Nel centenario della nascita di Marisa Merz, Torino dedica all’artista una grande mostra diffusa tra GAM, Castello di Rivoli e Fondazione Merz. L’intervista a Chiara Bertola.
Un progetto corale, costruito attorno a una delle figure più significative dell’arte italiana del Novecento. Dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027 Torino renderà omaggio a Marisa Merz con La danza delle ore, una grande retrospettiva articolata fra tre istituzioni cittadine – la GAM, il Castello di Rivoli e la Fondazione Merz – che uniranno competenze, collezioni e percorsi di ricerca per raccontare la complessità dell’opera dell’artista nel centenario della sua nascita.
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L’iniziativa, sostenuta dalla Fondazione CRT e curata da Chiara Bertola, Sébastien Delot, Francesco Manacorda, Beatrice Merz, Chiara Parisi e Marianna Vecellio, si presenta come un progetto senza precedenti per ampiezza e profondità. I tre capitoli dell’esposizione affronteranno, infatti, aspetti differenti della ricerca di Marisa Merz. Dal rapporto con i materiali e il processo creativo alla dimensione domestica e quotidiana fino alla riflessione sullo spazio come esperienza fisica e spirituale. Un racconto plurale che restituisce l’immagine di un’artista in continua trasformazione, capace di muoversi tra sperimentazione, intuizione e ricerca poetica.
Alla GAM, in particolare, il percorso curato da Chiara Bertola e Chiara Parisi si concentrerà sugli aspetti più intimi della sua produzione, partendo dal concetto di casa-studio-laboratorio come luogo in cui arte e vita si fondono. L’esposizione sarà inoltre l’occasione per presentare nuovamente al pubblico, dopo un importante intervento conservativo, Living Sculpture (1966), una delle opere più significative presenti nelle collezioni del museo.

Abbiamo approfondito il progetto con Chiara Bertola, direttrice di GAM Torino e co-curatrice della mostra.
L’intervista
Qual è l’importanza di questo progetto che coinvolge enti differenti del territorio?
«Direi che questa è una cosa eccezionale, straordinaria. A Torino tre istituzioni, in questo caso tre musei, si mettono insieme per sostenere e dare visibilità e forza a un’artista come Marisa Merz, perché credono in lei e la amano. Soprattutto, un’opera come quella di Marisa riesce a declinarsi in tre istituzioni diverse. Con tre prospettive e aspetti totalmente differenti, ma comunque compresenti in un’unica opera. Questo, secondo me, è eccezionale ed è ciò che rende unica e straordinaria questa mostra. La ricorrenza del centenario rappresenta inoltre un’occasione per riflettere sull’eredità lasciata dall’artista e sulla sua influenza nel panorama contemporaneo».
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Come si inserisce l’opera di Merz nel tessuto artistico attuale?
«Questa è una domanda interessante perché uno degli aspetti delle tre declinazioni della mostra sarà proprio quello di far vedere quanto sia viva, di fatto, non solo l’eredità, ma anche l’attitudine, la sperimentazione e certamente l’influenza di un’artista come Marisa Merz. La mostra che ci sarà al Castello di Rivoli è impostata proprio in questa prospettiva.
Ogni volta che Marisa viene riproposta, riallestita, studiata o messa a confronto con opere di altre epoche, si capisce la forza e l’attualità sempre viva del suo lavoro. È proprio la vivacità della sua opera a essere al centro di questo progetto, ed è ciò che vogliamo sottolineare».

Collezione privata Courtesy Collezione Merz, Torino

Gam – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino Dono dell’artista, 1967 per il Museo Sperimentale
Prima dell’apertura della grande retrospettiva autunnale, che cosa propone il capoluogo piemontese nel suo calendario espositivo?
«Torino offre sempre tantissime cose. Noi, per esempio, alla GAM abbiamo una mostra appena inaugurata dedicata al fondo grafico del Novecento della collezione, che è straordinaria. Ci sono disegni di artisti del Novecento storico italiano, da Casorati a De Pisis, da Lucio Fontana fino ad arrivare alla grande propagazione di Penone, che abbiamo riallestito per l’occasione.
C’è poi la grande mostra alla Fondazione Merz, dedicata alla storia di Gaza e della cultura palestinese, realizzata in collaborazione con il Museo Egizio. Il MAO – Museo d’Arte Orientale propone, invece, di Chiharu Shiota, che ha già avuto un bellissimo successo, e c’è la mostra di Cecilia Vicuña al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, che è molto importante e molto interessante da vedere. Di sicuro sto dimenticando moltissime altre cose, perché l’offerta è ampissima».
In copertina: Marisa Merz Senza titolo, 2002 tecnica mista su lastra di ferro. Collezione Giancarlo e Danna Olgiati
