Casa d’Arte Futurista Depero – Rovereto
Entrare nel Futurismo come esperienza totale
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La Casa d’Arte Futurista Depero non si visita: si attraversa. Entrarci significa fare un passo dentro una delle stagioni più radicali e contraddittorie del Novecento italiano, senza filtri nostalgici e senza distanza museale. Qui il Futurismo non è una parentesi storica, né un movimento da manuale. È un’esperienza visiva, spaziale, quasi fisica, che continua a parlare al presente con una sorprendente lucidità.
Si trova nel cuore di Rovereto, a pochi minuti dal MART, ma l’impressione è quella di entrare in un mondo parallelo. Appena varcata la soglia, capisci che Fortunato Depero non pensava l’arte come oggetto isolato, ma come progetto totale. Pittura, grafica, design, pubblicità, scenografia, tipografia: tutto convive senza gerarchie, in un continuo slittamento tra arte alta e cultura popolare, molto prima che queste categorie diventassero familiari.
Le sale sono dense, ritmate, spesso spiazzanti. Arazzi monumentali, dipinti, bozzetti, manifesti pubblicitari, giocattoli, mobili, libri d’artista: ogni elemento contribuisce a costruire un’immagine dell’artista come imprenditore creativo, capace di anticipare linguaggi che oggi definiremmo crossmediali. Il celebre Libro imbullonato non è solo un oggetto iconico, ma la dichiarazione di un’idea di libro come macchina, come dispositivo visivo e concettuale.
Depero emerge come figura centrale del Futurismo, ma anche come anomalia. Se il movimento esaltava velocità, macchina e modernità, Depero ne interpreta l’energia in chiave ludica, grafica, narrativa. Le sue opere sono attraversate da colori accesi, forme meccaniche antropomorfe, ritmi visivi che sembrano pensati per muoversi. È un Futurismo meno aggressivo, ma non meno radicale, capace di dialogare con il design contemporaneo, con la comunicazione visiva, con l’immaginario urbano.
Uno degli aspetti più interessanti della Casa d’Arte è il modo in cui restituisce il rapporto tra arte e industria. Le collaborazioni con aziende come Campari non vengono presentate come compromessi commerciali, ma come parte integrante di un progetto culturale. Qui si capisce quanto Depero abbia anticipato il ruolo dell’artista come autore di immagini pubbliche, come costruttore di identità visive, in un’epoca in cui questi concetti erano tutt’altro che scontati.
La visita richiede attenzione, ma non stanca. Gli spazi sono raccolti, il percorso è chiaro, e ogni sala aggiunge un tassello senza sovraccaricare. È un luogo che funziona molto bene anche per chi non ha una formazione specifica in storia dell’arte, perché parla attraverso le immagini, i colori, le forme. E allo stesso tempo offre moltissimo a chi conosce già il Futurismo e vuole leggerlo da una prospettiva meno ideologica e più concreta.
Il momento ideale per visitare la Casa d’Arte Futurista Depero è dopo il MART, come naturale prosecuzione del racconto sul Novecento. Qui il discorso si fa più concentrato, più viscerale. Si passa dalla storia all’officina, dall’opera al processo creativo.
Uscendo, resta una sensazione netta: Depero non è un artista del passato. È un autore che continua a interrogare il presente, soprattutto in un’epoca dominata dall’immagine e dalla comunicazione. La Casa d’Arte non è un museo celebrativo, ma un laboratorio ancora attivo. Ed è proprio questo a renderla un luogo necessario, oggi più che mai.
Rovereto (TN), 38068 Ottieni indicazioni
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