L’architetto Cristiana Cutrona presenta il progetto ‘Giardino Manifesto’ per la riqualificazione dell’area esterni di Santeria Toscana 31: verde urbano, sostenibilità e nuovi spazi culturali.
Un grande spazio verde capace di coniugare rigenerazione urbana, sostenibilità ambientale e attività culturali. È l’obiettivo di Giardino Manifesto, progetto di riqualificazione promosso da Santeria SpA per l’area esterna di Santeria Toscana 31 a Milano.
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Presentato alla presenza del sindaco Giuseppe Sala, Andrea Pontiroli (CEO di Santeria SpA), Yuri Santagostino (Gruppo CAP), e dell’architetta Cristiana Cutrona dello studio ReValue, il progetto prenderà forma nelle prossime settimane trasformando una vasta superficie cementificata in un giardino pluviale di circa 1000 metri quadrati.
L’intervento prevede la completa deimpermeabilizzazione dell’area, con oltre il 55% della superficie destinata al verde. Rain garden, sistemi di raccolta e gestione delle acque piovane, cool spot vegetali e un sensory garden multisensoriale diventeranno gli elementi chiave di uno spazio pensato per affrontare concretamente due criticità urbane sempre più evidenti: il rischio di esondazioni dovute agli eventi climatici estremi e il fenomeno delle isole di calore.

Accanto alla componente ambientale, il progetto introduce anche una nuova dimensione culturale e sociale. Il giardino ospiterà infatti una quinta-installazione artistica permanente dedicata ai temi ambientali, un anfiteatro per eventi e spettacoli all’aperto e pergole in bambù pensate come luoghi di incontro e socialità.
L’intervista all’architetto Cristiana Cutrona di ReValue
È il giorno zero per Giardino Manifesto. Da quale punto è partita l’idea iniziale per mettere mano a questo spazio?
«L’idea iniziale per mettere mano a questo spazio parte da uno spunto molto tecnico. Se andiamo a vedere qui fuori, c’è un’enorme platea di cemento, quindi una superficie completamente impermeabile che noi non possiamo toccare, perché è stata oggetto di una bonifica: si chiama MISP, cioè messa in sicurezza permanente dell’area. Dovevamo quindi realizzare un giardino al di sopra di una superficie completamente impermeabile, trovando una soluzione tecnica adeguata.
La prima idea è stata quella di trattarla come se fosse una copertura piana, quindi di fatto un tetto verde. Al di sopra di questa superficie impermeabile andiamo a realizzare uno strato drenante e poi, ovviamente, uno strato di terra con piante e fiori. Dall’altra parte invece ci saranno i percorsi, le aree di sosta e gli oggetti che compongono la scenografia finale del giardino, cioè l’idea architettonica vera e propria».
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La sfida principale è stata, quindi, adattare uno spazio cementificato a un concetto di sostenibilità?
«Assolutamente sì, è stata una sfida tecnica, perché si tratta di una vera opera di ingegneria idraulica. Abbiamo dovuto progettare un sistema capace di drenare, laminare – cioè trattenere e rilasciare lentamente – le acque piovane che filtrano nel substrato del giardino, senza creare sovraccarichi nella rete fognaria. Questo serve anche per far fronte agli eventi climatici estremi: bombe d’acqua, inondazioni. Qui accanto abbiamo una roggia, quindi dobbiamo tenere conto anche di quel rischio.
Il problema oggi è che cade una quantità d’acqua che il suolo spesso non è più in grado di assorbire. Quindi abbiamo studiato una soluzione tecnica capace di gestire l’acqua, trattenerla e rilasciarla lentamente, evitando che il giardino si allaghi completamente».


Oltre alla parte verde, ci sarà anche una parte installativa permanente. Di cosa si tratta?
«C’è una vera e propria scenografia architettonica, che è un altro dei concetti alla base del progetto. L’idea è che questa scenografia, attraverso i suoi elementi principali, racconti ciò che del giardino normalmente non si vede, cioè tutta la parte tecnica e progettuale.
Si tratta infatti di un intervento realizzato seguendo i principi della “città spugna”, un approccio europeo pensato per contrastare gli effetti del cambiamento climatico: bombe d’acqua, aumento delle temperature e trasformazione progressiva del clima del Nord Italia verso caratteristiche sempre più mediterranee.
Tra gli elementi principali c’è una quinta installativa verticale che racconta proprio il funzionamento tecnico del progetto. Ci saranno sistemi di raccolta dell’acqua piovana proveniente dal tetto dell’edificio: l’acqua verrà convogliata in cisterne che serviranno poi a irrigare un orto verticale.

Questa installazione parlerà quindi della gestione sostenibile delle acque, ma ci saranno anche casette per gli uccelli, alveari per le api ed essenze edibili. Tutti elementi pensati per promuovere e comunicare la sostenibilità ambientale in modo più ampio».
In che modo questi spazi esterni saranno in sintonia con la programmazione culturale di Santeria?
«Tutti gli elementi del giardino diventano strumenti di racconto e sensibilizzazione ambientale. Oltre alla quinta installativa, ci saranno anche elementi che estendono le funzioni già presenti nell’edificio di Santeria, come il teatro e il bar esterno. Per esempio verrà realizzato un anfiteatro dove ospitare spettacoli ed eventi all’aperto, insieme a varie aree di sosta. Ma anche questi elementi hanno una funzione tecnica oltre che estetica.
L’anfiteatro, per esempio, è anche una piccola “piazza della pioggia”, un termine tecnico usato nei progetti di rain garden e città spugna. In pratica è una zona leggermente ribassata che, in caso di eventi eccezionali, può raccogliere l’acqua piovana attraverso un sistema di canaline e scoli. L’acqua viene poi raccolta in una cisterna sotterranea, trattenuta e rilasciata lentamente verso i punti di scarico.
Allo stesso modo, le pergole e il verde raccontano quanto la rinaturalizzazione urbana possa contribuire ad abbassare le temperature percepite nelle città. Pensate che la presenza del verde in aree urbane pavimentate può abbassare la temperatura anche di 3-5 gradi, che è un contributo enorme».
Di cosa va più orgogliosa nell’aver ridisegnare questo spazio?
«La cosa di cui vado più orgogliosa è l’idea che sta alla base del progetto. Santeria vuole restituire alla città uno spazio riqualificato, ma trasformandolo contemporaneamente in uno strumento di comunicazione e apprendimento. Non solo uno spazio vivibile, quindi, ma un luogo capace di generare una nuova consapevolezza.
Immaginare di portare qui bambini delle scuole o ragazzi delle superiori e spiegare loro quanto sia importante proteggere le api o gestire correttamente l’acqua nelle città significa innescare un nuovo modo di vivere e pensare lo spazio urbano».
Immagini da Ufficio Stampa