A Roma, la rhinoceros gallery inaugura la prima personale italiana dell’artista brasiliano Miguel Afa, realizzata in collaborazione con la galleria di Rio de Janeiro A Gentil Carioca. La mostra, dal titolo O tempo que mora em mim (Il tempo che vive in me), sarà visitabile dal 24 marzo al 3 giugno 2026 e riunisce una nuova serie di dipinti concepiti e realizzati in città appositamente per questo progetto.
Le opere nascono dall’esperienza diretta dell’artista a Roma: corpo, memoria e luogo si intrecciano in una pittura che trasforma lo scorrere del tempo in materia visiva. Paesaggi, momenti di vita quotidiana in Brasile e in Italia, ricordi condivisi con persone care e l’incontro con la storia dell’arte italiana, in particolare con Caravaggio, diventano frammenti di un racconto affettivo. Come afferma Afa, la memoria è un corpo, la nostalgia (saudade) è un cortile, immagine che condensa la dimensione intima e collettiva del suo lavoro.
Paesaggi affettivi tra Roma e Rio de Janeiro
Durante la residenza romana l’artista osserva e restituisce ambienti e strutture architettoniche provenienti da geografie vicine e lontane, creando un dialogo continuo tra gli spazi legati a Rio de Janeiro, sua città d’origine, e quelli incontrati nella capitale italiana. Alcuni dipinti prendono forma da fotografie, altri si affidano esclusivamente alla memoria, trasformando il ricordo in un vero e proprio archivio vivente.
Elemento ricorrente è il cortile, spazio domestico e al tempo stesso simbolico, associato alla sfera affettiva. L’eco delle parole del poeta brasiliano Manoel de Barros – secondo cui il cortile dell’infanzia può essere più grande di un’intera città – risuona nelle tele di Afa, dove luoghi minimi e quotidiani si dilatano fino a contenere mondi interiori complessi. La pittura diventa così pratica simbolica, luogo di formazione, incontro e narrazione, capace di attivare memorie che attraversano tempi e geografie diverse.
LEGGI ANCHE: Mostre a Roma 2026: gli appuntamenti da non perdere
Nella relazione con la monumentalità romana, il patrimonio storico e artistico e la memoria, Afa dilata la scala delle figure, che assumono spesso dimensioni imponenti pur restando immerse in scene intime. I dipinti affermano una presenza espressivamente monumentale senza rinunciare alla delicatezza degli sguardi, agli abbracci, alla tensione emotiva tra i corpi e la natura circostante. Il concetto di saudade struttura queste immagini come una memoria in movimento, in cui paesaggi, corpo e affetti si rinnovano costantemente.
rhinoceros gallery, finestra sul mondo
La ricerca di Miguel Afa trova una risonanza particolare nella visione di rhinoceros, hub culturale fondato da Alda Fendi e progettato da Jean Nouvel nel cuore di Roma. La rhinoceros gallery, spazio flessibile e ibrido fondato nel 2023 da Alessia Caruso Fendi, invita gallerie e artisti internazionali a sviluppare progetti temporanei, spesso pensati specificamente per la città e realizzati durante la permanenza nel palazzo.
In questo dialogo tra Roma e Rio de Janeiro, la collaborazione con A Gentil Carioca si inserisce naturalmente nella missione della galleria: essere una finestra sul mondo in costante movimento, un luogo dove l’arte contemporanea riflette e amplifica le trasformazioni del presente. I progetti ospitati sono spesso accompagnati da performance, talk e collaborazioni con istituzioni cittadine, creando nuove connessioni tra la scena romana e il panorama internazionale.
La pratica di Afa, intrisa di cultura brasiliana e attenta alla dimensione affettiva del corpo periferico, si intreccia così con la storia, la memoria e l’architettura di Roma. Nelle opere realizzate per O tempo que mora em mim, il colore – con una tavolozza complessa e sorprendente – diventa veicolo di poesia e solennità, trasformando tonalità apparentemente attenuate in immagini di grande intensità emotiva.
Attraverso questa personale, rhinoceros gallery conferma il proprio ruolo di piattaforma aperta allo scambio, dove artisti e gallerie senza sede stabile in Italia possono portare identità curatoriali diverse e costruire narrazioni condivise. La mostra di Miguel Afa diventa così un nuovo capitolo di una storia che mette al centro il dialogo tra culture, linguaggi e comunità.
Foto: Simon d’Exea