Maria Barosso alla Centrale Montemartini prorogata al 15 marzo

È stata prorogata fino a domenica 15 marzo 2026 la mostra Maria Barosso, artista e archeologa nella Roma in trasformazione, ospitata dal 16 ottobre 2025 ai Musei Capitolini – Centrale Montemartini. La rassegna, prima monografica dedicata a Maria Barosso (1879–1960), figura di rilievo nel panorama culturale italiano del primo Novecento, offre un’occasione ulteriore per riscoprire il contributo di una protagonista ancora poco conosciuta della storia artistica e archeologica della Capitale.

Maria Barosso, una mostra che la racconta

La mostra ripercorre il ruolo cruciale svolto da Barosso nella documentazione, attraverso riproduzioni a colori ad acquerello, delle demolizioni e dei grandi cantieri della Soprintendenza di Roma e del Lazio. Prima donna funzionaria presso la Direzione Generale Antichità e Belle Arti di Roma, dove arrivò nel 1905 iniziando a collaborare con Giacomo Boni agli scavi del Foro Romano, l’artista fu testimone delle profonde trasformazioni urbanistiche che cambiarono il volto della città tra inizio Novecento e Ventennio fascista.

Il percorso espositivo, che comprende 137 opere – di cui circa 100 tra stampe, disegni, acquerelli e dipinti realizzati da Maria Barosso – riunisce un importante nucleo proveniente dai depositi della Sovrintendenza Capitolina e dal Museo di Roma a Palazzo Braschi, affiancato da lavori conservati in collezioni private e in istituzioni come l’Archivio Storico del Museo Nazionale Romano presso Palazzo Altemps, il Parco Archeologico del Colosseo, il Vicariato di Roma e la Fondazione Camillo Caetani.

Una Roma che si trasforma

Attraverso il suo sguardo attento e la sua mano precisa, la mostra ricostruisce episodi emblematici della Roma in trasformazione. Dallo sbancamento della Velia per la creazione dell’attuale via dei Fori Imperiali alla scoperta dei templi repubblicani nell’area di largo Argentina, fino alla demolizione di interi quartieri medievali per l’apertura di nuove arterie monumentali. Il suo lavoro, caratterizzato da una combinazione unica di accuratezza filologica, rigore scientifico e sensibilità estetica, si configura oggi come un archivio visivo indispensabile per comprendere la complessità di quell’epoca.

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, e prodotta in collaborazione con Sapienza Università di Roma, la mostra è curata da Angela Maria D’Amelio, Maurizio Ficari, Manuela Gianandrea, Ilaria Miarelli Mariani e Domenico Palombi, con la collaborazione di Andrea Grazian ed Eleonora Tosti. L’organizzazione è di Zètema Progetto Cultura, con catalogo edito da De Luca Editori d’Arte.