Con il grande banner “The Constant Buzz of a Drone” nell’altana di Palazzo Querini a Ca’ Balà, Jeremy Deller apre extra BENTIVOGLIO a Venezia con un forte messaggio contro i conflitti contemporanei.

Dal 4 maggio al 19 luglio 2026 l’altana di Palazzo Querini a Ca’ Balà, in Fondamenta Fornace, ospita The Constant Buzz of a Drone di Jeremy Deller. Con questo intervento site-specific, visibile da più punti del sestiere di Venezia, il progetto bolognese Palazzo Bentivoglio inaugura extra BENTIVOGLIO, spin-off che porta all’esterno dello storico edificio le attività nate al suo interno.

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L’opera, un grande banner installato sull’altana di Palazzo Querini a Ca’ Balà (Dorsoduro 245), si offre allo sguardo non solo dei visitatori, ma anche di chi attraversa lo spazio circostante dal Ponte de Ca’ Balà, dalla Giudecca o dal Redentore. Un messaggio di solidarietà verso le vittime di tutti i conflitti contemporanei, affidato alla forza sintetica delle parole e alla potenza di un formato pensato per lo spazio pubblico.

extra BENTIVOGLIO tra spazio pubblico e sguardo quotidiano

extra BENTIVOGLIO nasce sulla scorta dell’esperienza di garage BENTIVOGLIO, proseguendone l’idea di un incontro diretto con il pubblico. L’intento è intercettare i passanti occasionali, offrendo loro l’opportunità di imbattersi nell’opera senza mediazioni, lasciandosi sorprendere e costruendo una lettura personale secondo tempi e prospettive proprie. In questo senso, la scelta dell’altana veneziana, tipica terrazza sui tetti, diventa parte integrante del progetto espositivo.

Curato da Davide Trabucco, The Constant Buzz of a Drone dialoga con l’architettura e con il paesaggio urbano, trasformando un luogo elevato in un punto di osservazione e, al tempo stesso, in un segnale visivo che si irradia sul contesto lagunare. Il banner, 400 x 213 cm e realizzato in tessuto da Ed Hall, porta in quota la pratica di Deller, da anni legata al linguaggio della cartellonistica pubblicitaria.

Il grande banner The Constant Buzz of a Drone di Jeremy Deller installato sull'altana di Palazzo Querini a Ca' Balà a Venezia

Il linguaggio dei banner e il ronzio dei conflitti

Da molti anni Deller utilizza slogan, archivi, testi ritrovati e azioni nello spazio pubblico come principali strumenti espressivi. I banner, storicamente impiegati in manifestazioni e campagne politiche da sindacati, partiti, movimenti per il suffragio femminile e associazioni, diventano nelle sue mani dichiarazioni dirette. Se la propaganda usa le parole per orientare e manipolare, l’artista ne rivendica invece la capacità di affermare con immediatezza una verità condivisa.

In The Constant Buzz of a Drone questo approccio si traduce in un gesto di solidarietà verso le vittime di tutti i conflitti contemporanei, evocando un suono preciso: il ronzio del drone, per molti ultimo rumore percepito. La frase scelta per il banner concentra in poche parole un clima di minaccia costante, trasformando il linguaggio della comunicazione pubblicitaria in strumento di consapevolezza collettiva.

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Jeremy Deller tra partecipazione, politica e memoria

Nato nel 1966 e basato a Londra, Deller ha costruito una pratica fondata sulla collaborazione e su una marcata dimensione politica, sia nei temi affrontati sia nel ridimensionamento dell’ego artistico attraverso il coinvolgimento diretto di altre persone nel processo creativo. Le sue opere mettono in discussione la sacralità e l’inviolabilità di spazi, codici sociali e simboli di potere, in particolare quelli politici, economici e religiosi.

Dai luoghi simbolici come Stonehenge alla valorizzazione della cultura popolare, delle comunità di appassionati di musica e dell’identità inglese, il fulcro del suo lavoro resta il potere creativo collettivo. L’opera è pensata per essere vissuta da chiunque e invita alla partecipazione attiva, trasformandosi in un processo condiviso che apre un dialogo tra culture, individui e tempi diversi. Già vincitore del Turner Prize nel 2004 e rappresentante della Gran Bretagna alla 55ª Biennale di Venezia nel 2013, Deller continua a mettere in discussione i modelli dominanti di accesso alla cultura, concentrandosi su sottoculture, folklore e comunità spesso marginalizzate.

Foto: Ufficio Stampa

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