Un itinerario tra Biennale ed eventi collaterali: quattro tappe tra natura, tecnologia e arte contemporanea nel segno di ‘In Minor Keys’.

Durante la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, dal titolo In Minor Keys, la città si trasforma in un mosaico di mostre, installazioni e percorsi diffusi. Non solo padiglioni ufficiali, ma anche eventi collaterali e progetti indipendenti che ampliano il racconto dell’arte contemporanea.

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Tra questi, emerge un itinerario che attraversa Venezia da nord a sud, intrecciando natura, tecnologia, mito e materia. Un percorso che unisce quattro mostre e interventi artistici, tra programmazione ufficiale e spazi indipendenti, offrendo uno sguardo trasversale su alcune delle ricerche più interessanti di questa edizione.

From Water to Form di Keita Miyazaki

Si parte dal Museo d’Arte Orientale di Ca’ Pesaro, dove From Water to Form di Keita Miyazaki mette in dialogo arte contemporanea e collezioni storiche. L’artista giapponese costruisce un percorso sospeso tra acqua e materia, tra dissoluzione e forma, inserendo la propria ricerca all’interno di uno dei più importanti musei europei dedicati all’Oriente.

MAGGIORI INFO: Keita Miyazaki a Venezia, l’acqua diventa forma

Keita Miyazaki, courtesy of the artist / Rosenfeld Gallery
Courtesy of the artist / Rosenfeld Gallery

Andrea Crespi e Thetis

Il viaggio prosegue verso la Giudecca, negli spazi dell’ex Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, dove Andrea Crespi presenta Thetis. Qui, una medusa olografica prende forma tra affreschi e architetture storiche, creando un cortocircuito tra biologia, mito e tecnologia. L’opera, selezionata da One Ocean Foundation, riflette sul rapporto tra ecosistema e immaginario contemporaneo.

Installazione Thetis di Andrea Crespi alla Fabbrica H3 alla Giudecca, Venezia
nstallazione Thetis di Andrea Crespi alla Fabbrica H3 alla Giudecca, Venezia. Courtesy of the artist

MAGGIORI INFO: Andrea Crespi porta ‘Thetis’ alla 61. Biennale di Venezia

Sempre alla Giudecca, è possibile intercettare anche la presenza di Keita Miyazaki nello spazio pubblico, con una scultura che estende la sua ricerca oltre il contesto museale, dialogando direttamente con il paesaggio urbano.

Ingrid Seall e Manar

Tornando verso il centro, a Palazzo Donà dalle Rose, si entra nel Padiglione della Repubblica della Guinea Equatoriale, che debutta per la prima volta alla Biennale. Qui, l’artista paraguayana Ingrid Seall presenta Manar, un’installazione verticale realizzata con materiali organici e industriali — dalla cellulosa alla manioca — che si sviluppa come un organismo in crescita all’interno di un sottobosco simbolico. L’opera si inserisce nel progetto The Forest: The Undergrowth, trasformando lo spazio espositivo in un ecosistema vivo.

MAGGIORI INFO: Un sottobosco che respira: ‘Manar’ di Ingrid Seall alla Biennale

Ciclica di Jacopo Di Cera

Infine, nel Padiglione Nazionale della Sierra Leone, Ciclica di Jacopo Di Cera chiude il percorso con un’esperienza immersiva dedicata al cambiamento climatico. Una dea danzante si muove tra venti schermi, costruendo una narrazione visiva che unisce dati, immagini e suggestioni cosmiche, trasformando il climate change in racconto sensoriale.

Veduta d'insieme di Ciclica al Liceo Guggenheim di Venezia durante la Biennale 2026

MAGGIORI INFO: Alla Biennale Jacopo Di Cera trasforma il climate change in visione

Quattro tappe, quattro linguaggi diversi, un unico filo conduttore: la capacità dell’arte contemporanea di attraversare temi urgenti — ambiente, memoria, trasformazione — costruendo esperienze che coinvolgono lo spettatore in modo diretto.

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