Dal 5 maggio al 27 settembre 2026 la Fondazione Giorgio Cini a Venezia presenta ‘Eroi d’Oro’, nuova serie monumentale di dipinti su fondo oro di Georg Baselitz, tra autoritratti, figure di Elke e riflessi sulla propria eredità.
Georg Baselitz è scomparso il 30 aprile 2026, all’età di 88 anni: pochi giorni prima di tornare idealmente a Venezia con la nuova mostra Eroi d’Oro, ospitata dalla Fondazione Giorgio Cini dal 5 maggio – 27 settembre 2026. Un progetto che l’artista tedesco, uno dei più incivisivi del nostro tempo, ha letto come una sintesi di oltre sessant’anni di pittura e in cui ha ripercorso i propri temi fondativi attraverso una serie inedita di grandi dipinti su fondo oro.
L’articolo continua più sotto

La nostra newsletter bisettimanale dedicata al mondo dell’arte e della cultura
Curata da Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione, e realizzata in partnership con la galleria Thaddaeus Ropac, la mostra coincide con la 61ª Biennale di Venezia e si concentra sull’interazione tra superfici dorate luminose e figure nude, spesso sospese, attraversate da improvvise esplosioni di colore a impasto.
Fondi dorati, corpi sospesi e citazioni pittoriche
Baselitz descrive questo ciclo come una conclusione provvisoria del suo percorso: «Ho una lunga biografia alle spalle… Ora che sono più o meno alla fine della mia attività di pittore, ho pensato che fosse il momento di trarre una sorta di conclusione». I fondi dorati, riflettenti e privi di profondità illusoria, rimandano alle icone medievali e agli sfondi del rinascimentale nordico Stefan Lochner, ma qui diventano campo neutro e dominante su cui si stagliano corpi essenziali.

Le figure, realizzate con linee nette e vernice nera diluita che richiama l’inchiostro, sembrano fluttuare sulla superficie dorata e includono autoritratti fuori scala e numerose rappresentazioni di Elke, compagna di vita e modella ricorrente dell’artista. In alcuni lavori, pennellate spesse e viscose, applicate con pennello e spatola, concentrano l’attenzione sul corpo e associano più colori in un effetto marmorizzato che Baselitz definisce piccole citazioni de Kooning.
LEGGI ANCHE: Louis Vuitton Objets Nomades alla Milano Design Week 2026
Gli eroi tra memoria, oro e fragilità
Il titolo riprende una serie cruciale degli anni Sessanta dell’artista: gli Eroi del 1965, figure immaginarie ispirate ai personaggi eroici dei romanzi sulla guerra civile russa, che hanno segnato a lungo la sua ricerca. In Eroi d’Oro quella stagione ritorna filtrata dallo sguardo di un autore che riflette apertamente sul tempo, sulla mortalità e sull’eredità artistica.

Già nel 2015, con gli autoritratti di Avignone presentati alla Biennale, Baselitz aveva avviato un confronto diretto con la propria tarda stagione, dichiarando nel titolo un dialogo con le opere finali di Pablo Picasso. Nel 2019 una serie di tele dorate aveva poi messo a fuoco il tema della caducità, con figure immerse in paesaggi di nuvole ottenuti anche tramite vernice spray. Le nuove opere alla Fondazione Giorgio Cini proseguono queste meditazioni sul tempo, amplificandole grazie a formati che arrivano fino a quattro metri e mezzo di altezza, in un registro quasi architettonico.
Alla scala monumentale l’oro non solo attiva la superficie ma avvolge lo spettatore, trasformando il luccichio ottico in esperienza spaziale. Baselitz definisce questo colore «così dominante da non disturbare ma decorare il disegno» e sottolinea come, per la prima volta, i suoi dipinti dorati si avvicinino davvero alla pittura iconografica, con una durezza e una solitudine nuove.
Una pittura tra icona e autoritratto
Nei corpi attenuati e quasi spettrali, svuotati e inquieti, la fragilità fisica e la fallibilità dell’esistenza trovano una forma radicalmente essenziale. In contrasto con gli sfondi dorati, che conferiscono alle figure una dignità quasi reverenziale, luci e ombre punteggiano le superfici creando un’aura luminosa, prossima all’immagine devozionale. Non manca il rimando alla tradizione giapponese: le linee nere richiamano i ritratti di Hokusai e la calligrafia, inserendo questi lavori in una costellazione di riferimenti che attraversa secoli e geografie.

Presentata a Venezia, città in cui il colore oro ha un peso storico-artistico legato alla tradizione bizantina, la serie Eroi d’Oro continua e rilancia le conversazioni avviate dall’artista nelle sue fasi più recenti. Nella linearità estrema dei nudi e nella scelta di un fondo che assorbe spazio e ombra, Baselitz affronta senza mediazioni il tema del tempo che passa, facendo della pittura un dispositivo per guardare in faccia la propria storia e il proprio corpo.
La mostra è accompagnata da un catalogo illustrato con un testo di Luca Massimo Barbero, che approfondisce genesi e sviluppo di questo nuovo capitolo nella lunga ricerca di Baselitz sull’oro, sulla materia pittorica e sulla figura.
Foto: Ufficio Stampa