La notizia in breve. Dal 4 al 29 marzo 2026 la Sala d’Arme di Palazzo Vecchio a Firenze ospita Rotta, installazione immersiva di Giuseppe Lo Schiavo (GLOS), curata da Serena Tabacchi. L’opera affronta il Mediterraneo come luogo di memoria e ascolto, dando forma a una potente riflessione sulle migrazioni e sulle vite che attraversano – o si perdono – lungo le rotte verso l’Italia.
Cinque barche in mare, una processione laica che avanza compatta verso un gesto finale di forte impatto simbolico. È da questa immagine, potente e sospesa, che prende forma Rotta, il progetto di Giuseppe Lo Schiavo, a cura di Serena Tabacchi, dal 4 al 29 marzo 2026 nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio a Firenze.
Promossa dai Musei Civici Fiorentini con il patrocinio del Comune di Firenze e la collaborazione della Fondazione MUS.E, l’opera si presenta come un’installazione immersiva che affronta il Mediterraneo come confine liquido. Come luogo di memoria e ascolto. E il mare nostrum diventa spesso lo spazio che viene attraversato senza la dignità di diventare numero. Vite che si muovono lungo le rotte del Mediterraneo centrale e approdano – o si perdono – verso le coste italiane, spesso fuori da ogni statistica, inghiottite da un confine che non riconosce corpi, nomi, storie.
Il lavoro site specific di Lo Schiavo nasce dall’esperienza diretta dell’artista e si sviluppa a partire da una performance in presa diretta che diventa testimonianza. Lo spettatore non è chiamato a osservare, ma a prendere posizione. In questo senso, l’ambiente immersivo contribuisce a un ascolto in cui l’arte vuole interrogare. Le cinque imbarcazioni che avanzano insieme diventano un unico corpo, simbolo di una comunità fragile e insieme resistente.
La Sala d’Arme e il nuovo significato di “difesa”
La scelta della Sala d’Arme non è neutrale. Collocata nel cuore del palazzo simbolo della città, anticamente deputata alla difesa della “fortezza” fiorentina, diventa oggi luogo di riflessione sul concetto contemporaneo di confine. E Rotta lavora proprio su questa tensione, ribaltando il senso della difesa e spostando l’attenzione dalla protezione dei confini alla responsabilità dell’ascolto.
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Nei 350 metri quadrati della Sala d’Arme, proiezioni perimetrali sincronizzate e un sistema audio immersivo costruiscono un ambiente che agisce sul corpo prima ancora che sulla mente. Le immagini scorrono come frammenti di una memoria collettiva che non trova archivi ufficiali. Il suono, quindi, avvolge lo spazio e guida l’esperienza in un attraversamento emotivo che sollecita domande.
Accanto al dispositivo audiovisivo, sculture di delfini a grandezza naturale abitano lo spazio. Figure ambivalenti, simboli di salvezza e mito, ma anche presenze silenziose che accompagnano e interrogano. Un elemento plastico che amplia il respiro del progetto e rafforza il dialogo tra dimensione individuale e collettiva.
La colonna sonora originale, composta da Marco Guazzone, si intreccia con l’esecuzione di una banda musicale di Pizzo Calabro coinvolta direttamente nel lavoro, trasformando il viaggio in un atto corale, intimo e pubblico insieme.
La ricerca di GLOS tra arte, scienza e tecnologia
Giuseppe Lo Schiavo, in arte GLOS, è un visual artist e researcher attivo tra Milano e Londra. La sua ricerca si colloca all’intersezione tra tecnologia, scienze e storia dell’arte attraverso il concetto di Synthetic Photography, sviluppato dal 2022 anche in seguito alla collaborazione con il MUSE – Museo delle Scienze di Trento su progetti di biologia sintetica.
I suoi lavori indagano temi come biologia evolutiva, transumanesimo ed ecocentrismo, attraverso installazioni immersive, proiezioni 3D e ambienti audiovisivi complessi. Tra i riconoscimenti ricevuti figurano l’European BioArt Challenge 2021 e il Premio Cairo 2024, oltre alla selezione su Domus nel 2023.
Con Rotta, questa ricerca si misura con un tema cruciale del presente, portando nel cuore istituzionale di Firenze un’opera che intreccia linguaggio artistico e responsabilità civile, memoria e attualità.
Immagini da Ufficio Stampa