A Venezia una grande mostra archeologica mette in relazione due civiltà dell’Italia preromana attraverso culti, santuari e acque sacre. Un progetto scientifico di respiro nazionale tra ricerca, divulgazione e contemporaneità.
Dal 6 marzo al 29 settembre 2026, l’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale ospita la mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari, un ambizioso progetto espositivo che racconta il ruolo fondativo dell’acqua nelle pratiche religiose di due grandi civiltà dell’Italia preromana.
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Presentata ufficialmente il 14 gennaio 2026 a Roma, nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, la mostra propone un confronto inedito tra il mondo etrusco e quello veneto lungo tutto il I millennio a.C., mettendo al centro mari, fiumi, sorgenti e acque termali come luoghi di contatto con il divino, spazi di guarigione e nodi di relazione culturale.
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Curata da Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, l’esposizione è organizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati, con il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici. Un progetto che unisce rigore scientifico e forte impatto narrativo, valorizzando prestiti di eccezionale importanza provenienti da musei e scavi archeologici recenti.
Nel corso della presentazione, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha sottolineato come la mostra non si limiti a esporre reperti, ma costruisca un racconto di relazioni, dialoghi e stratificazioni culturali, capace di mettere in comunicazione passato e presente. Una prospettiva che restituisce all’archeologia la sua dimensione più viva, in cui gli oggetti diventano strumenti di riflessione sull’identità e sul futuro.
Sulla stessa linea il Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, che ha ricordato come Venezia – città di scambi e di incontri – rappresenti il luogo ideale per raccontare una storia fondata sull’acqua come via di connessione e sui santuari come spazi di comunità.
Il percorso espositivo
Il percorso si apre con Gli Etruschi e il sacro, introduzione al complesso universo religioso etrusco, segnata dalla presenza della Testa di Leucothea da Pyrgi, straordinario prestito del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Da qui si passa ai sacri approdi dell’Etruria, con un focus su Vulci e Pyrgi e sull’esposizione integrale del deposito votivo della Banditella, la più antica testimonianza di un culto all’aperto legato a una sorgente.
Il capitolo Acque miracolose conduce nei grandi santuari salutari dell’Etruria interna, da Chianciano a Chiusi fino a San Casciano dei Bagni, protagonista con un nucleo di bronzi provenienti dagli scavi più recenti ed esposti al pubblico per la prima volta. Un racconto che attraversa quasi un millennio di pratiche cultuali, fino al passaggio al mondo romano.
La sezione dedicata all’Etruria padana si chiude con Adria e Spina, porti dell’Adriatico settentrionale, snodi fondamentali per la navigazione e lo scambio rituale.
Con I Veneti e il sacro il focus si sposta sul mondo venetico antico, mettendo in luce la centralità dell’acqua nei culti salutari, nei santuari fluviali e nei porti sacri. Tra i reperti più significativi spiccano il disco bronzeo di Montebelluna, l’orlo di lebete di Altino con iscrizione votiva in lingua venetica e gli ex voto provenienti da Lagole di Calalzo e Montegrotto.
Il percorso si conclude ad Altino, porto sacro aperto alle rotte adriatiche e mediterranee. Un luogo di integrazione culturale testimoniato da bronzetti, lamine figurate e monumenti votivi di straordinaria rilevanza.
Archeologia e contemporaneità
A chiudere la mostra, un progetto installativo a cura di Fondazione Bonotto: We are bodies of water, un grande arazzo realizzato con filati ricavati da plastiche riciclate, su cui si innestano elementi digitali e sonori nati da una ricerca sull’ambiente lagunare veneziano. Un intervento che rinnova il dialogo tra archeologia, nuovi linguaggi e riflessione ambientale.
Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari restituisce così all’acqua il suo ruolo fondativo nella costruzione del sacro e dell’identità delle civiltà antiche, offrendo al pubblico una lettura autorevole e profondamente attuale del nostro passato.