Il Real Albergo dei Poveri è un grande complesso monumentale sorto a Palermo in età borbonica, come istituzione socioassistenziale destinata ad accogliere indigenti, poveri, disabili e orfani di cui il governo si faceva carico per toglierli dalle strade, garantire loro la sussistenza e avviarli ad un lavoro.
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Nel 1746, su progetto dell’architetto Orazio Furetto, si diede avvio ai lavori, promossi dal sovrano Carlo III di Borbone, iniziativa presto replicata a Napoli. Sotto il regno del figlio Ferdinando III fu dato grande impulso alle fabbriche del complesso palermitano, avvicendandosi gli architetti Venanzio Marvuglia e successivamente l’allievo Niccolò Puglia. I lavori furono completati nel 1834.
Nel 1772, ancor prima del completamento, ebbe luogo la solenne inaugurazione dell’ingresso dei poveri, con scenografico corteo lungo lo stradone fuori Porta Nuova. A suggellarne la memoria fu coniata una moneta con le effigi dei due sovrani, Carlo e Ferdinando, padre e figlio, e la veduta prospettica del grande edificio.
Sul modello borbonico di San Leucio a Napoli, il complesso fu destinato al ciclo della seta, di cui rimane impronta nel grande gelseto che tuttora fruttifica sul retro delle monumentali fabbriche.
Queste si sviluppano simmetricamente intorno ai due cortili porticati adiacenti all’atrio centrale di accesso su cui prospetta la chiesa di Santa Maria della Purificazione, consacrata nel 1779. La vivace facciata tardo barocca prelude alla decorazione interna con pitture di Gioacchino Martorana e pregiati arredi liturgici dell’epoca.
Nel corso del tempo il complesso ha variato la sua destinazione, riservata alle sole donne, e subito diverse trasformazioni funzionali. Il recupero del complesso monumentale, a seguito dei danni dalle incursioni aeree del 1943, ne ha rinnovato la destinazione pubblica con funzione di rigenerazione sociale e culturale. La parte del complesso di pertinenza diretta dell’Amministrazione Regionale dei Beni Culturali è infatti destinata alla funzione di cittadella per le arti e del contemporaneo e, per dimensioni e potenzialità, può considerarsi il principale polo per attività ed esposizioni rivolte a tutto il territorio regionale. Il Museo Riso ha curato l’intervento di restauro delle sei grandi sale espositive collocate al piano terra e affacciate sul porticato della corte interna. La loro riqualificazione ai fini museali si è appena conclusa per essere restituite alla collettività con la grande mostra La forma consumata. Arman, Rotella, Warhol.
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