Un percorso dedicato ad Alexander Calder racconta l’evoluzione delle sue sculture sospese e delle forme astratte in movimento, tra equilibri, ombre e dialoghi con lo spazio espositivo.
Un nuovo progetto espositivo mette al centro la ricerca di Alexander Calder, maestro del Novecento che ha rivoluzionato il modo di intendere la scultura grazie a forme sospese, leggere e in costante dialogo con lo spazio. Attraverso una selezione di opere, il percorso permette di osservare come elementi minimi di colore e linea possano dare vita a strutture complesse, capaci di trasformarsi con il movimento dell’aria e con il passare della luce.
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L’allestimento invita a soffermarsi sulla relazione tra pieni e vuoti, tra materiali essenziali e ombre proiettate sulle pareti. Le sculture, spesso sviluppate in verticale, suggeriscono traiettorie invisibili che lo sguardo è chiamato a seguire, componendo ogni volta una configurazione diversa. In questo modo il pubblico è coinvolto in un’esperienza percettiva che va oltre la semplice visione frontale dell’opera.
Sculture sospese e linee nello spazio
Il cuore del progetto è dedicato ai celebri elementi mobili di Calder, strutture sottili che sembrano disegnare l’aria con leggere superfici colorate. Ogni parte è collegata alle altre tramite un sistema di contrappesi e snodi, studiato per mantenere un equilibrio dinamico. Il risultato è una scultura che non resta mai identica a se stessa, ma si modifica in base ai movimenti circostanti, alle correnti e alla presenza degli spettatori.

Accanto alle opere sospese, il percorso mette in evidenza anche il lavoro sulle linee metalliche, che Calder utilizza come un vero e proprio strumento di disegno tridimensionale. Il filo si piega nello spazio e suggerisce profili, volumi e figure sintetiche, lasciando che sia l’occhio di chi guarda a completare le forme. Questa attenzione alla sintesi visiva e alla leggerezza formale rappresenta uno degli aspetti più riconoscibili del suo linguaggio.
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Luce, ombra e percezione del movimento
Un ruolo decisivo è affidato alla luce, che contribuisce a moltiplicare le presenze delle opere attraverso le ombre. Le superfici sagomate e gli elementi metallici proiettano sagome mutevoli sulle pareti e sul pavimento, creando una sorta di doppio immateriale delle sculture. In questo gioco di riflessi, il confine tra oggetto e proiezione si fa sottile, e il visitatore è invitato a considerare anche la dimensione temporale dell’opera.

La disposizione delle sculture nello spazio è pensata per suggerire un percorso fluido, in cui ogni tappa offre un punto di vista diverso sulle stesse forme. Spostandosi tra un lavoro e l’altro, il pubblico può cogliere variazioni minime di inclinazione, rotazione e distanza, che modificano la percezione complessiva. L’esperienza diventa così una sorta di camminata all’interno di un disegno in movimento, dove il corpo è parte integrante dell’opera.

Il progetto offre infine l’occasione per riflettere sull’attualità della ricerca di Calder, capace di parlare ancora oggi alle nuove generazioni di artisti e di pubblico. La sua attenzione alla semplicità dei materiali, alla forza del colore primario e alla dimensione ludica del movimento continua a suggerire nuove possibilità per pensare la scultura come esperienza aperta, partecipata e in continua trasformazione.
Foto: Ufficio Stampa