Dal 24 aprile lo spazio neon ospita la terza tappa dell’omaggio ad Alberto Garutti. Un progetto nato da una chat tra ex studenti e amici che trasforma il formato intimo della cartolina in un’opera collettiva, celebrando l’eredità del maestro che ha rivoluzionato l’arte pubblica italiana.

Dal 24 aprile 2026 lo spazio neon di Bologna ospita la terza tappa di “Caro Alberto”, progetto espositivo dedicato alla memoria di Alberto Garutti, artista e docente scomparso nel 2023 e figura centrale dell’arte pubblica italiana. La mostra, aperta fino al 22 maggio 2026 con ingresso gratuito, si inaugura venerdì 24 aprile alle ore 17.00 in via San Donato 24b.

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Curata da Giacinto Di Pietrantonio, l’esposizione riunisce una costellazione di cartoline-opera nate dal dialogo tra numerosi artisti, molti dei quali ex studenti di Garutti. Dopo le tappe allo spazio non profit Tempesta di Recanati e ad Alvèus Studio a Roma, il progetto approda ora a Bologna, città con cui l’artista ha intrecciato un rapporto intenso anche attraverso l’Accademia di Belle Arti.

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Locandina della mostra Caro Alberto alla galleria neon di Bologna

Una comunità di artisti in forma di cartolina

“Caro Alberto” nasce da una chat WhatsApp, “Condominio Garutti”, in cui ex studenti, amici e collaboratori si sono ritrovati dopo la scomparsa dell’artista, il 24 giugno 2023. Da quello spazio di confronto è emersa l’idea di un omaggio corale fatto di brevi testi, immagini e disegni affidati al formato intimo e diretto della cartolina postale, trasformata in piccola opera d’arte.

Le cartoline esposte a neon sono state realizzate da ex allievi e non, provenienti dalle Accademie di Belle Arti di Macerata, Bologna, Milano Brera, oltre che dal Politecnico di Milano e dall’Università IUAV di Venezia. Nel corso del progetto sono state prodotte 253 cartoline, donate allo Studio Alberto Garutti a conclusione della tappa bolognese in Accademia nel febbraio 2025.

All’interno dello spazio espositivo saranno disponibili anche cartoline bianche, pensate per chi vorrà contribuire attivamente al progetto. Nuovi messaggi e immagini andranno così ad arricchire progressivamente l’insieme delle opere, mantenendo viva quella dimensione di dialogo aperto che è stata al centro della pratica di Garutti.

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L’eredità di Alberto Garutti tra arte pubblica e didattica

Nato nel 1948, Alberto Garutti è stato una delle figure di riferimento dell’arte italiana e internazionale degli ultimi quarant’anni. A partire dagli anni Novanta ha contribuito a ridefinire i modi di fare arte pubblica, progettando opere come sistemi aperti di relazione tra cittadini, spettatori e paesaggio urbano. Il suo lavoro mette al centro lo spettatore, considerato elemento attivo nella costruzione del senso dell’opera.

Accanto alla pratica artistica, Garutti ha svolto una lunga attività didattica: è stato titolare della cattedra di Pittura all’Accademia di Brera a Milano dal 1994 al 2013 e ha insegnato anche allo IUAV di Venezia e al Politecnico di Milano. A Bologna, dove aveva tenuto la cattedra di Pittura all’Accademia di Belle Arti tra il 1990 e il 1994, l’istituzione gli ha dedicato nel 2025 un incontro pubblico e una targa commemorativa apposta sulla porta della sua aula.

Ritratto di Alberto Garutti, artista e docente di arte contemporanea

Nel testo che accompagna il progetto, Giacinto Di Pietrantonio descrive Garutti come un artista significativo “non solo per l’arte, ma anche per l’insegnamento dell’arte”. In aula, sottolinea il curatore, Garutti discuteva con gli studenti “alla pari”, considerandoli artisti e non allievi, e trasformando ogni confronto in occasione di crescita condivisa. La discussione sull’arte, nelle scuole come nello spazio pubblico, era al centro della sua poetica.

La mostra a neon si inserisce in questa eredità, proseguendo una “lunga discussione” che continua anche dopo la scomparsa dell’artista, tra chat, incontri e opere. Il rapporto tra Garutti e neon, fondato sulla stima reciproca con Gino Gianuizzi e sulla frequentazione delle mostre di giovani artisti, riaffiora oggi in forma di omaggio collettivo, dove la cartolina diventa strumento di memoria, relazione e presenza in assenza.

Foto: Ufficio Stampa

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