosse un piccolo tempio, un “tempio del tempo che passa”. Nell’intervista spiega che non intende rifare la storia rappresentata nei dipinti di Giordano: di quelle tele riprende soltanto i segni astratti, le forme e i colori che contenevano il racconto di un’epoca, trasformandoli nel linguaggio che gli è proprio.
Nelle nuove opere specchianti, l’artista compie quella che definisce una “ricomposizione emozionale” del disegno originario. Le astrazioni tracciate sulla superficie riflettente condensano la memoria del ciclo barocco e, al tempo stesso, includono la rappresentazione del tempo e della storia attraverso lo specchio. Non si tratta di una semplice citazione: per Pistoletto la rappresentazione va oltre il momento storico di allora e di oggi, diventando “la storia dell’umano dentro a un segno grafico” che già conteneva il racconto pensato da Luca Giordano.
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In questa prospettiva, la dispersione ottocentesca del ciclo seicentesco diventa il punto di partenza per una riflessione contemporanea sulla frammentazione. Le superfici specchianti sono interrotte e moltiplicate, generando prospettive mutevoli che riecheggiano la disposizione originaria di tele orizzontali e verticali, e riattivano la relazione tra opera, spettatore e spazio che un tempo definiva l’esperienza del portego.

Specchio, tempo e Venezia come spazio galleggiante
Il cuore del progetto resta lo specchio come soglia, luogo in cui passato e presente, immagine e realtà, esperienza individuale e collettiva convergono. Dove i dipinti di Giordano mettevano in scena martirio, conoscenza e devozione, Pistoletto introduce lo spettatore come partecipante attivo: è la sua presenza a completare e trasformare l’opera in tempo reale, prolungando il racconto oltre la storia del palazzo.
L’artista sottolinea come il suo intervento sia anche un passaggio di emozioni e di intuizioni: dal gesto barocco di Giordano alla scrittura grafica contemporanea, i segni astratti diventano veicolo di una storia che continua a rinnovarsi. L’assenza delle tele originali non è una perdita definitiva, ma una condizione generativa che permette di tradurre quel ciclo in un linguaggio in cui la riflessione sostituisce la rappresentazione fissa.

In filigrana, il contesto veneziano offre un ulteriore livello di lettura: la città che galleggia sull’acqua diventa metafora di un equilibrio precario ma vitale, in risonanza con le superfici specchianti che assorbono e restituiscono l’ambiente. Così, il “tempio del tempo che passa” evocato da Pistoletto si dilata oltre le sale di Palazzo Widmann, inscrivendo la mostra nel tessuto urbano e nella storia della Biennale.
La ricerca dell’artista biellese, pioniere dell’Arte Povera e fondatore di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, trova in Color and Light una nuova declinazione: dopo i Quadri specchianti, gli Oggetti in meno, il Terzo Paradiso e le recenti “meta-opere” che integrano codici QR e intelligenza artificiale, questo progetto ribadisce la centralità dello specchio come dispositivo capace di tenere insieme memoria, responsabilità e trasformazione sociale.
Foto: Olivia Rainaldi