Alla Galleria Diaz14 di Como arriva Dal Cielo, una mostra di Giuliano Collina che sarà aperta al pubblico dal 25 marzo al 9 maggio 2026. L’esposizione, con inaugurazione prevista mercoledì 25 marzo alle ore 18.00, propone un percorso intenso e meditativo tra simboli del cielo e riflessioni sull’origine stessa dell’arte.
La rassegna riunisce opere in cui colombe, angeli, piogge e anime diventano figure attraverso cui l’artista interroga il rapporto tra visibile e invisibile, tra finito e infinito. Il cielo, inteso come dimensione dell’altrove e del sacro, è il punto di partenza e di ritorno di un’indagine poetica che attraversa l’intera ricerca di Collina.
Simboli del cielo e origine dell’arte
Colombe, Angeli, Piogge, Anime sono i temi ricorrenti che strutturano la mostra e che, come sottolinea il testo critico di P.F. Galli, rimandano all’origine dell’arte intesa come appello all’Oltre nella sua alterità. Il cielo, percepito dall’uomo come ciò che è più estraneo e distante, diventa da sempre la dimensione del sacro, luogo da cui proviene il divino e verso cui tende l’esperienza umana.
L’esposizione mette in relazione questi simboli con una riflessione più ampia sul sacro, a partire dall’etimologia latina di sacer e dalla radice accadica saqāru, che rimanda all’invocazione della divinità. Guardando al cielo, seguendo il volo dei suoi abitanti e la disposizione degli elementi, l’uomo traccia i propri segni sulla terra, creando uno spazio capace di accogliere il divino: da qui nascono il tēmenos, il recinto sacro, e il templum, luogo in cui il cielo incontra la terra.
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In questo orizzonte, le opere di Collina si configurano come quadrati di quadri che uniscono cielo e terra, contenendo ed esponendo l’infinito nel finito, l’eterno nel tempo e nello spazio. La pioggia è il cielo che purifica e feconda la terra, la colomba il cenno benevolo del divino, l’angelo il messaggero che lega l’immortale al mortale, l’anima il ritorno al cielo dopo il soggiorno terreno.
Giuliano Collina, un sacerdote della bellezza
La forza semantica del lavoro di Collina risiede nella capacità di mostrare l’invisibile attraverso il visibile, rendendolo in-visibile, cioè presente nell’opera d’arte e come opera d’arte. Con Dal Cielo, l’artista sembra riflettere sul senso dell’arte tout court, non solo sulla propria pratica ma su quella di ogni tempo e luogo, riaffermando il legame profondo tra creazione artistica e dimensione del sacro.
P.F. Galli descrive Giuliano Collina come uno dei pochi artisti che mantengono un rispetto quasi reverenziale per il proprio lavoro, veri e propri sacerdoti della bellezza, indizio dell’Oltre. Nell’arte, Collina riconosce il mezzo privilegiato concesso ai mortali per avvicinare l’altrove, per sentirsi, con le parole di Klee, un po’ più vicini al cuore della creazione, pur senza raggiungerlo del tutto.
Nato a Intra nel 1938 e residente a Como dal 1944, Collina espone per la prima volta nel 1952 alla Galleria delle Ore, per poi partecipare a premi, rassegne e oltre cento personali in Italia e all’estero. Accanto alla pittura sviluppa una intensa attività scultorea, con monumenti in bronzo e acciaio per spazi pubblici e privati, e dal 2011 al 2024 collabora con La Provincia di Como e con diverse istituzioni accademiche come docente, fino alla scomparsa nel novembre 2015.
Il legame con Milly Pozzi
Il legame tra l’artista e la gallerista Milly Pozzi affonda le radici nel 2000, quando la Galleria Milly Pozzi Arte Contemporanea inaugurò la propria attività con una mostra dedicata alle Piogge e alle Animi Domus di Collina. Seguirono una grande esposizione alla Madonna dell’Orto a Venezia nel 2003, poi trasferita a Spoleto a Palazzo Racani Arroni, e una collettiva in galleria, oltre alla presenza dell’artista in importanti fiere a Verona, Padova e Miart, all’interno di quello che oggi è il nucleo della Collezione Milly Pozzi Arte.
La mostra comasca propone dunque un ritorno alle origini, riportando in primo piano i temi che hanno segnato la ricerca di Collina e offrendo al pubblico uno sguardo ravvicinato su un percorso artistico che continua a interrogare il rapporto tra terra e cielo, tra umano e divino.
Foto: Ufficio Stampa