Tre nuove sculture in bronzo al silicio di Jan Fabre dialogano con Tintoretto alla Scuola Grande di San Rocco, in occasione della 61ª Biennale Arte di Venezia, tra luce, memoria e mitologia personale.
Venezia si prepara ad accogliere, dal 9 maggio al 22 novembre 2026, la mostra Jan Fabre. The Quiet Source negli spazi della Scuola Grande di San Rocco. In occasione della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, tre nuove sculture in bronzo al silicio di Jan Fabre entrano in dialogo diretto con il monumentale ciclo pittorico di Tintoretto, trasformando l’itinerario di visita in un confronto serrato tra passato e presente.
L’articolo continua più sotto

La nostra newsletter bisettimanale dedicata al mondo dell’arte e della cultura
La rassegna, curata da Giacinto Di Pietrantonio e Katerina Koskina e organizzata da Galleria Gaburro insieme alla Linda and Guy Pieters Foundation, nasce proprio da questa volontà di mettere in relazione due linguaggi artistici distanti secoli ma uniti da una stessa indagine sulla luce, sulla spiritualità e sull’esperienza umana. Installate lungo l’asse centrale dell’edificio, le opere di Fabre costruiscono una sorta di spina dorsale che attraversa l’architettura come un metaforico Albero della vita.
«Quella luce è la stessa»: il dialogo con Tintoretto secondo i curatori
Per Di Pietrantonio, la chiave del progetto è proprio la luce che attraversa la tradizione pittorica veneziana, da Giorgione a Tiziano, da Paolo Veronese a Tintoretto. Quella luce è la stessa, sottolinea il curatore, con cui Fabre costruisce connessioni tra mondi diversi, riflettendo sulla logica dell’origine attraverso una forte malinconia. In mostra si inscena così un confronto diretto con Tintoretto che non è mai antitetico, ma cooperativo: una soglia da cui osservare e raffrontare due epoche estremamente simili, per quanto disomogenee.
Il bronzo al silicio diventa, nelle parole dei curatori, il portavoce privilegiato di questo dialogo. La superficie delle sculture amplifica la luce e conferisce alle figure una qualità quasi immateriale, capace di rispondere alle variazioni luminose degli ambienti storici della Scuola. In questo modo, le installazioni contemporanee non si limitano a occupare lo spazio, ma ne rimettono in gioco la memoria, la funzione devozionale, la dimensione collettiva.
LEGGI ANCHE: Mostre a Venezia 2026: percorsi tra contemporaneo e grandi maestri
Famiglia, memoria e mitologia personale nelle tre sculture
Le tre opere – The Man Who Holds the Sword (Oath of My Father), The Artist as a Stray Dog in His Basket e The Man Who Cuts the Grass – formano una trilogia incentrata sui temi della famiglia, della memoria e della mitologia personale. Tutte presentano il corpo dell’artista, ma due adottano il volto del padre Edmond e una quello del fratello Emiel, morto in tenera età prima della nascita di Fabre, trasformando il bronzo in un luogo di sovrapposizione tra biografia e simbolo.
Al piano terra, The Man Who Holds the Sword (Oath of My Father) raffigura Fabre con il volto del padre mentre solleva una spada verso il cielo in un gesto solenne di giuramento. La posa richiama l’archetipo del cavaliere e riecheggia la missione storica della Scuola Grande di San Rocco, da sempre dedicata alla protezione dei più vulnerabili. Nella Sala Capitolare, The Artist as a Stray Dog in His Basket mostra l’artista come un cane randagio rannicchiato in un cesto, con una marmotta appoggiata sulla schiena, affettuoso riferimento alla moglie Joanna e simbolo di amore, benedizione e buona fortuna.

Una scultura da abitare: partecipazione e vulnerabilità
Nella Sala dell’Albergo, sotto la Gloria di San Rocco di Tintoretto, The Man Who Cuts the Grass presenta Fabre a carponi con il volto del fratello Emiel, intento a tagliare metaforicamente fili d’erba con un piccolo paio di forbici. Il gesto rimanda a un rituale popolare per scacciare gli spiriti maligni lungo il cammino verso casa, mentre la postura piegata verso il suolo evoca umiltà, reverenza e vulnerabilità esistenziale, temi che i curatori riconoscono come centrali nella poetica dell’artista.
Concepita perché i visitatori possano sedersi sulla scultura, l’opera introduce una marcata dimensione performativa che trasforma il rapporto con il lavoro: non solo contemplazione, ma partecipazione concreta, riflessione sui confini mobili tra corpo, spazio e storia. In continuità con le grandi installazioni di Fabre in musei e contesti sacri, la mostra veneziana alla Scuola Grande di San Rocco diventa così, nelle intenzioni dei curatori, un’esperienza estetica, fisica ed esistenziale che ribadisce l’atemporalità dell’arte.

Orari: tutti i giorni 9:30 – 17:30 (ultimo ingresso 17:00). Ingresso: intero 12,00 euro; ridotti 10,00 / 8,00 euro. Informazioni aggiornate su orari e modalità di visita sono disponibili sul sito ufficiale della Scuola.
Foto: Ufficio Stampa