Dal 29 gennaio al 15 marzo, la Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. di Bologna dedica una grande mostra a Giosetta Fioroni, figura centrale dell’arte italiana del secondo Novecento e protagonista della scena internazionale. L’esposizione, intitolata Il futuro è uscito dal passato, è a cura di Alessia Calarota e Giulia Lotti, con la Fondazione Goffredo Parise e l’artista stessa. E si inserisce nel programma ufficiale di ART CITY Bologna, in concomitanza con Arte Fiera.
La mostra intende offrire uno sguardo ampio e articolato su una ricerca artistica di straordinaria attualità. Oggetto di riflessione critica da parte di figure come Hans Ulrich-Obrist e Germano Celant, e punto di riferimento per numerosi artisti contemporanei. Negli ultimi anni, l’opera di Fioroni è stata al centro di importanti esposizioni istituzionali che ne confermano il ruolo fondamentale nel panorama culturale internazionale.
Artista indipendente, estranea alle mode e alle appartenenze rigide, Fioroni ha costruito nel tempo un linguaggio visivo lucido e radicale. Affrontato con assoluta libertà dividendosi tra pittura, disegno, performance, video, teatro, ceramica e moda. Il percorso espositivo ripercorre proprio questa traiettoria partendo dal periodo successivo al soggiorno parigino, quando, nello studio di Tristan Tzara, entra in contatto con il vivace contesto degli anni Sessanta.
È in questi anni che prende forma uno dei nuclei più significativi della sua ricerca: la serie degli Argenti, fulcro concettuale e visivo della mostra. Superfici metalliche, riflettenti e al tempo stesso opache, realizzate su carta e su tela, che trasformano l’immagine in un’apparizione instabile, sospesa tra presenza e dissoluzione. «L’argento è memoria, recupero e sospensione di tempi differenti», afferma l’artista.
Queste opere, oggi considerate emblematiche, definiscono un lessico visivo immediatamente riconoscibile. Ne è un esempio Una donna in silenzio (1964), lavoro iconico in cui Fioroni affronta con delicatezza e sguardo critico la condizione femminile. Accanto agli Argenti, una tela coeva dedicata a Carpaccio testimonia il rapporto diretto che l’artista intrattiene con la tradizione pittorica, riletta attraverso una sensibilità contemporanea.
Performance, materia e sperimentazione
Il percorso prosegue a questo punto con il riferimento a La Spia Ottica, performance presentata per la prima volta alla Galleria La Tartaruga di Roma e riproposta recentemente alla Fondazione Prada su iniziativa di Francesco Vezzoli e Cristiana Perrella. Realizzata nel periodo in cui Fioroni era esponente della Scuola di Piazza del Popolo, l’opera rappresenta un momento cruciale nella sua riflessione.
E arriviamo agli anni Settanta, un intenso periodo di sperimentazione materica e concettuale, testimoniato in mostra da un paesaggio argentato che condensa molte delle tensioni di quella fase. Il rapporto tra immagine e superficie, tra memoria e percezione, tra esperienza individuale e dimensione simbolica. Il percorso si estende poi agli anni Ottanta e Novanta, segnati da una ricerca materica sempre più articolata, capace di mantenere una forte coerenza interna pur attraversando linguaggi e materiali differenti.
Tra le opere di maggiore rilievo spicca Pisan Cantos, lavoro fondamentale per ampiezza e intensità della ricerca pittorica, che intreccia la memoria della poesia di Ezra Pound con un dialogo visivo con la pittura di Francisco Goya, in particolare Il Parasole. Un’opera che restituisce la complessità dei riferimenti culturali stratificati alla base della poetica di Fioroni.
L’ultima sezione, infine, è dedicata agli anni Duemila, fase in cui l’artista consolida i temi della memoria, dell’identità e della stratificazione del vissuto. Segni e simboli ormai distintivi del suo linguaggio riaffiorano con forza, riattivando percorsi già tracciati. Un focus particolare è riservato alla ceramica, con i celebri Teatrini, piccole architetture poetiche in cui si intrecciano ricordi personali, immaginario fiabesco e suggestioni letterarie.
Accanto a questi, i Vestitini – evocazioni di un corpo assente – si configurano come contenitori simbolici di memoria e identità, legati all’universo femminile, da sempre al centro delle riflessioni dell’artista.
Giosetta Fioroni. Il futuro è uscito dal passato
Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. – dal 29 gennaio al 15 marzo 2026
Orari: lunedì–venerdì 10.00–18.30
Sabato e domenica su appuntamento
Immagini Courtesy GAM Galleria d’Arte Maggiore