Il Padiglione delle Bahamas alla Biennale Arte 2026 torna dopo 13 anni con una mostra che intreccia Junkanoo, memoria e collaborazione tra John Beadle e Lavar Munroe.

Il Padiglione delle Bahamas torna alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia dopo una pausa di tredici anni con la mostra In Another Man’s Yard: John Beadle, Lavar Munroe, and the Spirit of (Posthumous) Collaboration, a cura della storica dell’arte Krista Thompson. Allestito al San Trovaso Art Space nel sestiere di Dorsoduro, il progetto mette in dialogo due protagonisti della scena bahamiana, John Beadle e Lavar Munroe, legati da un rapporto generazionale e umano profondo.

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La partecipazione delle Bahamas alla Biennale Arte 2026, in programma dal 9 maggio al 22 novembre 2026, si concentra sulle pratiche collaborative, sulla commemorazione e sulla trasformazione dei materiali, con uno sguardo radicato nelle tradizioni visive e sociali dell’arcipelago e della diaspora africana.

Junkanoo, materiali di scarto e memoria collettiva

Beadle, pittore, scultore e Junkanooer per tutta la vita, è stato una figura di riferimento per la comunità artistica bahamiana e una fonte di ispirazione diretta per Munroe. Il suo coinvolgimento nella creazione dei costumi per il Junkanoo, la processione nazionale biannuale che definiva come il fondamento culturale delle Bahamas, ha alimentato una pratica fortemente collaborativa basata su materiali di recupero come cartone, legno e oggetti salvati.

Lavar Munroe (e John Beadle), However Long the Night, the Dawn Will Break, 2026. Site-specific installation. Salvaged Junkanoo costumes, used Bahamian newspapers and mixed media, items from John Beadle’s studio. Photo Larkin Durey.

In opere come Cuffed, Held in Check (2018) e Body Space III: Under Lock and Key (2012), così come nei remi disfunzionali, nelle case mobili e nei machete celati che ricorrono in mostra, Beadle richiama l’attenzione su persone, oggetti e processi spesso trascurati. Anche Munroe lavora all’intersezione tra Junkanoo e arte contemporanea, utilizzando cartone di recupero e costumi abbandonati, intrecciando spiritualità, mitologia e storia in un linguaggio visivo segnato dal simbolismo della diaspora africana.

La mostra mette in primo piano anche la dimensione memoriale del Junkanoo: quando un membro della comunità viene a mancare, i performer si riuniscono in processioni commemorative, gesto che diventa chiave di lettura del progetto veneziano.

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Collaborazioni postume e interpretazione bahamiana di In Minor Keys

Cuore del Padiglione è il monumentale dipinto a undici pannelli di Munroe No Matter How Dreary and Gray, We People of Flesh and Blood Would Rather Live Here, Than in Another Man’s Yard (2026), ispirato a fotografie del fotografo bahamiano Jackson Petit. L’opera raffigura una processione commemorativa e riflette il coinvolgimento dell’artista in pratiche spirituali sviluppate durante recenti viaggi in Tanzania, Senegal e Zimbabwe.

Lavar Munroe, No Matter How Dreary and Gray, We People of Flesh and Blood Would Rather Live Here, Than in Another Man’s Yard, 2026, A (1). Courtesy the artist, The Bahamas Pavilion, Larkin Durey and Monique Meloche. Photo Francesco Allegretto.

Accanto alle sezioni dedicate singolarmente a Beadle e Munroe, il percorso espositivo include le opere della serie Jammin (2014), realizzate da Beadle con Antonius Roberts e Stan Burnside all’interno del collettivo Jammin ispirato al Junkanoo, e la collaborazione postuma However Long the Night, the Dawn Will Break (2026). In quest’ultima, Munroe incorpora materiali recuperati dallo studio di Beadle dopo la sua scomparsa, tra cui tessuti per vele provenienti da sloop haitiani, proseguendo una pratica nata per onorare il padre attraverso progetti di collaborazione mai realizzati.

Veduta dell'allestimento del Padiglione delle Bahamas alla Biennale Arte 2026 con opere di John Beadle e Lavar Munroe
John Beadle, One Thousand Small Mercies, 2016, Wood, cardboard, metal, objects, 72 x 24 x 182 in, courtesy National Art Gallery of The Bahamas. Photo Francesco Allegretto.

L’interpretazione bahamiana di In Minor Keys

In risonanza con il tema generale della Biennale Arte 2026, In Minor Keys, concepito dalla compianta Koyo Kouoh, l’approccio curatoriale di Thompson propone un’interpretazione marcatamente bahamiana di questa idea, valorizzando le pratiche che operano ai confini della forma. Il Padiglione mette in luce l’uso di materiali di scarto e processi collaborativi per far emergere ciò che è nascosto o sottovalutato, le note minori della società e del sistema dell’arte.

La mostra è accompagnata da un catalogo pubblicato da Skira con testi di Christian Campbell, Amanda Coulson, John Cox, Tandazani Dhlakama e Krista Thompson, mentre il Padiglione è organizzato dal Bahamas in Venice Committee, sottocomitato della Friends of the Arts in The Bahamas Foundation, con il sostegno di numerosi sponsor internazionali.

Foto: Ufficio Stampa

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