Milano Art Week 2026 celebra i suoi dieci anni con ‘Ghost Track’, un progetto diffuso che porta opere contemporanee nei musei civici di Milano.
Durante la Milano Art Week 2026 ci saranno oltre 500 appuntamenti sparsi per la città. Il rischio, come sempre, è quello di correre da una mostra all’altra, collezionare inaugurazioni, fare una foto davanti all’opera giusta e tornare a casa con la sensazione di aver visto tutto senza ricordare davvero nulla.
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È proprio qui che entra in gioco Ghost Track, uno dei progetti più interessanti di questa edizione della Milano Art Week, in programma dal 14 al 19 aprile. Perché invece di aggiungere l’ennesima mostra da visitare, prova a cambiare il modo in cui si guardano i musei.

Cos’è Ghost Track e perché è uno dei progetti più interessanti della Milano Art Week
Il nome arriva dal mondo della musica: una ghost track è quella traccia nascosta alla fine di un album, il pezzo che non ti aspetti, che compare quando pensi che il disco sia finito. Allo stesso modo, Ghost Track inserisce opere contemporanee all’interno dei musei civici milanesi. E lo fa senza creare percorsi separati o stanze dedicate. Le opere compaiono quasi per caso, tra una vetrina storica e un reperto, lungo i corridoi, dentro sale che normalmente appartengono ad altri tempi.
Il risultato è una sorta di caccia al dettaglio che costringe il visitatore a rallentare e a guardare meglio. Una scultura di Maurizio Cattelan che appare nella Galleria Antico Egitto del Castello Sforzesco, per esempio, non serve solo a stupire: serve a rompere l’automatismo con cui spesso attraversiamo i musei. Ti obbliga a chiederti perché quell’opera sia lì, che cosa cambia nel modo in cui osservi tutto il resto e quanto, in fondo, anche il patrimonio storico possa sembrare improvvisamente contemporaneo.

Dove vedere le opere contemporanee nei musei civici di Milano
Ed è questa la vera essenza di Ghost Track: rendere vivi luoghi che spesso vengono percepiti come statici o da vedere una volta sola. Un visitatore che conosce già il Museo del Risorgimento potrebbe tornarci per vedere come le opere di Thomas Jeppe e Markus Schinwald dialogano con cimeli, uniformi e memorie storiche. Chi entra al Museo di Storia Naturale potrebbe ritrovarsi davanti agli interventi di Joana Escoval, Vasilis Papageorgiou, RM e Natália Trejbalová e scoprire che perfino fossili, animali tassidermizzati e minerali possono diventare parte di una riflessione sul presente.
Anche il Castello Sforzesco diventa una mappa di apparizioni: nella Sala della Griselda compare Alina Chaiderov, nel Museo delle Arti Decorative Latifa Echakhch, mentre Gina Folly e Hans Josephsohn dialogano con il Museo di Arte Antica. Matteo Nasini entra nella Sala della Balla e Virginia Russolo si inserisce ancora una volta nel percorso del Museo di Arte Antica, trasformando la visita in qualcosa di più narrativo e meno didascalico. Ghost Track tocca anche altri luoghi simbolici della città. Alla Biblioteca Sormani si incontrano i dipinti di Xiao Zhiyu, mentre alla Biblioteca Parco Sempione trova spazio un’installazione di Alessandro Carano.

In un momento in cui molte mostre sembrano pensate soprattutto per essere fotografate, Ghost Track lavora al contrario: non punta sull’effetto wow immediato, ma su un cortocircuito più sottile. Quello che ti fa fermare qualche secondo in più davanti a una sala che normalmente avresti attraversato distrattamente. Forse è proprio questo il motivo per cui Ghost Track è uno dei progetti più riusciti della Milano Art Week 2026: non chiede di vedere altro, ma di vedere meglio.
Foto: Ufficio Stampa