A Palazzo Franchetti due personali dedicate a Martin Janecký e Bertil Vallien esplorano le possibilità espressive del vetro contemporaneo, tra barche metaforiche e figure umane scolpite dall’interno.

Dal 5 maggio – 22 novembre 2026 Venezia ospita a Palazzo Franchetti due personali che mettono al centro il vetro nell’arte contemporanea. Protagonisti sono lo svedese Bertil Vallien con Transparent Boundaries e il ceco Martin Janecký con Dreamers, entrambe organizzate da Fondazione Berengo e Berengo Studio e curate da Jean Blanchaert.

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In concomitanza con la 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, le due mostre trasformano gli spazi affacciati sul Canal Grande in un osservatorio privilegiato sulle potenzialità espressive del vetro, tra sperimentazione tecnica e dimensione simbolica.

Barche di vetro e metafore di viaggio

Con Transparent Boundaries, Bertil Vallien porta a Venezia le sue celebri barche in vetro, realizzate con la tecnica della fusione in stampi di sabbia. Queste sculture, sospese tra opacità e trasparenza, sono cariche di immagini e narrazioni e diventano per l’artista metafore universali di viaggio, memoria e condizione umana.

Come afferma Vallien, le sue imbarcazioni attraversano sogni e ricordi, muovendosi verso orizzonti immaginari e incarnando archetipi condivisi, tra vita e morte, mito e realtà. La mostra veneziana insiste su questa dimensione visionaria, mettendo in risalto come il vetro possa farsi racconto, superficie su cui si stratificano memorie personali e collettive.

Destination Unknown Vallien KostaBoda

Dreamers: l’inside sculpting di Martin Janecký

In Dreamers Martin Janecký propone un corpo di lavori che mette al centro il volto e il corpo umano, esplorati attraverso la tecnica dell’inside sculpting. L’artista modella il vetro dall’interno quando è ancora incandescente, in un processo complesso e altamente controllato che non prevede l’uso di stampi.

Ne nascono figure umane, mani e volti di sorprendente realismo, sospesi tra fragilità e precisione, che indagano l’interiorità e la dimensione psicologica dell’essere umano. In questo dialogo con il materiale, Janecký dichiara: «Sto semplicemente facendo il mio lavoro e ho ancora molto da imparare. Continuo a spingermi verso ciò che non so fare».

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Il curatore Jean Blanchaert sottolinea come, nelle sale di Palazzo Franchetti, il vetro diventi un linguaggio silenzioso ma potente. Nelle sue parole, silenzioso, eppure potente: il vetro parla, e lo fa attraverso un confronto serrato tra due maestri che riflettono sul proprio fare e sulle possibilità di un medium in continua trasformazione.

Scultura in vetro di Martin Janecký della serie Dreamers a Palazzo Franchetti, Venezia
Martin Janecký, Dreamer, 2025 – Hand-sculpted glass

Un dialogo di opposti nel cuore della laguna

Le due personali sono concepite come un dialogo tra opposti: misticismo e rigore, opacità e trasparenza, narrazione simbolica e indagine formale. Se Vallien arriva a trattare il vetro senza rispetto, rendendolo capace di diventare qualsiasi cosa, Janecký ne mette alla prova i limiti fisici per restituire corpi che sembrano quasi respirare.

Il progetto si inserisce nel percorso di Fondazione Berengo, nata per introdurre il vetro nel mondo dell’arte contemporanea e per rivitalizzare la tradizione vetraria veneziana attraverso collaborazioni con artisti internazionali. Insieme a Berengo Studio, una delle principali fornaci creative del vetro a livello mondiale, la Fondazione continua a costruire a Venezia una comunità artistica dedicata ad ampliare le possibilità di questo medium.

In un unico contesto espositivo, Dreamers e Transparent Boundaries offrono così una rara occasione per incontrare due figure di riferimento dell’arte del vetro contemporanea, confermando la laguna come luogo privilegiato di sperimentazione e di dialogo tra tradizione e ricerca.

Foto: Ufficio Stampa

Revenews