Il Museo Civico San Domenico occupa l’omonimo complesso conventuale nel cuore di Forlì, un edificio storico così ampio da risultare inizialmente sovradimensionato rispetto alla sola funzione di sede dei musei civici cittadini, tra cui la Pinacoteca Civica. Fu proprio questa ampiezza, all’inizio degli anni Duemila, a spingere Comune e Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì a immaginare per gli spazi restaurati una seconda vita: non solo museo permanente, ma anche sede di grandi mostre temporanee capaci di attrarre pubblico da tutta Italia.
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Da quell’intuizione nasce, nel 2005, un ciclo di grandi esposizioni che continua ancora oggi e che ha trasformato la città in un caso studio di valorizzazione culturale: oltre un milione e mezzo di visitatori in vent’anni, per un territorio che fino ad allora era rimasto ai margini del turismo culturale nazionale.
Le mostre
Il progetto nasce da una scelta precisa: non limitarsi alla conservazione locale del patrimonio né affittare eventi preconfezionati sul modello dei grandi festival commerciali, ma produrre mostre originali capaci di reggere il confronto su scala nazionale. La formula fu resa possibile da un accordo tra Comune e Fondazione – il primo del suo genere tra pubblico e privato – che permettesse alla struttura di funzionare sia come museo civico sia come sede di grandi esposizioni temporanee.
Dietro le 21 mostre realizzate ha lavorato una rete di oltre novanta studiosi di diverse discipline e generazioni, coordinata da un gruppo scientifico che ha incluso, tra gli altri, Antonio Paolucci, Fernando Mazzocca e Cristina Acidini. Il prestigio scientifico costruito negli anni ha permesso di portare a Forlì oltre tremila opere in prestito da istituzioni come i Musei Vaticani, il Prado, l’Ermitage, la National Gallery e il Metropolitan di New York.
L’operazione ha avuto anche una ricaduta economica sul territorio: ogni mostra ha richiesto un investimento medio di 2 milioni di euro da parte della Fondazione, a fronte di un ritorno stimato tra 1,7 e 2,4 euro per ogni euro investito, secondo le indagini citate dalla stessa istituzione. Attorno alle esposizioni principali si sono inoltre sviluppati eventi collegati in altri comuni delle province di Forlì-Cesena e Ravenna, in un sistema di relazioni che ha coinvolto associazioni di categoria e Camere di commercio di tutta la Romagna.
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