Santeria presenta Giardino Manifesto, il progetto di rigenerazione urbana che trasformerà l’area esterna di Toscana 31 in uno spazio verde dedicato a cultura, socialità e sostenibilità.
Uno spazio verde aperto alla città, capace di trasformare la sostenibilità in esperienza culturale e urbana. È questo l’obiettivo di Giardino Manifesto, il progetto di Santeria SpA per la riqualificazione dell’area esterna di Santeria Toscana 31. Un intervento che interesserà circa mille metri quadrati attualmente cementificati per dare vita a un grande giardino pluviale urbano nel percorso di rigenerazione avviato nel 2015.
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Presentato alla presenza del sindaco Giuseppe Sala, del CEO di Santeria Andrea Pontiroli e dell’architetta Cristiana Cutrona (studio ReValue), il progetto punta a coniugare interventi ambientali, socialità e produzione culturale.
Sbirciando l’area esterna, per ora si può solo immaginare – con l’aiuto dei render – quello che sarà. Il rain garden per la gestione delle acque piovane, i sistemi di raccolta idrica, i cool spot vegetali per contrastare le isole di calore e un sensory garden con piante aromatiche, ortaggi ed essenze multisensoriali. Accanto alla componente ecologica, il progetto prevede anche nuove aree aperte alla comunità: un anfiteatro dedicato a eventi culturali e spettacoli, pergole in bambù per la socialità e un’installazione artistica permanente dedicata ai temi ambientali.

Giardino Manifesto si inserisce all’interno dei principi della “città spugna” e degli edifici a emissioni quasi zero, proseguendo il percorso di efficientamento già avviato da Santeria con impianti fotovoltaici, pompe di calore e sistemi di raffrescamento naturale.
L’intervista ad Andrea Pontiroli
Com’è nata l’idea di intervenire su questo spazio esterno?
Vivendo e lavorando qui dentro e vedendo la zona riqualificata a cemento che, per necessità, è stata chiusa, abbiamo costantemente guardato e pensato a come interagire con l’area esterna. Negli anni ci siamo sempre detti che sarebbe stato bello poter fare qualcosa di restituzione. Quando poi ci siamo avvicinati alla prospettiva di partecipare al bando, abbiamo presentato proprio un progetto che tenesse conto dell’idea di riportare questo spazio da cemento a giardino della pioggia. Un giardino vivibile da restituire alla città. Quindi l’idea è nata proprio dall’utilizzo quotidiano dell’area.
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In che modo dialogheranno interno ed esterno?
In maniera del tutto naturale. Le persone vivono i locali cercando di usufruire di più spazi, di cambiare luce, tipologia di ambiente e atmosfera. Noi lo vediamo già adesso tra l’area del teatro, quella del bar e quella esterna sulla piazza. Avendo un’area ancora più curata nella parte retrostante, potremo fare in modo che gli spettacoli si tengano in parte all’esterno e in parte all’interno. Oppure creare una circuitazione delle persone nello sfruttare il posto quasi come fosse un festival. Quindi: mi ascolto un talk qui, poi vado fuori a vedere una conferenza o uno spettacolo stand-up. Le possibilità sono infinite.
La bellezza di avere spazi diversi, tutti rigenerati, confortevoli e con i giusti servizi, è fondamentale per vivere davvero l’aspetto culturale di ciò che si sta vedendo. Io credo che lo spettacolo e la cultura, in generale tutto quello il pubblico percepisce, non siano fatti soltanto dall’essenza dello spettacolo stesso, ma anche dal luogo in cui si svolge. Ovvero il contesto, l’ambiente, i servizi annessi. Quando le persone decidono di vivere un momento della loro vita, quell’esperienza deve essere piacevole.

Questa riqualificazione, quindi, cambierò anche la proposta culturale di Santeria?
Sì, ci permetterà di fare più cose e di farle in modo più adeguato ai tempi. In questi dieci anni di Santeria Toscana 31 sono cambiate molto le abitudini del pubblico. Dal modo di vivere i momenti di convivialità alle possibilità economiche, fino alle modalità di accesso agli spettacoli. Avere più spazi ci garantirà la possibilità di fare più cose e, speriamo, anche meglio.
Qual è stata finora la sfida più complessa?
Riuscire a fare quello che facciamo mantenendo una pulizia culturale, o comunque un’educazione rispetto a ciò che proponiamo, insieme alla sostenibilità economica. Quindi svolgere le nostre attività in maniera sostenibile sia dal punto di vista delle scelte culturali sia da quello economico.
Siamo una società benefit, rendiamo conto di quello che facciamo, ma dobbiamo anche essere convinti che tutto ciò che viene realizzato debba lasciare un posto migliore di come lo si è trovato. È un equilibrio sottile che va coltivato ogni giorno.


E rispetto al quartiere che circonda Santeria, pensate di coinvolgere un pubblico ancora più ampio?
Noi ci proviamo tutti i giorni. Non abbiamo un unico target: le persone che frequentano i nostri spazi cambiano molto in base allo spettacolo, all’evento culturale, alla presentazione di un libro, a un brunch. Speriamo che questo ampliamento con uno spazio verde ci permetta di essere ancora più aperti.
Vorremmo coinvolgere molto anche il mondo della formazione urbana, delle scuole e delle università qui intorno. Ci sarà uno spazio con un anfiteatro al centro, quindi crediamo che possa diventare un’opportunità per tutti: trasformare quello che oggi è cemento in uno spazio verde e vivibile.
Quindi quando ci rivedremo a lavori finiti?
La speranza è che nel 2027 saremo fuori a vedere uno spettacolo e a bere qualcosa insieme.
Immagini da Ufficio Stampa