La mostra ‘Dancing at the Edge of the World’ alla Fondazione ICA Milano riunisce i cinque artisti internazionali finalisti del Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura. I curatori ci raccontano l’edizione 2026.
Negli spazi di Fondazione ICA Milano (Via Orobia 26) prende forma Dancing at the Edge of the World, collettiva che restituisce un’immagine complessa e in trasformazione della scultura contemporanea. Il progetto riunisce, infatti, i cinque finalisti dell’ottava edizione del Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura – Bronwyn Katz, Dan Lie, Yu Ji, Trương Công Tùng e Luana Vitra – offrendo uno sguardo ravvicinato sulle pratiche più attuali e radicali della ricerca internazionale.
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Istituito nel 2006 per volontà di Arnaldo Pomodoro, il Premio è diventato negli anni un osservatorio privilegiato sulle evoluzioni del linguaggio scultoreo. Individuando artisti mid-career capaci di interrogare e ridefinire i confini stessi della disciplina. In questa edizione, però, il percorso assume un valore ulteriore, alla luce della scomparsa dell’artista nel 2025.
Come ci spiega Federico Giani, curatore della Fondazione Arnaldo Pomodoro e, insieme a Chiara Nuzzi, curatore della mostra.
L’edizione 2026 del Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura
«Sono vent’anni che organizziamo il Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura che ha avuto una storia mutevole, come la Fondazione stessa. E si è adattato ai cambiamenti del panorama culturale e alle esigenze della società. L’edizione di quest’anno è particolarmente significativa perché è la prima che organizziamo in collaborazione con Fondazione ICA Milano. È una collaborazione che abbiamo fortemente voluto. E siamo molto felici che ICA Milano abbia accettato, perché sentivamo la necessità di un partner istituzionale capace di rafforzare lo scopo del premio».

La mission, prosegue Giani, si ispira del resto all’esperienza stessa di Pomodoro. «Da giovane artista ha incontrato maestri, artisti e istituzioni che lo hanno sostenuto. Con la sua Fondazione ha voluto restituire questo supporto alle nuove generazioni, verso le quali è sempre stato estremamente curioso. E questa edizione è speciale anche per un altro motivo. Nei mesi in cui la giuria si riuniva per individuare il vincitore o la vincitrice, Pomodoro ci ha lasciati.
A quel punto è accaduto qualcosa di inaspettato e molto toccante: gli artisti finalisti ci hanno contattati chiedendo di condividere il premio e riceverlo ex aequo, in memoria di Pomodoro. E come segno dell’importanza, oggi, non tanto della competizione, quanto della collaborazione e del sostegno reciproco. Proposta che è stata accolta immediatamente dalla giuria e dalle due istituzioni».
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La mostra Dancing at the Edge of the World
Il titolo della mostra – ispirato all’omonima raccolta di saggi di Ursula K. Le Guin – suggerisce un approccio aperto che esalta la scultura come processo, esperienza e possibilità. In questa direzione le opere, molte delle quali realizzate appositamente per l’occasione, mettono in crisi l’idea di oggetto statico per configurarsi come presenze vive e in mutamento.
Il percorso si sviluppa come un ecosistema in cui materiali organici e artificiali, immagini e suoni, memoria e trasformazione convivono. Dall’installazione immersiva di Trương Công Tùng, con elementi naturali e industriali in un paesaggio sospeso, alla pratica coreografica di Yu Ji, che combina scultura, fotografia e video.
Dalle stratificazioni materiche di Bronwyn Katz, radicate nella storia e nei territori dell’Africa meridionale, alle tensioni alchemiche di Luana Vitra, fino alle installazioni organiche di Dan Lie, pensate per trasformarsi nel tempo, influenzate da luce, aria e presenza umana.
«Il progetto – racconta Chiara Nuzzi, curatrice di Fondazione ICA Milano – presenta per la prima volta a Milano il lavoro di cinque artisti internazionali, nati tra il 1985 e il 1996. E rappresenta il risultato di una ricerca complessiva e globale che ambisce a portare al grande pubblico le pratiche scultoree delle generazioni più recenti».


Proprio nel nome di Ursula K. Le Guin, «abbiamo deciso di mettere in dialogo i lavori e le sensibilità di questi cinque artisti, spesso molto diversi dal punto di vista formale, ma accomunati da una forte vicinanza etica e nelle pratiche di lavoro. E le opere sono disseminate nello spazio espositivo, che diventa a sua volta un elemento fondamentale.
In alcuni casi, poi, i lavori sono pensati per essere alterati nel tempo dalla luce, dall’aria e dalla presenza dei visitatori. C’è quindi un’organicità di fondo che tiene insieme tutte le opere, una dimensione viva e trasformativa che risponde a principi comuni», conclude Nuzzi.

In questo contesto, di fatto, la scultura si afferma come linguaggio espanso, capace di attraversare discipline e di interrogare il presente nelle sue dimensioni ecologiche, sociali e politiche. Con opere che fanno riflettere sulle relazioni tra umano e non umano, tra permanenza e mutazione.
DANCING AT THE EDGE OF THE WORLD – Mostra dei finalisti
Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura – VIII edizione
Artisti: Bronwyn Katz, Dan Lie, Yu Ji, Trương Công Tùng, Luana Vitra
A cura di Federico Giani e Chiara Nuzzi
Fondazione ICA Milano | Via Orobia 26, 20139 Milano
Fino al 10 luglio 2026
Immagini Courtesy Fondazione ICA Milano, Fondazione Arnaldo Pomodoro and the artists