Dal 16 maggio al 26 luglio Milano ospita ‘I Dormienti’ di Mimmo Paladino: la nostra intervista a Palazzo Citterio.

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Dopo la personale del 2011 a Palazzo Reale, Mimmo Paladino torna a esporre in uno spazio pubblico a Milano. A ospitare il progetto site specific dell’artista è Palazzo Citterio che, dal 16 maggio al 26 luglio, accoglie nella Sala Stirling i Dormienti, uno dei cicli più celebri dell’artista campano, riallestito in stretto dialogo con l’architettura ipogea del museo.

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La mostra, curata da Lorenzo Madaro e realizzata da La Grande Brera con l’Archivio Paladino, presenta trentadue sculture in terracotta disposte come un grande paesaggio teatrale attraversabile dal pubblico. Il visitatore, infatti, è libero di muoversi tra le figure, osservandole da diverse prospettive, in una relazione costante tra le opere e la struttura che le accoglie.

Corpi distesi in posizione fetale, silenziosi e sospesi, abitano lo spazio sotterraneo che invita ad abbassare la voce, quasi in meditazione. Come racconta il curatore Lorenzo Madaro, «quando abbiamo iniziato a riflettere assieme su una mostra di Paladino in questi spazi abbiamo subito immaginato ai Dormienti, un capolavoro del lavoro di Mimmo, della sua storia, un grande classico della storia dell’arte contemporanea italiana e internazionale.

Dormienti, Palazzo Citterio / Foto di Lorenzo Palmieri

E qui, a Palazzo Citterio, ha trovato il suo habitat naturale, anche attraverso la capacità dello spazio che ci consente di leggere l’opera secondo tre prospettive. Dall’alto, da una sorta di spazio intermedio e poi con la possibilità di interrogare le singole strutture circumnavigandole. Diventa quasi un cielo capovolto in cui le luci non soltanto illuminano, ma rivelano, e cercano anche di stabilire una relazione tra la pelle di questa struttura e la pelle dell’architettura che la ospita».

Concepiti alla fine degli anni Novanta ed esposti per la prima volta a Poggibonsi nel 1998, i Dormienti sono diventati nel tempo uno dei nuclei più iconici della ricerca di Paladino. Celebre la presentazione londinese del 1999 alla Roundhouse, accompagnata da una composizione sonora di Brian Eno, riproposta anche nell’edizione milanese per rafforzare il carattere immersivo dell’esperienza.

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L’intervista a Mimmo Paladino

Siamo nel cuore di Brera e stiamo per entrare in uno spazio quasi sospeso. Come ha pensato a questo allestimento per la Sala Stirling di Palazzo Citterio?
«Come per tutti i luoghi – siano essi conosciuti o meno – è un lavoro di confidenza, soprattutto istintiva, direi. E in questo caso siamo in uno spazio architettonico molto potente per cui si trovano delle similitudini  con la precedente edizione del ’99 a Londra. Non estetiche, ma di potenza appunto. Allora, l’opera era alla Roundhouse, una stazione ferroviaria vittoriana, e oggi siamo qui, in questo bellissimo spazio di un archetto inglese, tra l’altro».

C’è un dialogo nel tempo e nello spazio, quindi?
 «Sì, esatto».

E riportare, quindi, ripensare la stessa opera a oltre vent’anni di distanza? Che cosa ci racconta oggi?
«Credo che l’opera sia ancora vivibile e forse inedita per molti. Indubbiamente si modifica con lo spazio e ha qualcosa che cambia».

Quali sono gli aspetti di riflessione che vuole in qualche modo suscitare?
«Intanto, ho notato giustamente che, appena si scende, si cominci ad abbassare la voce come quando si entra nelle cattedrali.

In un tempo che urla, non è certo scontato…
«Sì, Penso che questa potrebbe essere un’ipotesi anche di senso».

È appena stata inaugurata l’edizione 2026 della Biennale di Venezia.
«Non l’ho vista, non ci sono ancora andato e credo che ci andrò perché vado solo se sono invitato o coinvolto».

Che tipo di sensibilità e ispirazione artistica ha colto in questi anni nelle generazioni più giovani?
«Oggi l’orizzonte si allargato e il mondo è planetario mentre pochi anni fa, non più di vent’anni direi, non era così. Era tutto molto concentrato in Occidente, tra gli Stati Uniti, l’Europa e pochissima Cina. Adesso ovviamente il linguaggio è, appunto, planetario».

Dormienti, Palazzo Citterio / Foto di Lorenzo Palmieri

Accanto ai Dormienti, la mostra presenta anche un prezioso nucleo di opere su carta del 1973 dedicate a Icaro, «in uno spazio per certi versi inedito, perché è un vano tecnico che abbiamo ripensato per la mostra. – spiega ancora il curatore – Sono sedici disegni, quindici dei quali l’artista ha sempre conservato a Paduli e li ha sempre tenuto per sé. Questo omaggio a Icaro ci fa comprendere come già all’epoca, ventiquattrenne, Paladino guardasse già al mondo del mito e della classicità con una chiave diversa, totalmente autonoma. Ma racconta anche come l’artista, in un periodo di austerità e minimalismo poverista, concettuale, già disegnasse guardando alla figura».

Ad accompagnare la mostra un volume monografico pubblicato da Metilene Edizioni curato da Madaro, dedicato al rapporto tra l’opera di Paladino e lo spazio architettonico. Un’indagine che attraversa oltre cinquant’anni di ricerca e che trova nella Sala Stirling di Palazzo Citterio una nuova, potente configurazione immersiva.

PALADINO
Milano, Palazzo Citterio (via Brera 12)
Dal 16 maggio al 26 luglio 2026
Orari: da martedì a domenica, 8.30 – 19.15 (ultimo ingresso alle ore 18.00)
Ingresso: Biglietto Grande Brera: €20,00 (Pinacoteca + Palazzo Citterio); solo Palazzo Citterio, intero, €12,00; ridotto, €8,00

Foto di Lorenzo Palmieri da Ufficio Stampa

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