Palazzo Reale a Milano dedica una grande antologica a Mario Raciti che qui ci racconta cosa significa attraversare oltre settant’anni di storia e arte. L’intervista.

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C’è una parola che attraversa tutta la ricerca di Mario Raciti, dai primi dipinti degli anni Cinquanta fino alle opere più recenti. E quella parola è speranza. Non come fiducia ingenua nel futuro, ma convinzione che l’arte continui a custodire la possibilità di immaginare un orizzonte diverso, anche in un tempo segnato dall’incertezza.

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Anche alla luce di questo prende forma la grande antologica che Palazzo Reale di Milano dedica all’artista milanese, in programma dal 1° luglio al 20 settembre 2026. Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale insieme a Silvana Editoriale, la mostra, curata da Luca Pietro Nicoletti e a ingresso gratuito, ripercorre oltre settant’anni di attività di uno dei protagonisti più significativi dell’astrazione italiana del secondo Novecento.

L’esposizione si inserisce nel ciclo dedicato ai Maestri a Milano, attraverso il quale Palazzo Reale rende omaggio agli artisti che hanno contribuito a definire l’identità culturale della città. Per Raciti si tratta anche di un ritorno simbolico: Milano è infatti il luogo dove è nato nel 1934 e ha maturato le prime esperienze artistiche. Lo stesso in cui ha costruito un dialogo costante con alcuni protagonisti della cultura italiana, dal poeta Roberto Sanesi all’editore Vanni Scheiwiller.

Foto da Ufficio Stampa

Circa cento opere, provenienti dal Museo del Novecento, dal Mart di Rovereto e da importanti collezioni private, accompagnano il visitatore lungo tutte le stagioni della sua ricerca. Dalle prime figurazioni alle celebri Presenzeassenze, dalle Mitologie ai Misteri. Fino ai cicli più recenti dedicati alla crocifissione, ai Fiori del Profondo e alle opere in cui la pittura diventa sempre più essenziale, quasi impalpabile, nel tentativo di dare forma a ciò che sfugge allo sguardo.

Un percorso che racconta un artista capace di coniugare pittura, poesia, musica e filosofia in una ricerca che ha sempre guardato oltre la superficie delle cose, interrogandosi sul rapporto tra memoria, spiritualità e condizione umana.

L’intervista a Mario Raciti

Com’è stata pensata questa mostra negli spazi di Palazzo Reale?
«Visto che gli spazi lo consentivano, la mostra è stata progettata come una grande panoramica di tutto quello che ho fatto. Si tratta, credo, della mia ultima mostra, per cui io penso che sia quella conclusiva… Parte dal 1952 e arriva al 2025, e la sede l’ha accolta benissimo, perché è stata montata molto bene. Ne sono contento».

Che cosa rappresenta per lei attraversare questi decenni di vita?
«È stata una bellissima esperienza ma anche una bellissima pena, perché si combinava un po’ tutto. Quindi, a un certo momento, siamo approdati a tutto questo».

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Che cosa non è mai cambiato mai nello spirito con cui ha affrontato tutte le sue opere, dalle prime alle più recenti?
«Non è mai cambiato il senso della speranza, diciamo così. Perché nelle prime opere giocavo ancora con i miei ricordi d’infanzia, con le mie aspirazioni di giovinetto, con la mia scoperta della bellezza, della sessualità e tante altre cose. Nelle ultime, invece, ho portato ancora di più la mia classicità, cioè la mia voglia di vedere le cose in maniera etica, secondo le grandi tradizioni.

Una posizione che suona quasi fuorviante, perché oggi è l’epoca del banale, del futile, dell’effimero, del promiscuo. Non per tutti, ovviamente, però è successo anche questo: la mia etica non si accordava con la società contemporanea. E allora sono andato scoprendo i fantasmi di quella che era la classicità, per portarli a una visione quasi rarefatta, quasi non realizzata, fantasmatica. Appunto perché un domani qualcuno possa, a suo tempo, quando la storia lo consentirà, realizzarla».

Parlare di speranza, ai giorni nostri, sembra difficile: che strumenti può darci ancora oggi l’arte?
«L’arte può darci molto. Io penso che, se non va tutto a rotoli, l’arte ci salverà. Come disse il principe Myškin ne L’Idiota di Dostoevskij: la bellezza salverà il mondo».

Mario Raciti. Opere 1952-2025
A cura di Luca Pietro Nicoletti
Palazzo Reale, Milano
Dal 1° luglio al 20 settembre 2026

Ingresso gratuito

Immagini da Ufficio Stampa, crediti indicati — In copertina: Mario Raciti, Presenze-assenze, 1975. Collezione privata / Foto di Riccardo Molino da Ufficio Stampa

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