Al Museo de’ Medici di Firenze l’Ultima Cena in bronzo di Sauro Cavallini entra in dialogo con Ridolfo del Ghirlandaio e Leonardo, tra arte sacra, memoria rinascimentale e tensione etica contemporanea.
Dal 23 aprile al 15 maggio 2026 il Museo de’ Medici di Firenze ospita un progetto espositivo che mette in relazione il Rinascimento e la scultura contemporanea: L’ultima Cena, grande ciclo plastico di Sauro Cavallini, entra in dialogo diretto con l’affresco di Ridolfo del Ghirlandaio conservato nel refettorio dell’ex monastero di Santa Maria degli Angeli.
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L’allestimento, nelle sale della Rotonda Brunelleschi e nel refettorio dell’ex monastero, propone il bozzetto in bronzo dell’Ultima Cena affiancato dal disegno preparatorio del 1979, dal dipinto Ecce Homo e da materiali d’archivio che raccontano la genesi di un progetto monumentale ancora in attesa di definitiva collocazione.

Un monumentale progetto tra arte e spiritualità
Il nucleo esposto al Museo de’ Medici rappresenta il più grande dei tre bozzetti conservati presso il Centro Studi Cavallini di Fiesole e costituisce una tappa fondamentale verso una scultura a grandezza naturale, realizzata tra il 1988 e il 1992 in gesso e acciaio (14 x 6,5 metri), pensata per essere fusa in bronzo. Il percorso consente di seguire il lavoro dell’artista dallo studio dei volumi alla definizione del gruppo dei commensali, restituendo la complessità del suo pensiero visivo.
Nella visione di Cavallini, l’Ultima Cena si trasforma in un’immagine simbolica e profondamente contemporanea, che supera la sola dimensione narrativa evangelica per aprirsi a una riflessione sull’umanità e sul destino collettivo. Il convito diventa un tavolo ideale in cui il Dio dell’Amore riunisce i popoli della terra in un orizzonte di pace possibile, coerente con una ricerca da sempre orientata ai temi etici e alla dignità dell’essere umano.
Come sottolinea la curatrice Maria Anna Di Pede, direttore del Centro Studi Sauro Cavallini, L’ultima Cena è una delle poche opere di soggetto sacro dell’artista e quella che meglio mostra la sua capacità di esprimere gli stati d’animo attraverso la sintesi del modellato e il trattamento della materia, in dialogo ideale con i moti dell’animo studiati da Leonardo.
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Dal Cenacolo fiorentino al linguaggio di Cavallini
Per evidenziare il legame con il Rinascimento, la mostra propone anche una selezione di calcografie cinquecentesche raffiguranti il cenacolo vinciano provenienti dalla biblioteca del Museo de’ Medici. L’opera di Cavallini eredita dai grandi maestri toscani la raffinatezza compositiva dei Cenacoli fiorentini, ma ne rilancia la lezione in chiave plastica, catturando le emozioni con una coreografia intensa e strutturata.
Nel confronto con l’affresco di Ridolfo del Ghirlandaio, la differenza di approccio emerge con chiarezza: se nel Rinascimento l’Ultima Cena è ordine, prospettiva e simmetria divina, per Cavallini diventa un’esplosione di umanità, dove il fulcro non è la perfezione della forma ma la verità del sentimento. Questi temi saranno approfonditi anche in una conferenza nell’ex chiesa del monastero, con interventi di Maria Anna Di Pede e di Sara Taglialagamba, direttore della Nuova Fondazione Rossana e Carlo Pedretti.

Firenze tra memoria e presente
Il direttore del Museo de’ Medici Samuele Lastrucci legge l’intervento di Cavallini come una riapertura della frattura tra il dinamismo di Leonardo e il silenzio liturgico del Ghirlandaio, proiettata nel nostro tempo: la Cena diventa un’immagine universale dell’umanità di fronte al proprio destino, dove l’arte non consola ma interroga. In questa prospettiva, l’opera smette di essere un semplice omaggio al passato per affermarsi come creazione pienamente contemporanea.
Un ruolo centrale è riconosciuto anche alle istituzioni che sostengono il progetto, dal patrocinio di Regione Toscana, Comune di Firenze, Città Metropolitana, Comune di Vinci e Comune di Fiesole ai contributi di Unicoop Firenze e Toyota Material Handling. L’assessore alla cultura Cristina Manetti sottolinea come iniziative di questo tipo confermino Firenze e la Toscana quali luoghi vivi di produzione culturale, capaci di custodire la memoria e, al contempo, generare nuove visioni condivise.
La mostra è visitabile tutti i giorni, da lunedì a domenica, dalle 10:00 alle 18:00 presso il Museo de’ Medici (Rotonda Brunelleschi, angolo via del Castellaccio con via degli Alfani; ex Monastero degli Angeli, via degli Alfani 39). Per informazioni è possibile contattare la segreteria del museo ai recapiti indicati nel comunicato.
Foto: Ufficio Stampa