Un’installazione che si trasforma con il pubblico: ‘Paper/Northern Lights’ di Gianni Pettena arriva a Milano durante la Art Week. Un’esperienza immersiva e partecipativa che ridefinisce il concetto di spazio tra arte, architettura e relazione collettiva.

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Nel cuore del quartiere Bicocca, dove la rigenerazione urbana è una forma di sperimentazione culturale, l’arte torna a interrogare il rapporto tra corpo, spazio e partecipazione. In occasione della Milano Art Week e della Milano Design Week, BiM accoglie Paper/Northern Lights, installazione di Gianni Pettena che riattiva, in forma site-specific, una delle sue ricerche più radicali sullo spazio come esperienza viva e condivisa.

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Originariamente concepita nel 1971 al Minneapolis College of Art and Design, l’opera arriva a Milano in una nuova configurazione che ne amplifica la portata immersiva e partecipativa. Lunghe strisce di carta, sospese dal soffitto, invadono l’ambiente espositivo trasformandolo in un paesaggio attraversabile che muta costantemente. Grazie all’intervento dei visitatori. Non si tratta, infatti, di una semplice installazione, ma di un dispositivo aperto, dove il gesto del pubblico diventa materia progettuale. Forbici alla mano, si è invitati a incidere, tagliare, aprire varchi, costruire percorsi destinati a essere modificati dal taglio successivo.

Così, in questo spazio total white, ogni intervento ridefinisce l’architettura stessa, sottraendola alla rigidità per restituirla a una dimensione fluida, mentre la luce – elemento introdotto dal collettivo Specific – scorre tra le superfici cartacee. E genera un ritmo visivo che richiama, evocativamente, le aurore boreali del titolo.

Paper/Northern Lights BiM – Immagine da Ufficio Stampa

Il progetto, curato da Davide Giannella, si inserisce in un programma più ampio che vede BiM come laboratorio che coinvolge la comunità e trasforma la storica opera di Pettena in atto collettivo.

Intervista al curatore

Cosa stiamo vedendo alle sue spalle?
«Alle mie spalle c’è l’opera Paper, nello specifico Northern Lights, che è il titolo di questo adattamento. L’opera originale nasce come Paper / Midwestern Ocean nel 1971, al Minneapolis College of Art and Design. Era una lezione di Gianni Pettena sulla concezione dello spazio e, più in generale, sull’idea di aprire l’opera d’arte a una possibilità di interazione, superando la visione tradizionale dell’opera come semplice oggetto da contemplare».

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Portata in questo tempo e in questo spazio, che valore aggiunto assume quest’opera?
«Credo che oggi alcune tematiche, come quella dello spazio, siano tornate estremamente attuali. Basta pensare alla città nel suo complesso: in una realtà come Milano mancano sempre più spazi di condivisione, spazi sociali, luoghi capaci di attivare comunità anche inedite. Senza dubbio quest’opera può essere letta da un pubblico proveniente dal mondo dell’arte contemporanea, del design o dell’architettura. Ma la cosa più interessante, proprio per la sua natura spontanea e partecipativa, è la possibilità di coinvolgere comunità nuove, non necessariamente di settore o già consapevoli del valore dell’opera stessa».

L’opera gioca molto sull’interazione e ribalta anche l’idea del “guardare ma non toccare”.
«Esattamente. È l’opposto di un rapporto di soggezione nei confronti dell’arte. Supera la staticità e la pura contemplazione e, allo stesso tempo, suggerisce anche in senso metaforico un modo diverso di relazionarsi allo spazio: invita a costruire uno spazio personale, che è sia fisico sia emotivo».

Sono 49 km ci carta… che effetto crea questo gioco tra leggerezza e dimensione?
«È un aspetto molto interessante. Vista in maniera lineare, l’opera sarebbe lunghissima da attraversare, ma qui entra in gioco la percezione dello spazio architettonico. Solitamente viviamo l’architettura come una protezione rispetto all’esterno. Qui invece l’invito è opposto: non proteggersi, ma mettersi in relazione con lo spazio, lasciarsi attraversare e decidere in prima persona come abitarlo.

Inoltre, in questo spazio specifico di BIM, circondato da grandi vetrate, c’è un’interazione continua con la luce naturale. Questo rende l’opera quasi “pubblica”: anche chi passa semplicemente accanto, dalla piazza o dalla strada, può percepirla ed entrarci in relazione».

E ci si può portare a casa anche un pezzo dell’opera.
«Assolutamente sì. È un’esperienza che si può custodire, anche a distanza di tempo, come futura memoria come si suole dire».

Immagine da Ufficio Stampa

Informazioni utili

Paper/Northern Lights
Gianni Pettena
a cura di Davide Giannella
Visitabile gratuitamente fino al 31 maggio

Programma pubblico dell’installazione:
18 aprile, ore 19:30 – performance I woke up in the middle of the night, dreaming about home dell’artista visiva e performativa Martina Rota
7 maggio, ore 19:00 – live performance
31 maggio, ore 19:00 – live performance

Milano Art Week Party
Sabato 18 aprile
Dalle 19:30 alle 20:00 – Performance dell’artista Martina Rota all’interno di Paper/Northern Lights
Dalle 21:00 – DJ Set a cura di Bene Bene con Palmwine, Smi.yya, Atoloi e Stil
Ingresso gratuito da viale Piero e Alberto Pirelli 10, Bicocca, Milano

Immagini da Ufficio Stampa

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