Fino al 14 ottobre la Fabbrica del Vapore di Milano ospite la grande personale di Susumu Shingu. L’artista racconta il legame con l’Italia, il vento, la natura e il progetto ‘Il cosmo’.
Chi entra nella Cattedrale della Fabbrica del Vapore a Milano in queste settimane viene accolto dal respiro del vento. È questo, infatti, l’elemento protagonista della grande mostra Il cosmo (fino al 14 ottobre 2026) che porta nel capoluogo la ricerca di Susumu Shingu, tra i più autorevoli interpreti dell’arte cinetica contemporanea. Nell’ampia aula, oltre che negli spazi esterni, ci si muove dunque fra sculture che vibrano con il vento, strutture leggere che si muovono seguendo l’acqua, l’aria e la gravità. Trasformando fenomeni invisibili in esperienza sensibile.
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L’esposizione ripercorre così oltre sessant’anni di attività dell’artista giapponese attraverso un percorso da attraversare quasi lasciandosi ispirare la via senza un ordine preciso. In fondo, più che una visita, è un’immersione nel pensiero di Shingu, che da sempre considera le forze naturali non come soggetti da rappresentare, ma come elementi vivi e attivi dell’opera stessa.
Le sue sculture reagiscono alle correnti d’aria, alla luce e ai cambiamenti atmosferici, dando forma a un universo in continuo movimento espresso con un linguaggio artistico sviluppato dagli anni della formazione in Italia, dove Shingu arrivò nel 1960 grazie a una borsa di studio. E la gratitudine verso il nostro Paese emerge dalle stesse parole del maestro che ci ha raccontato l’allestimento e presentato un “amico” speciale che da qualche anno ne alimenta la creatività.
Maestro, che cosa rappresenta per lei esporre a Milano?
«Quando ero giovane, negli anni Sessanta, ho studiato a Roma e sono venuto spesso a Milano. Adesso lavoro un po’ in tutto il mondo, ma l’Italia, che ha tanti spazi pubblici, per me resta fondamentale. Sono molto contento di fare questa mostra a Milano perché è un po’ come un boomerang che torna al momento giusto.

L’Italia mi ha cresciuto e senza l’Italia io addirittura non esisterei come artista. Vincendo una Borsa di Studio, ho vissuto a Roma dai 23 ai 29 anni. E ho studiato pittura passando da quella astratta alla cinetica proprio a Roma. Per questo, per me, è un posto speciale e in quel periodo era una città molto attiva».
Come ha selezionato le opere che vediamo in mostra qui? Che cosa ci raccontano?
«Questa non è una mostra nel senso tradizionale del termine ma volevo mostrare come lavoro e come sono diventato artista, quindi ci sono i passaggi più importanti del mio lavoro. Quando la Fabbrica del Vapore mi ha chiesto di realizzare questo progetto, mi è venuta l’idea di utilizzare sia gli interni sia l’esterno sfruttando l’altezza di questo spazio, che è unico perché non ha colonne. Ho pensato che avrei voluto usare tutto lo spazio come un’unica opera».
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Queste opere hanno già viaggiato per il mondo. Qual è la forza del loro messaggio, che va al di là delle parole e delle sensibilità dei diversi Paesi?
«Il vento non ha confini. Non penso in termini di individualità e di caratteri, semplicemente siamo abitanti di questa Terra. E come esseri umani non c’è nazionalità o differenza di razza. Mi piace pensare, e questo mi rende molto felice, che siamo nati proprio su questa Terra all’interno di un universo immenso. Non sono un politico e non voglio dire troppo, ma il vento non ha confini. E con questa visione mi piace lavorare tanto con i bambini».


Il mondo a colori di Sandalino
C’è tanta infanzia in queste opere, a partire da un personaggio curioso. Chi è Sandalino?
«Sandalino è una creatura arrivata un giorno nella mia mente e credo che sia molto significativa, con il suo nome italiano che suona quasi come “sandalo”. Credo che Sandalino sia ormai più importante del mio lavoro individuale. Ho iniziato a pensare che, dopo la mia scomparsa, lui possa rimanere. In qualche modo rappresenta un’eredità».
Quanto è importante nella sua arte e come lo utilizza dal punto di vista espressivo?
«Prima di Sandalino non avevo immaginato questi colori ma poco a poco ho cominciato a capire che la stella di Sandalino non ha luce, è tutto molto buio. Sandalino stesso non capiva di avere dei colori ma solo quando è arrivato sulla Terra si è accorto, per la prima volta, di essere colorato. E ha scoperto la bellezza di questo pianeta, paragonandola a quella di altri mondi che forse esistono insieme a noi, ma che ancora non conosciamo».

Susumu Shingu Il cosmo
Fabbrica del Vapore – Cattedrale, Milano
Fino al 14 ottobre 2026
Orari: dal martedì alla domenica dalle ore 11.00 alle ore 19.00 / ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura. Lunedì chiuso.
Immagini da Ufficio Stampa
