A Venezia il Palazzo delle Arti e delle Culture apre al pubblico con “Collecto”, viaggio in 4,5 miliardi di anni di storia e oltre 400 opere della Collezione Ligabue, affiancato dalla nuova residenza dell’artista Marta Spagnoli.
Un meteorite di 4,5 miliardi di anni accoglie i visitatori del nuovo Palazzo delle Arti e delle Culture della Fondazione Giancarlo Ligabue sul Canal Grande. Qui prende forma Collecto, percorso permanente che intreccia paleontologia, archeologia e arte in un arco temporale che va dalle origini della Terra al contemporaneo, e che dal 7 al 24 maggio 2026, in occasione della Biennale di Venezia, sarà visitabile gratuitamente su prenotazione.
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La sede storica di Palazzo Erizzo Ligabue si apre così come centro per il pensiero e la conoscenza, ma anche come viaggio immersivo nella Collezione Ligabue: oltre 400 opere e reperti che mettono in relazione culture e civiltà di tutti i continenti, alla ricerca delle radici condivise dell’umanità e degli archetipi che attraversano secoli e geografie.
Collecto, un atlante di 4,5 miliardi di anni
Il titolo Collecto è un neologismo che richiama insieme l’origine della raccolta e una prospettiva aperta sul presente. Il percorso non segue un ordine cronologico rigido, ma si articola in tappe dedicate alle grandi questioni che da sempre abitano l’immaginario umano: nascita e morte, bellezza, potere e prestigio, il rapporto con antenati e divinità.

Dal meteorite Seymchan, massa di ferro e nichel precipitata sulla Terra dopo un viaggio di 160 milioni di chilometri, si passa ai fossili del Giurassico, alla celebre Ligabue Amygdala in quarzite e a una vera e propria “biblioteca mesopotamica” con rilievi, statue, tavolette in cuneiforme e sigilli cilindrici che raccontano la nascita della scrittura.
Un nucleo importante è dedicato all’antichità classica, con pissidi e anfore attiche, reperti etruschi, uno scudo villanoviano e un elmo corinzio, in dialogo con la fotografia di Mimmo Jodice e con opere come la Madonna con Bambino di Ambrogio Lorenzetti o i disegni di Leonardo da Vinci, fino alle caricature di Giandomenico Tiepolo.
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Accanto al Vecchio Mondo, il Nuovo prende voce con vasi e sculture maya, la Venere policroma della cultura Chupícuaro, figurine Mezcala, maschere teotihuacane e la celebre maschera funeraria Lambayeque in tumbaga. Le sale dedicate alle arti oceaniche e africane mettono al centro il dialogo con gli antenati, tra figure reliquiario, bastoni di comando, un monumentale Slit-gong di Vanuatu e le sculture Aripa della Nuova Guinea, affiancati da opere di Vera Lutter, Giuseppe Santomaso e dalla scultura in acciaio e cemento Untitled 95 di Arcangelo Sassolino.

Il nuovo capitolo con la residenza di Marta Spagnoli
All’interno di questo grande racconto si inserisce la residenza dell’artista Marta Spagnoli (Verona, 1994), che vive e lavora a Venezia. Invitata da Inti Ligabue in collaborazione con Galleria Continua, Spagnoli realizza per il Palazzo una monumentale tela, cinque disegni e tre opere di formato più contenuto, pensati in dialogo diretto con Collecto e in particolare con il nucleo mesopotamico della collezione.
La sua ricerca, centrata su pittura e disegno, indaga il segno come azione naturale e traccia, intrecciando elementi organici, mitologici e antropomorfi in uno spazio pittorico in continua trasformazione. Strati di colore e materia si sovrappongono, cancellano e riscrivono forme, come una sedimentazione visiva che richiama la stratificazione storica e culturale della Collezione Ligabue.

Nelle nuove opere, l’artista recupera segni e motivi dalle tavolette e dagli oggetti mesopotamici, trasformandoli in un codice narrativo che riaffiora sulla superficie della tela come memoria condivisa. Figure riconducibili al mondo animale o vegetale emergono come silhouettes e movimenti universali, riconoscibili oltre i confini linguistici e culturali, in risonanza con l’idea di Humanitas che guida da oltre cinquant’anni il progetto della Fondazione.
Dopo le due settimane inaugurali a ingresso gratuito, il Palazzo delle Arti e delle Culture riaprirà da metà settembre con visite guidate a pagamento su prenotazione, fino a dicembre e poi nuovamente in primavera, mentre proseguiranno i “Dialoghi della Fondazione” e le attività di ricerca con il comitato scientifico internazionale.
Foto: Ufficio Stampa