Tra via del Corso e via della Scrofa sorge Palazzo Firenze, dimora cinquecentesca che porta il nome dei Medici, la celebre famiglia fiorentina che ne fu proprietaria. La sua storia comincia nel 1516, quando Jacopo Cardelli, segretario di papa Leone X, acquistò un terreno nel Rione Campo Marzio per costruire una residenza abbastanza grande da ospitare i suoi dieci figli. Alla sua morte l’edificio passò al cardinale Ridolfo Pio da Carpi, che vi risiedette fino al 1547.
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La svolta arriva con il Giubileo del 1550: papa Paolo III avviò un piano di rinnovamento urbanistico del rione, proseguito da Giulio III, che comprendeva anche l’apertura di via Trinitatis (le attuali via dei Condotti e via della Fontanella di Borghese). In questo contesto il palazzo fu ristrutturato dall’architetto fiorentino Bartolomeo Ammannati, che gli diede l’aspetto attuale, con la loggia affacciata sul giardino e la facciata a due piani scandita da finestre coronate da timpani triangolari e curvilinei.
Tra il 1553 e il 1555 Prospero Fontana curò la decorazione di alcuni ambienti, tra cui la Loggia del Primaticcio e il Camerino dei Continenti, mentre negli anni Settanta del Cinquecento Jacopo Zucchi realizzò gli affreschi mitologico-allegorici della Sala delle Stagioni e della Sala degli Elementi, a lungo attribuiti erroneamente a Fontana.
Nel 1561 il palazzo divenne residenza romana di Cosimo I de’ Medici e da allora ne porta il nome. Fu poi ristrutturato da Baldovino del Monte, probabilmente su progetto del Vignola, autore del colonnato del cortile. Tra fine Cinquecento e inizio Seicento fu tra i luoghi più esclusivi della vita mondana romana, teatro dei banchetti offerti dal cardinale Ferdinando I de’ Medici.
Abbandonato dai Medici nel 1587 in favore di Palazzo Madama e Villa Medici, divenne sede dell’ambasciatore fiorentino a Roma. Nel 1872 ospitò il Ministro di Grazia e Giustizia e poi l’Avvocatura dello Stato.
Dal 1926 è sede della Società Dante Alighieri, fondata nel 1889 per diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo.
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