Al Padiglione Venezia della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte, Dardust inaugura ‘SommersiVo’, installazione sonora immersiva che trasforma la città in un organismo sonoro vivo e in continua evoluzione.

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Alla Biennale Arte 2026, la musica di Dardust diventa un ambiente immersivo, un organismo sonoro che continua a vivere anche in assenza del suo autore. Al Padiglione Venezia, nell’ambito del percorso espositivo Note persistenti, l’artista presenta SommersiVo, installazione sonora e nuovo brano pubblicato l’8 maggio sulle piattaforme digitali, pensato come un dialogo continuo tra memoria, tecnologia e identità della città lagunare.

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Il progetto nasce da un’immagine precisa: un pianoforte sommerso, sospeso in uno spazio subacqueo immaginario dove il suono continua a esistere anche quando chi lo ha generato non è più presente. «SommersiVo nasce dall’idea che alcuni suoni esistano solo sotto la superficie. Venezia è una città che vive su due livelli: quello visibile e quello sommerso, fatto di memoria, stratificazioni e tempo sospeso», racconta Dardust, costruendo una riflessione che lega il paesaggio veneziano alla persistenza dei ricordi.

Installazione SommersiVo di Dardust al Padiglione Venezia alla Biennale Arte 2026

Un ambiente subacqueo tra presenza e memoria

L’installazione, realizzata insieme allo scenografo Paolo Fantin con il supporto tecnologico di H-Farm e Cisco, trasforma il Padiglione Venezia in uno spazio immersivo dominato da acqua, riverberi e assenze. Ogni 55 minuti il pianoforte si attiva autonomamente, eseguendo una composizione che cambia nel tempo e genera quello che l’artista definisce un riverbero emotivo. La musica diventa così una presenza persistente, capace di superare il momento della performance dal vivo.

SommersiVo ha però anche una seconda anima, interattiva e collettiva. «L’opera è divisa in due atti. – spiega l’artista – Tutti i visitatori potranno scrivere una memoria, un ricordo su uno schermo e l’intelligenza artificiale codificherà l’emozione alla base di quel pensiero, collegandola a uno dei 40 micro temi che ho scritto al pianoforte». Ogni frammento lasciato dal pubblico viene così trasformato in musica, creando un rapporto diretto tra esperienza personale e composizione sonora. «Ogni visitatore avrà collegato al proprio ricordo un tema, una melodia, qualcosa che si porterà per sempre con sé», conclude il compositore.

Dettaglio del pianoforte sospeso nell'installazione SommersiVo di Dardust

Intelligenza artificiale e riverbero emotivo

L’intelligenza artificiale non viene quindi utilizzata come semplice strumento tecnologico, ma come dispositivo emotivo capace di tradurre le memorie individuali in paesaggio acustico condiviso. Venezia diventa un archivio vivente di emozioni, un luogo in cui i ricordi dei visitatori si stratificano proprio come accade alla città stessa.

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«Cosa c’è di più sovversivo di un suono che supera le barriere dello spazio e del tempo?. – si chiede Dardust – SommersiVo è esattamente questo: la residenza del suono che continua a esistere insieme alle nostre memorie». Un concetto che si collega anche al titolo dell’opera, dove la parola sommerso incontra quella di sovversivo, suggerendo l’idea di qualcosa che continua ad agire sotto la superficie.

Vista dell'ambiente subacqueo dell'installazione SommersiVo di Dardust alla Biennale

La visione di Dardust e l’Urban Impressionism Tour

Parallelamente all’esperienza veneziana prosegue anche l’Urban Impressionism Tour, partito due anni fa e arrivato ormai alla cinquantesima data. «Farò due concerti a Milano il 20 e 21 maggio al San Babila, poi tornerò in Europa tra Londra, Parigi e Lisbona, prima degli ultimi live estivi in Italia», racconta il musicista. E proprio Venezia potrebbe lasciare un segno anche sul suo futuro creativo: «Poi arriverà il momento di fermarsi per scrivere il nuovo album e non è detto che non nasca proprio qui».

Foto: Ufficio Stampa

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