Leo Giorda, ‘L’angelo custode’: «Un giallo con momenti di commedia involontaria e tanto cinema»

‘L’angelo custode’ è l'esordio letterario di Leo Giorda che ambienta a Roma il suo giallo tutto italiano, tra cinematografia pulp e momenti da commedia.
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L’angelo custode. Un’indagine di Woodstock (Ponte alle Grazie) è l’esordio letterario di Leo Giorda che ambienta a Roma il suo giallo tutto italiano, tra cinematografia pulp e momenti da commedia. “Il libro nasce da una vita di tentativi di trovare il mio modo di esprimermi – spiega l’autore ventisettenne – ho sempre pensato poco modestamente di avere velleità artistiche che ho cerato di risolvere in vari modi. Ho provato a fare il compositore ma non mi viene, la fotografia è un mercato saturo e serve proprio un occhio particolare…”

“Con la scrittura credo di aver trovato quello che mi viene meglio – dichiara Giorda – È sempre stata parte della mia storia familiare, quindi quanto meno ho ricevuto l’influsso di chi sapeva scrivere e anche per questo all’inizio ho cercato di allontanarmi ma alla fine ho ceduto”.

Una passione, dunque, che ha avuto la meglio come forma espressiva e che prende la sua prima forma ne L’angelo custode e nei suoi due personaggi chiave, Adriano Scala che tutti chiamano Woodstock e il vicequestore Giacomo Chiesa. “Questa storia arriva da un’idea precedente – prosegue Leo Giorda raccontando la genesi del progetto – da tifoso romanista sfegatato, inizialmente volevo scrivere Febbre a 90° di Nick Hornby in versione romana e romanista… Quindi, essendo amante dei gialli, ho pensato di unire giallo e calcio. Poi ho abbandonato l’idea per riprenderla quando ho ricominciato a viaggiare e prima di stabilirmi a Torvaianica. Ho girato l’Europa il più possibile con un van, facendo mille lavori quando la situazione diventava tosta e nel tempo libero ho ripreso a scrivere…”.

“Come Stephen King, un vero idolo per me, sono partito da un’idea generale senza conoscere però la trama, scoprendola nel mentre e capendo piano piano fin dove potevo spingermi”, spiega Giorda in merito al processo di scrittura. “Finire libro per me era già un risultato eccezionale: avevo portato a termine uno dei tanti tentativi di creazione che mi ero imposto. Non avevo grandi aspettative, poi è arrivata la possibilità di far leggere quello che avevo scritto e infine la pubblicazione con Ponte alle Grazie”.

E la casa editrice fa bene a scommettere sulla giovane penna romana (che ha consegnato il sequel) che ne L’angelo custode presenta al suo lettore personaggi che si lasciano conoscere con piacevolezza e non poca ironia. “Abbiamo deciso di calcare la mano su una sorta di supereroe di borgata. La mancanza di realismo quando parlo di investigazione è voluta perché quello non è il mio campo quindi interviene un forte realismo magico. Al centro c’è il rapporto tra Chiesa e Woodstock, una sorta di Peppone e don Camillo dell’investigazione ma con ruoli meno stabili”.

 
 
 
 
 
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Il tutto avviene sullo sfondo di una città raccontata nel dettaglio, quella Roma che Leo Giorda ama e supera lo status di ambiente. “È una Roma caotica, barocca e viva ma nello stesso immobile come Città del Messico. Succede un po’ come nella serie Millennium di Stieg Larsson, che ti fa seguire ogni percorso di Stoccolma e alla fine ti chiedi dove si trovino davvero i posti citati. Magari viene la curiosità di andare a visitarli… L’ambiente e la città diventano un personaggio”.

Perfetto, quindi, per essere portato sullo schermo. “Non posso dire di non averci pensato! Ma non saprei dire quali attore vedrei nel cast. L’unico su cui sono convinto davvero è Chiesa per cui mi piacerebbe Kim Rossi Stuart. Gatto, invece, è ispirato a Billy Joel quindi più difficile, forse Alessandro Haber… Woodstock? Mi piacerebbe uno sconosciuto, magari un esordiente”. Anche L’angelo custode in versione fumetti stuzzica la fantasia di Leo Giorda: “Sì eccome, mi piacerebbe moltissimo. Sono appassionato di Dylan Dog se Sclavi volesse fare un episodio speciale, tipo Woodstock incontra Dylan Dog sarebbe fantastico!”

“Non pretendo di insegnare qualcosa a qualcuno, questo è un romanzo che a me ha divertito scrivere e che spero diverta gli altri leggere – afferma l’autore – Ci sono tanti piccoli momenti di commedia involontaria, e tanto cinema. È davvero costellato di citazioni cinematografiche dirette come unico tormentone che mi sono concesso attraverso il personaggio di Woodstock”.

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Woodstock e Chiesa faccia a faccia

Adriano Scala, tutti lo chiamano Woodstock. A ridosso dei quarant’anni non ha concluso molto nella vita: ha un lavoro precario in una scuola elementare e una figlia, ma la sua compagna l’ha mollato da tempo, appena si è accorta che lui non crescerà mai. Woodstock, però, ha delle straordinarie doti deduttive. Ma queste abilità si attivano solo quando Adriano consuma sostanze stupefacenti. MD, haschisch, marijuana… tutto va bene per concimare l’intelletto sopraffino di questo Sherlock Holmes di estrema sinistra.

Il vicequestore Giacomo Chiesa, al contrario, è un poliziotto tutto d’un pezzo. Veste in modo impeccabile, viene dalla provincia, si è fatto da solo, crede nella legge e per lui esistono soltanto il lavoro e la famiglia. Quando a San Lorenzo – il vecchio quartiere di ferrovieri, studenti e antifascisti – viene ritrovato il cadavere decapitato di un bambino di undici anni, le strade di Chiesa e Woodstock si incrociano. E i due entrano in collisione.

Entrambi sulla quarantina, anche se a guardarli non sembrano appartenere alla stessa generazione. Detective privato nel tempo libero, Woodstock è, a prima vista, il più eccentrico dei due. Il vicequestore Chiesa, invece, è un vero uomo di legge.

Leo Giorda - L'angelo custode
Leo Giorda – L’angelo custode (Ponte alle Grazie)

Copertina da Ufficio Stampa Ponte alle Grazie