‘Liberty. L’arte dell’Italia moderna’: a Brescia il racconto di un Paese che cambia

Può l’arte raccontare una società che cambia, che cresce? La risposta arriva direttamente dalle tele esposte a Palazzo Martinengo, Brescia, le cui sale ospitano una grande mostra dedicata a quel periodo di transizione verso la modernità. Liberty. L’arte dell’Italia moderna è un viaggio immersivo nei primi quindici anni del Novecento, quando pittura, scultura, grafica, moda, fotografia e arti applicate iniziano a parlare un linguaggio nuovo. Sostanzialmente libero dalla tradizione accademica e aperto alle suggestioni internazionali.

Curata da Manuel Carrera, Davide Dotti e Anna Villari, la rassegna presenta oltre cento opere provenienti da importanti collezioni pubbliche e private. In un corpus ampio e articolato che restituisce la complessità di un’epoca segnata da profonde trasformazioni a diversi livelli.

Il Liberty italiano nasce dal dialogo con l’Art Nouveau francese e belga, il Modern Style inglese, lo Jugendstil tedesco e la Secessione viennese. Ma sviluppa una propria identità, conosciuta anche come Stile floreale. A caratterizzarlo sono linee sinuose e motivi vegetali che indicano un’attenzione nuova alla natura come segno distintivo.

Mario Reviglione, Ritratto in nero (Ritratto della signora Levi Muzzani), 1916, olio su tela, 100 × 70 cm, collezione privata, courtesy Benappi

La mostra racconta questo laboratorio creativo attraverso un percorso tematico che supera le tradizionali suddivisioni disciplinari, restituendo l’idea di una cultura visiva unitaria e diffusa.

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Capolavori e protagonisti

In esposizione dipinti di Vittorio Matteo Corcos, Gaetano Previati, Plinio Nomellini, Ettore Tito, Amedeo Bocchi e Cesare Tallone. Affiancati dalle sculture di Edoardo Rubino, Leonardo Bistolfi e Libero Andreotti. Tra le opere di maggiore rilievo spicca il monumentale Ritratto della marchesa Edith Oliver Dusmet di Corcos (1911), prestito eccezionale da Palazzo Barberini, emblema della figura femminile come icona della modernità.

Accanto alle arti “maggiori”, la rassegna esplora i linguaggi che hanno costruito l’immaginario del tempo. È il caso della fotografia di Mario Nunes Vais ed Emilio Sommariva, così come della nascente industria cinematografica con spezzoni di film d’epoca. Compreso il fenomeno del divismo incarnato da Lyda Borelli.

Grande spazio è riservato anche alla grafica pubblicitaria, con manifesti firmati da Dudovich, Metlicovitz e Mauzan, e alle arti applicate, tra ceramiche di Galileo Chini e arredi di Eugenio Quarti. Lavori che testimoniano l’eccellenza artigianale italiana nel dialogo con la modernità industriale.

LIBERTY. L’arte dell’Italia moderna
Brescia – dal 24 gennaio al 14 giugno 2026
Orari mercoledì, giovedì e venerdì, dalle 9.00 alle 17.00; sabato, domenica e festivi, dalle 10.00 alle 20.00. Lunedì e martedì chiuso
La biglietteria chiude un’ora prima dell’orario di chiusura della mostra
Aperture straordinarie
domenica 5 aprile (Pasqua); lunedì 6 aprile (Pasquetta); 25 aprile; 1° maggio; 1° giugno; 2 giugno.

La mostra rinnova la collaborazione tra l’Associazione Amici di Palazzo Martinengo e Fondazione AIRC: l’1% del ricavato della biglietteria sarà devoluto alla ricerca oncologica, unendo cultura e impegno civile.

Immagini da Ufficio Stampa, crediti indicati / In copertina: Giorgio Kienerk, L’enigma umano, trittico, 1900; Pavia, Musei Civici