Dall’8 al 10 maggio la GR Gallery di New York ospita ‘Astral journey into the timeless borders’ di Alberto Di Fabio, evento speciale legato al nuovo numero di IRAE promosso da Yourban 2030.
Dall’8 al 10 maggio la scena dell’arte contemporanea di New York accoglie Astral journey into the timeless borders, progetto speciale dell’artista italiano Alberto Di Fabio che trasforma le immagini del telescopio spaziale Hubble in trame neuronali. Negli spazi della GR Gallery a Tribeca, la fisica contemporanea diventa pittura, in un percorso che mette in relazione l’infinitamente grande del cosmo con l’infinitamente piccolo delle sinapsi.
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Promosso con il patrocinio della Richard Avedon Foundation e legato al progetto editoriale IRAE di Yourban 2030, l’evento newyorkese si sviluppa come un viaggio astrale in cui galassie, stelle e reti invisibili si fondono in un unico sistema visivo.

Un campo di connessioni tra macrocosmo e microcosmo
Nella GR Gallery di Tribeca, la ricerca di Di Fabio si traduce in un ambiente in cui lo spettatore è chiamato ad attraversare un vero e proprio campo di connessioni. Le immagini di Hubble diventano sinapsi, le galassie si trasformano in reti, le stelle in impulsi che evocano un sistema vivo, in cui il cosmo trova corrispondenza nel corpo umano. Macrocosmo e microcosmo collassano l’uno nell’altro, offrendo una visione unitaria e profondamente contemporanea.
Questa dimensione immersiva dialoga direttamente con la pratica dell’artista, da anni impegnato a intrecciare arte, scienza e spiritualità. Le sue superfici pittoriche, fitte di segni, punti e linee, si configurano come mappe stellari: cartografie che non mirano a una rappresentazione scientifica, ma a evocare una dimensione interiore e universale allo stesso tempo, in cui energie e vibrazioni costruiscono una trama di relazioni.
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IRAE, Yourban 2030 e la sfida di leggere il presente
La mostra accompagna il lancio del nuovo numero di IRAE, progetto editoriale promosso da Yourban 2030 e HF4 sotto la direzione creativa di Angelo Cricchi e la cura della visual editor Valeria Ribaldi. Pensato come un libro d’arte dedicato all’ambiente e alla sostenibilità, IRAE riunisce in oltre 200 pagine poeti, scienziati, fotografi, illustratori e pensatori, chiamati a scandagliare le tensioni del nostro tempo e a immaginare scenari possibili.
A New York il progetto assume una dimensione ulteriore: un artista italiano come Di Fabio entra nella scena internazionale all’interno di una cordata che vede due capofila italiani, Yourban 2030 e HF4, farsi promotori di una visione condivisa. Non è solo una presenza espositiva, ma una vera presa di parola che porta nel cuore della scena culturale globale una riflessione capace di tenere insieme cosmo e attualità, ricerca scientifica e crisi contemporanee.

Quando l’editoria diventa esperienza nello spazio
Le guerre, le fratture geopolitiche, le emergenze ambientali e le scommesse mancate dell’essere umano entrano nel racconto di IRAE come elementi di un sistema complesso che l’arte, l’editoria e il pensiero critico provano a leggere e ricomporre. Dopo i progetti nello spazio pubblico – dai mosaici in bioresina agli ecomurales fotocatalitici, fino agli interventi nelle metropolitane – il percorso promosso da Yourban 2030 compie così un ulteriore passaggio: l’editoria si fa spazio fisico, si traduce in esperienza condivisa.
Fondata a Roma nel 2018 da Veronica De Angelis, Yourban 2030 è una organizzazione no-profit impegnata nella sostenibilità ambientale e sociale attraverso progetti di arte pubblica, innovazione e tecnologia green. Dall’eco-murale Hunting Pollution a Roma agli interventi internazionali, fino ai nuovi progetti come Walls of Tomorrow e l’opera Botanic Pulse a Hell’s Kitchen, l’associazione porta avanti una visione in cui creatività e responsabilità collettiva procedono insieme.
In questo contesto, Astral journey into the timeless borders diventa a New York il punto di incontro tra la ricerca pittorica di Di Fabio, la piattaforma editoriale di IRAE e l’azione nello spazio pubblico di Yourban 2030, trasformando la città in un laboratorio in cui linguaggi diversi convergono per interrogare il presente.
Foto: Ufficio Stampa