La mostra ‘Pictures Of You’ arriva a Pieve di Cento con oltre 40 fotografie di Henry Ruggeri dedicate alle icone del rock. Un percorso interattivo arricchito dalla voce e dai racconti di Massimo Cotto.
Dopo aver conquistato migliaia di visitatori nelle sue precedenti tappe, Pictures Of Youapproda nella provincia bolognese – a Pieve di Cento, per la precisione –. Dando prova di come la fotografia musicale possa diventare esperienza immersiva tra immagini, tecnologia e narrazione. Fino al 26 luglio, infatti, gli spazi della Biblioteca-Pinacoteca Le Scuole ospitano il progetto ideato dal fotografo Henry Ruggeri e da Rebel House, con la collaborazione di Chiara Buratti.
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In mostra oltre quaranta scatti dedicati ad alcune delle più grandi icone della musica internazionale: dai Pearl Jam ai Foo Fighters, passando per The Rolling Stones e Ramones. E grazie alla tecnologia dell’app Notaway®, ogni immagine può essere inquadrata con lo smartphone per attivare contenuti video esclusivi e racconti originali realizzati dal giornalista e scrittore Massimo Cotto. Ecco, allora, che i visitatori possono immergersi in un mondo fatto di aneddoti, curiosità, retroscena e storie personali trasformando così ogni fotografia in una porta aperta sulla memoria della musica contemporanea.

Attorno alla mostra, poi, si sviluppa inoltre un calendario di incontri, showcase e talk che animeranno per oltre due mesi la città emiliana, trasformando l’esposizione in un vero e proprio festival dedicato alla cultura musicale. Con il fotografo Henry Ruggeri abbiamo approfondito il rapporto tra fotografia e rock ma anche tra memoria e innovazione.
L’intervista a Henry Ruggeri
Quanto è importante, nel suo lavoro, catturare l’energia invisibile di un concerto più che la semplice performance sul palco?
«Per me è tutto. La fotografia musicale non è solo raccontare qualcuno che suona su un palco, ma riuscire a fermare quell’energia che si crea tra artista e pubblico. Cerco sempre qualche momento particolare: uno sguardo, una tensione, un gesto spontaneo».
Ha fotografato artisti diventati icone assolute del rock: quando capisce che uno scatto smette di essere “documentazione” e diventa memoria collettiva?
«Succede col tempo, spesso senza che tu te ne renda conto subito. Magari fai una foto pensando solo a raccontare quel momento, poi anni dopo ti accorgi che quell’immagine è entrata nell’immaginario delle persone. Credo che accada quando una fotografia riesce a superare l’artista e a evocare un’emozione anche per chi non era presente lì quella sera».
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In Pictures Of You la fotografia incontra la realtà aumentata e il racconto audiovisivo: pensa che oggi una foto abbia bisogno di “espandersi” per continuare a emozionare?
«Una grande fotografia può ancora bastare da sola, assolutamente. Però oggi abbiamo strumenti che permettono di amplificare l’esperienza e di coinvolgere il pubblico in modo diverso. Con Pictures Of You abbiamo voluto creare qualcosa che andasse oltre la semplice esposizione: dare voce alle immagini, far emergere i racconti e le emozioni che ci sono dietro ogni scatto raccontati da un grande storyteller quali era Massimo Cotto. Questo non significa sostituire la fotografia, ma aggiungere un altro livello di esperienza alla stessa».
Le sue immagini raccontano spesso anche il “dietro le quinte” dell’universo rock. Cosa la affascina di più?
«Il lato umano. Sul palco vediamo le icone, dietro le quinte invece ci sono persone vere, con fragilità, tensioni, ironia, silenzi».
Com’è cambiato il modo di fotografare la musica nell’epoca degli smartphone e dei social? Oggi è più difficile sorprendere lo sguardo?
«È cambiato tantissimo. Oggi tutti fotografano tutto e le immagini viaggiano velocemente ed in tempo reale. Questo da un lato ha reso la fotografia più accessibile, dall’altro ha reso più difficile creare qualcosa che resti davvero. Proprio per questo credo che oggi contino ancora di più lo sguardo personale e la capacità di raccontare una storia. Non basta essere sotto al palco: bisogna avere qualcosa da dire».


C’è una fotografia in mostra a cui è particolarmente legato? Perché?
«Sì, ce ne sono alcune a cui sono molto legato non solo per il valore artistico, ma per il momento umano che rappresentano. Ogni fotografia per me è anche un ricordo personale, un incontro, un’emozione vissuta. Alcuni scatti mi riportano immediatamente a quell’istante preciso. Se devo sceglierne una però dico la foto dei Ramones, tutto è iniziato semplicemente perché volevo conoscerli e mi sono finto fotografo. È successo tanti anni fa e da allora non ho più smesso».
Il progetto include la voce e i racconti di Massimo Cotto: in che modo la sua narrazione completa il percorso?
«Massimo aveva una capacità rara: sapeva trasformare la musica in racconto e dare profondità emotiva alle storie degli artisti. La sua voce e i suoi aneddoti aggiungono un’anima ulteriore alle fotografie. In Pictures Of You la sua presenza è fondamentale perché crea un dialogo continuo tra immagine e narrazione. Massimo ci manca tantissimo».


PICTURES OF YOU
Un progetto di HENRY RUGGERIe REBEL HOUSE
con la collaborazione di CHIARA BURATTI
Pieve di Cento (BO), Biblioteca/Pinacoteca “Le Scuole”
Immagini da Ufficio Stampa