Ai Musei di San Salvatore in Lauro, Dante Ferretti racconta il suo cinema prima del cinema: bozzetti, visioni e film mai realizzati che svelano il lavoro dello scenografo premio Oscar.

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Mentre attraversavamo, durante l’anteprima stampa, le sale della mostra Con i miei occhi (fino al 19 luglio ai Musei di San Salvatore in Lauro), Dante Ferretti si è soffermato davanti al bozzetto di Ext Xus Palace: draghi gialli e grigi che ricordano e ispirano atmosfere cinesi. «Un film mai realizzato», ci dice subito lo scenografo. Tre Oscar, quattro BAFTA e infiniti altri premi che ne attestano la maestria, Dante Ferretti prosegue poi a raccontarci il dietro le quinte di questo lungometraggio, vivo solo dentro la sua fantasia e su un quadro appeso alla parete della sala.

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«Siamo stati due mesi con Tim Burton in Cina, abbiamo visto di tutto. Siamo tornati a Londra con il proposito di rivederci in ufficio qualche giorno dopo. Burton è arrivato in ufficio, tutto vestito di nero, e piangendo diceva Dante scusa, purtroppo il produttore non vuole più fare il film e tirare fuori i soldi. Ho solo un altro film piccolo da fare, abbiamo solo 50 milioni». Qualcuno prontamente chiede quale fosse l’altro – piccolo – film. «Sweeney Todd. – risponde Ferretti – Gli ho detto di non preoccuparsi. Abbiamo ricostruito tutto in studio, senza screen, con pochi soldi. Perché hanno chiamato un bravo scenografo. Non a caso ho vinto il mio secondo Oscar».

Dentro il disegno: dove nasce il cinema di Ferretti

È tutto qui il senso dell’esposizione Con i miei occhi. I segreti del maestro della scenografia, a cura di Raffaele Curi e organizzata da Il Cigno Arte in collaborazione con Vertigo Syndrome: entrare in quel territorio di mezzo dove il cinema prende forma prima ancora di diventare immagine, quando è ancora materia fragile, fatta di carta, colore, intuizione. Non un semplice percorso tra bozzetti e studi, ma un attraversamento dentro il gesto creativo, dentro quel saper fare che precede ogni set, ogni inquadratura, ogni racconto.

«Beh, insomma. – ci dice Ferretti – Se devi costruire cose, il disegno è fondamentale. È importante avere le idee, metterle sulla carta, farle vedere al regista, parlarne. Poi costruire, se c’è da costruire… tante volte mancano i soldi per farle le cose». È una dichiarazione che sembra quasi riduttiva, e invece è il cuore del lavoro dello scenografo: partire da un segno, da una linea, per rendere visibile qualcosa che ancora non esiste.

Dai set di Fellini a Scorsese: i mondi costruiti

Le circa quaranta opere esposte – tra disegni preparatori, dipinti e materiali di lavoro – non sono reliquie, ma tracce vive di un processo. Guardandole, si ha la sensazione che il film possa ancora accadere, che quelle architetture impossibili, quei paesaggi sospesi possano riattivarsi da un momento all’altro. Anche i film mai realizzati esistono – in fondo – in qualche spazio puramente artistico. «Devo immaginare quello che devo fare, dove è il posto, che cos’è, cosa devo rappresentare. – spiega Ferretti – Mi documento, vedo i posti veri… o ci metto parte della mia fantasia».

Mondi che, a guardarli oggi appesi alle pareti, hanno già una vita precisa e fanno parte della nostra realtà. Da I racconti di Canterbury a Scorsese, da Fellini a Tim Burton: immaginari lontanissimi tra loro, ma che qui tornano a uno stato originario. Quello del disegno, dell’idea.

Il cinema invisibile

In questo continuo oscillare tra realtà e invenzione, si inserisce tutta l’arte del cinema. Ferretti lo dice senza retorica: «C’è un mondo pieno di artisti. Uno guarda, si organizza, si guarda i libri, le fotografie, le città…». Un lavoro che parte sempre da fuori per poi tornare dentro, nella testa di chi disegna. È la capacità di muoversi tra cinema e arti visive senza soluzione di continuità. Non è un caso che i bozzetti di Dante Ferretti siano entrati nelle collezioni dello Smithsonian o che il Museum of Modern Art gli abbia dedicato una mostra e un festival. È un lavoro che ha smesso da tempo di appartenere solo al cinema.

Chiediamo allo scenografo, alla fine, qual è il film che ancora sogna di realizzare. «Ne ho uno in testa. – ci risponde – Ma tanto non si fa… anche perché me lo sono scordato». Dentro la mente di Ferretti, insomma, c’è anche il cinema che non vedremo mai. E, in questo senso, la mostra Con i miei occhi – nel suo senso più lato – ha il merito di descrivere la scenografia come atto artistico autonomo: un’arte che esiste prima ancora di esistere.

Foto preview: Carlo Bellincampi

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