Dal 7 maggio al 29 giugno 2026 il Palazzo Esposizioni Roma ospita in anteprima nazionale la World Press Photo Exhibition 2026 con 42 progetti vincitori che raccontano crisi, conflitti e resilienza nel mondo.

Dal 7 maggio al 29 giugno 2026 il Palazzo Esposizioni Roma ospita in anteprima nazionale la World Press Photo Exhibition 2026, tappa del tour internazionale del più importante concorso di fotogiornalismo al mondo. La mostra, promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo, porta nella capitale le immagini finaliste della 69° edizione del contest.

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Ideata dalla World Press Photo Foundation e organizzata in collaborazione con 10b Photography, l’esposizione riunisce i 42 progetti vincitori selezionati da una giuria indipendente tra 57.376 fotografie inviate da 3.747 fotografi provenienti da 141 Paesi. Un percorso che attraversa notizie, storie a lungo termine e progetti documentari, restituendo uno sguardo stratificato sul presente.

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Emergenza umanitaria a Gaza © Saber Nuraldin, EPA Images.

Un ritratto del mondo tra crisi, conflitti e resilienza

Le immagini in mostra mettono a fuoco un mondo segnato da fratture e urgenze, dall’escalation della crisi climatica al costo umano dei conflitti, fino all’abuso di potere a livello globale. Accanto a queste emergono storie di ricostruzione e ripresa, e soprattutto la dignità silenziosa di chi continua a resistere in condizioni estreme, tra prospettive globali e punti di vista profondamente personali.

La World Press Photo dell’anno 2026 è quella della fotografa statunitense Carol Guzy per lo scatto Separati dall’ICE, realizzato per il Miami Herald nello Jacob K. Javits Federal Building di New York il 26 agosto 2025. L’immagine mostra Luis, migrante ecuadoriano, mentre viene fermato dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement: le figlie si aggrappano al padre nel momento dell’arresto, mentre la famiglia perde il suo unico sostegno economico.

Commentando la foto, la direttrice esecutiva della World Press Photo Joumana El Zein Khoury ha definito lo scatto «una testimonianza cruda e necessaria della separazione familiare in seguito alle politiche di riforma degli Stati Uniti», sottolineando come in una democrazia la presenza della macchina fotografica nei luoghi della giustizia diventi un atto di testimonianza indispensabile.

Separati dall'ICE di Carol Guzy, World Press Photo of the Year 2026 esposta al Palazzo Esposizioni Roma
Separati dall’ICE © Carol Guzy, ZUMA Press, iWitness, for Miami Herald. World Press Photo dell’anno.

Finalisti, giuria globale e la voce dell’Italia

Accanto alla foto dell’anno, la giuria ha selezionato due progetti finalisti. Saber Nuraldin (EPA Images) firma Emergenza umanitaria a Gaza, scattata il 27 luglio 2025: civili palestinesi si arrampicano su un camion di aiuti per procurarsi farina, in un contesto di carestia nel secondo anno di guerra. L’immagine, realizzata durante una sospensione tattica delle operazioni militari per consentire il passaggio degli aiuti, rende tangibile l’urgenza della situazione.

Il secondo finalista, Victor J. Blue, presenta I processi delle donne Achi per The New York Times Magazine. Il ritratto di Doña Paulina Ixpatá Alvarado e di altre donne Maya Achi davanti a un tribunale di Città del Guatemala, il 30 maggio 2025, segna la condanna a 40 anni di carcere per tre ex membri delle pattuglie di autodifesa civile accusati di stupro e crimini contro l’umanità. La giuria sottolinea come la composizione metta in risalto dignità e autorevolezza, ribaltando narrazioni che le volevano prive di potere.

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Chantal Pinzi, unica fotografa italiana premiata

Tra i vincitori del 2026 figura anche l’italiana Chantal Pinzi, unica fotografa del nostro Paese premiata quest’anno, che si aggiudica la categoria Stories per la regione Africa con il progetto Farīsāt: Gunpowder’s Daughters. Il lavoro segue un gruppo di donne in Marocco che partecipano alla Tbourida, storica tradizione equestre patriarcale: oggi solo sette gruppi interamente femminili si esibiscono su circa 300 partecipanti, sostenendo personalmente i costi per cavalli, costumi e permessi per la polvere da sparo.

La selezione del World Press Photo Contest 2026 si è svolta tra gennaio e febbraio, attraverso sei giurie territoriali e una giuria globale composta dai presidenti regionali e dalla presidente Kira Pollack, ricercatrice allo Shorenstein Center di Harvard. Nel suo intervento, Pollack ha ricordato come il fotogiornalismo non sia mai stato un lavoro facile o sicuro, ma i fotografi continuino a partire per tribunali, zone di conflitto e luoghi remoti perché credono che vedere sia importante, che le prove contino.

Farīsāt: Le figlie della polvere da sparo © Chantal Pinzi, Panos Pictures

World Press Photo

Fondata nei Paesi Bassi nel 1955, la World Press Photo è un’organizzazione indipendente senza scopo di lucro che promuove il potere del fotogiornalismo e della fotografia documentaria, con mostre in oltre 80 sedi nel mondo e programmi educativi dedicati a fotografi e pubblico.

La mostra romana è visitabile dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 20.00 (lunedì chiuso), con ingresso consentito fino a un’ora prima della chiusura. I biglietti vanno da 15 euro intero a 12 euro ridotto (19-26 anni e over 65) e 7 euro per i ragazzi dai 7 ai 18 anni, mentre i bambini fino a 6 anni entrano gratuitamente. Il biglietto è valido per tutte le mostre in corso e il primo mercoledì del mese l’ingresso è gratuito per gli under 30 dalle 14 alla chiusura.

Foto: Ufficio Stampa

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