Nel 2026 Marina Abramović torna protagonista in Europa con una grande mostra a Berlino, un inedito progetto con Gustavo Dudamel a Napoli e una storica esposizione alle Gallerie dell’Accademia di Venezia.
Il 2026 sarà un anno decisivo per Marina Abramović, impegnata in una serie di progetti che attraversano Germania, Italia e Danimarca. Tra mostre museali, installazioni e incursioni nel mondo della musica sinfonica, l’artista consolida il suo ruolo di figura centrale della performance contemporanea, mettendo al centro il corpo, il rito e la trasformazione dell’energia.
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Dal cuore di Berlino alle sale delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, fino al Teatro San Carlo di Napoli e agli spazi sotterranei di Copenaghen, il calendario europeo di Abramović delinea una costellazione di appuntamenti che dialogano con la storia dell’arte, la musica colta e le tradizioni popolari dei Balcani.

Balkan Erotic Epic. The Exhibition al Gropius Bau di Berlino
Il 15 aprile 2026 si inaugura Balkan Erotic Epic. The Exhibition al Gropius Bau di Berlino, a cura di Agnes Gryczkowska e Jenny Schlenzka, visitabile fino al 23 agosto 2026. Si tratta della prima grande personale di Abramović in città dagli anni Novanta, una mostra che riunisce opere storiche e nuovi lavori dedicati a ritualità, erotismo, morte e al corpo come luogo di resistenza politica.
Tra film, installazioni scultoree e performance dal vivo, l’esposizione attinge al folklore dei Balcani, terra natale dell’artista: donne che si battono il petto, che si massaggiano il seno in segno di lamento, un corpo nudo intrecciato a uno scheletro. In questo immaginario, l’energia erotica diventa strumento collettivo per affrontare la morte, garantire fertilità e ristabilire un equilibrio con il mondo naturale, dissolvendo i confini tra vita e morte, individuo e comunità.
Nel 2026 i Berliner Festspiele celebrano il loro 75° anniversario articolando Balkan Erotic Epic in due momenti: alla mostra al Gropius Bau seguirà Balkan Erotic Epic. The Stage Version, una nuova produzione teatrale di più ore che inaugurerà la stagione delle arti performative alla Haus der Berliner Festspiele nell’ottobre 2026.
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Napoli e Venezia: tra musica, energia e memoria
Il legame tra Abramović e la musica si rinnova al Teatro San Carlo di Napoli con Dudamel / Abramović, in programma il 18 e 19 aprile 2026 alle ore 19. Direttore è Gustavo Dudamel, mentre il concept artistico porta la firma congiunta di Abramović e Nabil Elderkin, autore anche dei video. In scena due capisaldi del Novecento: Histoire du soldat di Igor Stravinsky, con testo di C. F. Ramuz e la partecipazione dell’attore Valentino Mannias, ed El amor brujo di Manuel de Falla, interpretato dalla voce di Pasión Vega, tra sovratitoli e traduzioni che aprono il progetto a un pubblico internazionale.

Poche settimane dopo, il 6 maggio 2026, Abramović entrerà nella storia come prima artista donna vivente a essere celebrata con una grande mostra alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Marina Abramović: Transforming Energy, a cura di Shai Baitel e in dialogo con la 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, resterà aperta fino al 19 ottobre 2026. L’esposizione, che coincide con l’80° compleanno dell’artista, mette in relazione la sua pratica performativa con i capolavori rinascimentali veneziani, distribuendo le opere sia nella collezione permanente sia negli spazi temporanei.
Al centro di Transforming Energy ci sono gli Transitory Objects, letti e strutture in pietra con cristalli di quarzo e ametista che i visitatori sono invitati a usare sdraiandosi, sedendosi o restando in piedi, attivando una vera e propria “trasmissione di energia”. Accanto a lavori iconici come Imponderabilia (1977), Rhythm 0 (1974), Light/Dark (1977), Balkan Baroque (1997) e Carrying the Skeleton (2008), la mostra presenta nuove opere che approfondiscono i temi di resistenza, vulnerabilità e trasformazione del corpo.

Infine, Copenaghen
Tra i momenti più significativi spicca l’accostamento tra Pietà (with Ulay) (1983) e la Pietà di Tiziano, completata da Palma il Giovane, a 450 anni dalla realizzazione del dipinto. Un dialogo che rilegge dolore, trascendenza e redenzione in chiave contemporanea, ribadendo il ruolo del corpo come luogo di sofferenza ma anche di elevazione spirituale. A completare il quadro europeo, dal 14 marzo al 30 novembre 2026 Copenaghen ospita Seven Deaths, installazione cinematografica presentata a Cisternerne, negli spazi dei Frederiksbergmuseerne, che porta la riflessione dell’artista sul tema della morte in un contesto immersivo e sotterraneo.
Foto: Ufficio Stampa