La Fabbrica Eos Gallery di Milano presenta “INNERMOST”, personale di Max Cardelli: 18 fotografie in bianco e nero nate da un viaggio in nave, tra oblò, orizzonti sospesi e stampa al Platino Palladio.
Dal 6 maggio 2026 al 13 giugno 2026 la Fabbrica Eos Gallery di Milano dedica una personale a Max Cardelli con il progetto fotografico INNERMOST, a cura di Alberto Mattia Martini. La mostra, allestita nello spazio di Viale Pasubio 8/a, presenta per la prima volta nella sua interezza una serie di 18 immagini in bianco e nero nate durante un viaggio in nave.
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L’esposizione si inaugura martedì 5 maggio, dalle 18:30, con ingresso libero. La galleria sarà aperta dal martedì al sabato, dalle 11:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 18:30, confermando la propria attenzione per la fotografia contemporanea e per le ricerche che interrogano il rapporto tra sguardo, paesaggio e dispositivo.

Un orizzonte filtrato dall’oblò
Il progetto INNERMOST, ideato dall’artista nel 2023 e presentato in anteprima a marzo 2026 a MIA Photo Fair Milano, trasforma l’oblò della nave da semplice finestra sul mare a condizione stessa della visione. Le opere non offrono uno sguardo aperto sull’infinito, ma si misurano con il limite fisico del vetro: l’orizzonte smette di essere promessa di fuga e diventa soglia, invito alla riflessione su una visione sempre situata, filtrata e incompleta.
Le diciotto immagini appaiono come variazioni minime su un tema essenziale: una linea orizzontale che divide il campo visivo, una distesa uniforme, una condizione atmosferica sospesa. Il bianco e nero elimina ogni seduzione cromatica per concentrarsi su struttura, ritmo e densità, spostando l’attenzione dal paesaggio come descrizione alla fotografia come dispositivo mentale e materico.
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La materia dell’immagine e il processo interiore
La tensione tra visione e realtà è rafforzata da una scelta tecnica di grande raffinatezza. Le stampe sono realizzate al Platino Palladio su carta giapponese Mitsumata da 27 g/m², poi assemblate con tecnica chine-collé su carta Arches Platine. Ne risulta un’immagine che si percepisce come un “corpo fragile”, caratterizzata da qualità tattile e profondità tonale che trasformano la fotografia in una presenza fisica e intima.
Cardelli non costruisce l’immagine ma la intercetta, inserendosi in una linea concettuale che mette in discussione la neutralità del mezzo fotografico. Superfici, filtri, graffi, ossidazioni e velature non vengono nascosti, ma emergono come elementi costitutivi dell’opera: residui del tempo e dell’uso che incrinano l’apparente calma del mare, trasformando la fotografia in un campo di tensione tra documento e superficie.

Un libro d’arte in edizione limitata
Come suggerisce il titolo, INNERMOST non indica un luogo già definito, ma un processo: il tentativo di avvicinarsi a una dimensione più profonda dell’io attraverso ciò che appare distante, come l’orizzonte marino osservato da dietro un vetro segnato. L’interiorità evocata non è narrativa ma percettiva ed esistenziale, e nasce dalla resistenza che l’immagine oppone a una visione immediata.
A completare la mostra, la serie sarà accompagnata da un libro d’arte in edizione limitata, numerato e firmato dall’artista, realizzato su carta giapponese in formato Leporello. Un ulteriore dispositivo di lettura che prolunga l’esperienza delle opere nello spazio del libro, mantenendo la stessa cura per i materiali e per la dimensione intima della visione.
Nato nel 1965, Max Cardelli è un fotografo e ritrattista italiano che utilizza il bianco e nero come linguaggio interiore e indagine emotiva. Nel 2005 ha vinto l’International Kelly Award con l’agenzia Wieden+Kennedy per una campagna mondiale Nike sul corpo femminile e stampa personalmente i suoi lavori in platinotipia, privilegiando carte giapponesi di bassa grammatura.
Fondata a Milano all’inizio degli anni Novanta, la Fabbrica Eos Gallery promuove artisti all’esordio e mantiene un approccio aperto a ogni ambito della creatività, dal design alla fotografia, dalla musica alla pubblicità. Dal 2019 dispone di un secondo spazio espositivo con vetrina su uno dei quartieri più dinamici della città e ha portato progetti d’arte anche a Miami, in collaborazione con Istituto Marangoni.
Foto: Ufficio Stampa