Farfalle con orecchie, cavoli-architettura e coralli metropolitani: al Negozio Olivetti di Venezia Leandro Erlich porta venti sculture ibride che giocano con natura, città e percezione.

Farfalle con ali-orecchie, cavoli che sembrano palazzi, coralli trasformati in skyline: con Hybrids. Leandro Erlich al Negozio Olivetti il maestro argentino della percezione porta a Venezia una piccola enciclopedia di organismi impossibili, ma stranamente familiari. Dal 9 maggio al 22 novembre 2026 lo storico Negozio Olivetti in Piazza San Marco ospita circa venti sculture dell’artista, alcune inedite, in un Evento Collaterale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia.

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Il progetto, a cura di Marcello Dantas e promosso da Associazione Arte Continua in collaborazione con FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS, mette alla prova i confini tra natura, architettura e corpo umano con l’ironia di chi prende molto sul serio il gioco dell’arte.

Scultura Caracol di Leandro Erlich in marmo bianco di Carrara esposta nella mostra Hybrids al Negozio Olivetti a Venezia

Un negozio-manifesto per organismi impossibili

L’ambientazione non è un dettaglio: il Negozio Olivetti, capolavoro di Carlo Scarpa affacciato su Piazza San Marco, nasce come manifesto di un’idea di design in cui l’oggetto non è solo funzionale ma anche estetico, culturale e persino etico. Qui l’arte non è un soprammobile, ma una parte strutturale dello spazio, e la mostra di Leandro Erlich sfrutta questa vocazione per spingere ancora oltre il dialogo tra forme e funzioni.

Nel solco del programma “Arte all’Arte” di Associazione Arte Continua, il progetto rivendica per l’arte un ruolo centrale nella costruzione delle città e degli immaginari urbani. Le sculture ibride diventano così un dispositivo poetico che interroga il nostro modo di abitare lo spazio condiviso, tra nostalgia analogica e presente digitale.

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Dalle farfalle con orecchie ai coralli metropolitani

Al piano terra il catalogo delle metamorfosi parte da Papillon (2021), farfalla in bronzo le cui ali diventano orecchie: un promemoria che, prima di essere digitale, la comunicazione è un fatto biologico. In Caracol – The pace of evolution (2021), in marmo bianco di Carrara, un cervello si allunga in una lumaca, come se l’evoluzione avesse deciso di prendersela comoda, tra tempi lunghi e percorsi non lineari.

Con Chou (2023) un cavolo di ceramica si ibrida con una struttura architettonica, mentre White Coral (2025), in resina, mette in parallelo la crescita corallina e la morfologia urbana, facendo del reef una sorta di metropoli sottomarina. Serpent (2021) introduce una torsione continua della forma, e Quartz (2023), in vetro, rende visibile la pazienza della materia minerale, una vera e propria architettura naturale che si costruisce cristallo dopo cristallo.

Papillon di Leandro Erlich, farfalla in bronzo con ali a forma di orecchie esposta nella mostra Hybrids a Venezia

Radici, pixel e nuvole sotto vetro

In Pies Tronco (2021) un tronco d’albero termina in piedi umani calzati, corto circuito tra organismo vegetale e presenza antropomorfa, mentre Draft – Bozza (2026), in resina e sabbia, insiste sul momento in cui l’idea non è ancora del tutto forma, quasi una scultura colta sul fatto.

Il percorso prosegue con The Cloud – Bell (2024), nuvola imprigionata in vetro extra chiaro con stampa digitale su ceramica e teca in legno wengé: un frammento di cielo trasformato in oggetto architettonico. Tra i lavori più esplicitamente ibridi ci sono Concrete Coral (2025), che oppone materiale industriale e forma organica, e Maison Fond (2022), casa in marmo di Carrara che sembra sciogliersi, come se l’idea di stabilità abitativa fosse diventata un’opzione a tempo determinato.

Scultura White Coral di Leandro Erlich in resina che richiama una metropoli corallina nella mostra Hybrids a Venezia

Con Pulled by the Roots (2015) lo sradicamento è insieme fisico e concettuale, mentre Pixel Tree (2026), in bronzo, frammenta l’albero in unità digitali, incrociando natura e linguaggio tecnologico. La Carte (2026), in acciaio, resina e luce, introduce una geografia luminosa e instabile, che sembra cambiare a ogni sguardo.

A completare il progetto, Soprattutto (2020), grande opera tessile in lana che porta la ricerca di Erlich sul terreno della superficie e della trama, e una serie di fotografie che estendono l’indagine sulle ibridazioni tra spazio, percezione e costruzione della realtà. Come osserva il testo critico di Emanuele Coccia, il mondo che emerge da queste sculture è un ecosistema in continuo riadattamento, dove l’ironia non è un effetto speciale ma una vera e propria fisiologia nascosta dell’atto artistico.

La mostra è visitabile da martedì a domenica, dalle 10.00 alle 18.30 (ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura). L’ingresso intero è 10 euro, con riduzioni per bambini, studenti, residenti nel Comune di Venezia e gratuità per iscritti FAI e National Trust.

Foto: Ufficio Stampa

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