Palazzo Grassi dedica una grande mostra ad Amar Kanwar, protagonista della videoarte contemporanea. Un percorso immersivo tra immagini, suoni e installazioni che trasformano la visione in esperienza critica.
Domenica 29 marzo 2026 le sedi veneziane della Pinault Collection, Palazzo Grassi e Punta della Dogana, inaugurano la nuova stagione espositiva con quattro mostre e una giornata di festa aperta alla città. Tra i protagonisti spicca Amar Kanwar, a cui Palazzo Grassi dedica la mostra Amar Kanwar. Co-travellers, aperta fino al 10 gennaio 2027.
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Artista e cineasta nato a Nuova Delhi nel 1964, Kanwar è oggi una figura centrale nella videoarte e nel cinema sperimentale. Il suo lavoro abita uno spazio ibrido tra arte visiva, documentario e poesia filmica, costruendo narrazioni lente e stratificate che interrogano memoria, violenza, diritti umani, trasformazioni politiche e rapporto tra uomo e natura.

Un percorso immersivo tra immagini, suoni e memoria
A Venezia, il percorso espositivo di Kanwar a Palazzo Grassi è pensato come una serie di ambienti più che come una semplice successione di proiezioni. Schermi sospesi, luce controllata e suono diffuso trasformano le sale in spazi immersivi, dove lo spettatore è invitato a costruire il proprio itinerario di senso, rallentando lo sguardo e sostando davanti alle opere.
Fin dagli anni Novanta, in un contesto indiano segnato da forti tensioni sociali e politiche, Kanwar ha elaborato un approccio radicale alle immagini in movimento. Non documenta gli eventi in modo diretto, ma li attraversa per frammenti: paesaggi, corpi, simboli, testimonianze indirette compongono opere che non spiegano, ma evocano, lasciando aperto il campo all’interpretazione.
Questa logica attraversa l’intera mostra Co-travellers, dove immagini, testi e suoni si intrecciano senza offrire una narrazione unica. Le opere funzionano come sistemi aperti, in cui lo spettatore è chiamato a mettere insieme i frammenti e a misurarsi con zone di ambiguità, lontane da ogni linearità narrativa.
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The Peacock’s Graveyard e The Torn First Pages
Tra i lavori in mostra spicca l’opera più recente di Kanwar, The Peacock’s Graveyard (2023), parte della Pinault Collection. Le immagini dei pavoni, estremamente seducenti e visivamente potenti, entrano in tensione con un sottotesto di violenza e inquietudine. La bellezza diventa un dispositivo critico: ciò che appare armonioso rivela una realtà complessa, attraversata da conflitti e ferite.

Accanto a questa installazione, opere come The Torn First Pages (2004–2008) introducono una dimensione più archivistica e politica. Qui il linguaggio visivo si fa ancora più frammentato, vicino al documento ma sempre filtrato da una costruzione poetica. Pagine strappate, materiali d’archivio e sequenze filmiche si combinano in un dispositivo che rifiuta ogni semplificazione.
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In mostra, il rifiuto della narrazione unica emerge come elemento centrale della pratica di Kanwar. Le sue opere non offrono una chiave di lettura definitiva, ma chiedono allo spettatore di assumere un ruolo attivo, di attraversare le immagini come si attraversa un territorio sconosciuto, tra soste, ritorni e riletture.
Un nuovo modo di abitare lo spazio espositivo
La presenza di Amar Kanwar a Palazzo Grassi non si esaurisce nella dimensione della “mostra personale”. Il suo lavoro ridefinisce il modo in cui l’immagine in movimento può abitare lo spazio espositivo, trasformando la visione in esperienza e l’esperienza in un processo di riflessione critica.
In dialogo con le altre mostre della Pinault Collection a Punta della Dogana – dedicate a Lorna Simpson e Paulo Nazareth – Co-travellers inserisce la ricerca di Kanwar in un orizzonte più ampio, attraversato da temi come le geografie culturali, le eredità coloniali, le forme della violenza e della resistenza. Un invito a pensare il museo come luogo di ascolto e di relazione, più che come semplice contenitore di immagini.
Foto: Marco Cappelletti Studio / © Palazzo Grassi, Pinault Collection