Dal 6 maggio al 22 novembre 2026 il Museo di Palazzo Grimani a Venezia ospita la prima personale italiana di Amoako Boafo, un percorso immersivo tra identità nera, tessuti veneziani e memoria rinascimentale.

Dal 6 maggio al 22 novembre 2026 il Museo di Palazzo Grimani a Venezia ospita la prima mostra personale in Italia di Amoako Boafo, tra le voci più interessanti della pittura contemporanea ghanese. Il progetto, prodotto da Gagosian in collaborazione con il museo, si inserisce nel programma della 61. Biennale Arte, trasformando gli spazi rinascimentali in un ecosistema immersivo dedicato alla rappresentazione dell’identità nera.

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Intitolata IT DOESN’T HAVE TO ALWAYS MAKE SENSE, la mostra propone un dialogo serrato tra la sensibilità dell’artista e l’eredità del Rinascimento veneziano. Tele, installazioni e interventi sullo spazio invitano il pubblico a misurarsi con sguardi, pose e presenze che reclamano il proprio posto nella storia dell’arte.

Un ecosistema immersivo tra identità nera e maestri veneziani

Come sottolinea la direttrice Marianna Bressan, l’arte contemporanea a Palazzo Grimani non entra in uno spazio neutro, ma si confronta con un contesto storico e architettonico fortemente caratterizzato. Boafo risponde creando nuove opere site-specific, che rielaborano il genere del ritratto in relazione diretta con le sale del secondo piano, gli affreschi e la memoria collezionistica Grimani.

Ritratto femminile di Amoako Boafo con abito rosso in merletto, dettaglio della mostra a Palazzo Grimani

Nel suo lavoro il ritratto diventa strumento di affermazione identitaria. Gli autoritratti sono vere e proprie indagini autobiografiche che mettono in discussione i modelli tradizionali di mascolinità, mentre altre tele restituiscono persone care o figure di riferimento. Il colore steso direttamente con le dita sulla tela, unito agli sguardi magnetici dei soggetti, accentua la matericità della pittura e la presenza dei corpi nello spazio espositivo.

Boafo dichiara di voler creare un ecosistema totale in cui i suoi soggetti possano appropriarsi delle sale di Palazzo Grimani, intrecciando le loro storie con l’architettura rinascimentale e reimmaginando le tradizioni tessili veneziane attraverso i colori del Ghana. La mostra diventa così una conversazione contemporanea che unisce la rappresentazione dell’identità nera all’eredità dei maestri veneziani.

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Tessuti, merletti e paper transfer: un ponte tra Laguna e Ghana

Uno degli assi portanti del progetto è la riflessione sui tessuti storicamente legati alla città lagunare. La carta da parati che riveste alcune sale riprende motivi ispirati al damasco, materiale simbolo dello scambio tra Venezia e l’Oriente, che Boafo declina con i colori della bandiera ghanese costruendo un ponte estetico e culturale tra la Laguna e Accra.

Ritratto di Amoako Boafo con top bianco in pizzo, particolare della serie veneziana

La ricerca sul tessile attraversa anche i dipinti, dove compaiono merletto di Burano e ricami, trasferiti sulla tela grazie alla tecnica del paper transfer. Questo procedimento, che l’artista ha iniziato a esplorare solo nell’ultimo anno, imprime intricati motivi decorativi sulle superfici, aggiungendo una dimensione tattile alle figure e diventando elemento distintivo dell’allestimento.

Video e componenti poetiche ampliano ulteriormente l’esperienza, rispondendo al desiderio di Boafo di costruire un ambiente visivo totale e immersivo. Lo spettatore è invitato a muoversi tra presenze forti e singolari, in un costante rimando tra la storia di Palazzo Grimani, la tradizione veneziana del tessuto e la scena culturale contemporanea del Ghana, a cui l’artista è profondamente legato anche attraverso progetti come dot.ateliers ad Accra.

Dipinto di Amoako Boafo con figura e pappagalli, esposto a Palazzo Grimani

Per il museo, parte dei Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, la mostra conferma una linea curatoriale che intreccia collezioni storiche e linguaggi del presente, proseguendo il percorso aperto da progetti come Domus Grimani e dalle collaborazioni con artisti internazionali. In questo nuovo capitolo, la pittura di Boafo porta nell’antico palazzo un racconto di corpi, tessuti e appartenenze che guardano al futuro.

Foto: Ufficio Stampa

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