Triennale Milano dedica a Don Bronstein la prima mostra europea: 25 scatti sulla scena jazz e blues di Chicago tra il 1953 e il 1968, tra club, studi di registrazione e grandi protagonisti.
Triennale Milano dedica a Don Bronstein la sua prima grande mostra europea con Il ritmo dell’occhio. Don Bronstein e la scena jazz a Chicago 1953–1968, in programma dal 4 aprile al 17 maggio 2026. L’esposizione, curata da Filippo Fossati e Nicola Ricciardi e concepita nel contesto di miart, porta a Milano un nucleo di immagini che hanno segnato in modo discreto ma decisivo la cultura visiva americana del dopoguerra.
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La mostra riunisce 25 fotografie dedicate alla scena jazz e blues di Chicago, realizzate tra il 1953 e il 1968 nei club e negli studi di registrazione. Sono scatti che restituiscono l’atmosfera dei locali dove la musica si scriveva ogni notte dal vivo, tra performance e pause, tra presenza e sospensione, con protagonisti celebri come Miles Davis e Nat King Cole.

La scena jazz di Chicago negli scatti di Bronstein
Il percorso espositivo di Il ritmo dell’occhio si concentra su uno dei capitoli più intimi del lavoro di Bronstein: la sua vicinanza ai musicisti, ripresi nei momenti di concentrazione, nelle prove e nelle esibizioni dal vivo. Lavorando in stretta prossimità con i suoi soggetti, il fotografo sviluppava relazioni autentiche e durature che gli permettevano un grado raro di apertura e confidenza.
Nei club e negli studi di registrazione, Bronstein si muoveva tra i musicisti senza disturbare, pronto a cogliere uno sguardo, una mossa inattesa, una stranezza, la pausa prima di una nota. Le sue immagini, prive di filtri e artifici, entrano nella scena dall’interno e restituiscono un frammento di realtà che racconta tanto la musica quanto il clima culturale di quegli anni.
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Analizzando le fotografie in mostra si riconosce non solo l’esordio di un autore che sta forgiando il proprio linguaggio, ma anche l’inizio di una vera e propria operazione conoscitiva. Tra il 1953 e il 1968, Bronstein utilizza la macchina fotografica per mettere alla prova le possibilità del mezzo, definendo progressivamente le regole del proprio lavoro e della propria idea di estetica.

Dalla Chess Records a Playboy: l’eredità visiva di Don Bronstein
Fotografo e art director della Chess Records, l’etichetta di Chicago che ha scritto la storia del blues, del jazz e del rock’n’roll, Bronstein ha ritratto artisti come Muddy Waters, Chuck Berry, Bo Diddley, Ahmad Jamal, Howlin’ Wolf ed Etta James. Il suo obiettivo ha incontrato anche figure leggendarie quali Louis Armstrong, Ella Fitzgerald, Miles Davis, Duke Ellington, Sarah Vaughan, Count Basie, Eartha Kitt, Harry Belafonte, Sammy Davis Jr. e Gerry Mulligan, spesso nei club più esclusivi della città come il London House, il Mr. Kelly’s e The Happy Medium.
Il suo sguardo non si è fermato ai confini del mondo musicale: tra i soggetti compaiono anche Bob Newhart, Lenny Bruce e Woody Allen. Al nome di Bronstein si devono oltre cinquecento copertine di album per etichette come Chess, Columbia Records, Atlantic Records, Argo, Verve e Universal Music Group, oltre al ruolo di primo fotografo di staff di Playboy, con cui ha contribuito a definire l’identità visiva della rivista di Hugh Hefner.

Il tesoro di Don Bronstein
Dopo la morte prematura dell’autore nel 1968, all’età di quarantuno anni durante un incarico in Messico, il suo archivio è rimasto intatto per decenni. Stampe, negativi, fogli di contatto, documenti e materiali di lavoro sono stati riportati alla luce grazie al lavoro delle figlie Julie e Jennifer Hillman, rivelando un vero e proprio tesoro: migliaia di immagini, lettere, fogli di contatto legati a Chuck Berry, a Duke Ellington e alla sua orchestra, fotografie di spettacoli di burlesque sulla South Indiana Avenue, scatti urbani, collage per copertine di dischi e servizi per Playboy.
Il ritmo dell’occhio inaugura anche un più ampio percorso di ricerca che proseguirà in Triennale con Henri Matisse. Jazz as a Method, a cura di Viviana Bertanzetti e Nicola Ricciardi, dedicato al rapporto tra arti visive, composizione e sperimentazione editoriale a partire dall’opera Jazz (1947). La mostra su Bronstein, a ingresso libero, è visitabile dal martedì alla domenica dalle 10.30 alle 20.00 (ultimo ingresso alle 19.00) negli spazi di Triennale Milano, in viale Alemagna 6.
Foto: Gianluca Di Ioia – GDI STUDIO